Possiamo cantare la storia? Come il boom edilizio abbia creato Celentano e distrutto via Gluck

Viaggio nella Milano del dopoguerra che oscilla fra una brillante riqualificazione urbanistica e il malcontento dei milanesi.

Adriano Celentano

Un periodo di crescita e di sviluppo fu quello vissuto dall’Italia nel bel mezzo del boom economico degli anni 60, un processo di trasformazioni tale da tramutare il nostro Paese in un’oasi di prosperità. E nel periodo in cui, ricordando Lucio Dalla, ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, Celentano con la sua Il ragazzo della via Gluck ci fa trapelare un quadro angoscioso di un’epoca ancora in crescita.

QUANDO CELENTANO SI VIDE CEMENTIFICARE I SUOI SOGNI

Che le canzoni di Celentano fossero non solo autobiografiche, ma anche invettive politiche, non è mai stato un segreto nemmeno per Celentano stesso. Tra questo suo corposo repertorio musicale spicca una canzone che ti porta indietro di qualche anno, quando possedere un’automobile era un must. In uno dei suoi brani più famosi, ovvero ne Il ragazzo della via Gluck, presentato al festival di Sanremo del 1966 da un molleggiato che non aveva compiuto neanche trent’anni. Il brano non riuscirà a conquistare il pubblico dell’Ariston, venendo infatti scartato già dalla prima serata, ma riuscì a riscuotere un grande successo ugualmente. Celentano racconta di un periodo di passaggio molto importante nella sua giovinezza, oltre a raccontare i pensieri di un bambino nato nel ’38 e cresciuto nel quartiere Greco in via Cristoforo Gluck 14, da cui il nome del brano, si ritrova ad un tratto a dover abbandonare la sua casa in mezzo al verde per andare a vivere in centro. Da qui lo spunto per il brano in cui Celentano racconta di un ragazzo che, come tanti, è dovuto andar via, mentre la cornice di via Gluck, ormai sempre più immersa in un processo di urbanizzazione, diventerà nelle sue memorie da adulto un lontano e vecchio ricordo:

Là dove c’era l’erba ora c’è
Una città
E quella casa in mezzo al verde ormai
Dove sarà

Se da un lato la città veniva vista soprattutto all’epoca come un luogo di opportunità lavorative e di coesione sociale, al nostro amico non interessa camminare tra i palazzi quanto vivere tra il verde e nelle sue abitudini:

Ma come fai a non capire
È una fortuna, per voi che restate
A piedi nudi a giocare nei prati
Mentre là in centro io respiro il cemento

Lui come tanti altri riporta una testimonianza, ovvero quella di tante famiglie costrette a lasciare le loro case portandosi in valigia il peso della tristezza, della malinconia e della nostalgia.

Via Gluck oggi

IL BOOM EDILIZIO IN UN’ITALIA CHE CAMBIA

Se all’inizio degli anni 60 gli spot pubblicitari venivano letti dagli annunciatori, al loro epilogo verranno sostituiti da dei jingle. Stessa cosa per i supermercati, poiché se all’inizio esistevano soltanto negozi al dettaglio, successivamente dovranno imparare ad utilizzare il carrello della spesa. Stessa cosa per il televisore, l’automobile e il frigorifero, in un’Italia così in fiore dove il boom edilizio fa da cornice. Già nel 1951 erano stati costruiti 10,7 milioni di abitazioni le cui progettazioni includevano per la prima volta una stanzetta per i più piccoli. Molti furono invece coloro che abbandonarono le aride terre del mezzogiorno per trasferirsi all’interno del vivo più che mai triangolo industriale. Le città per tale ragione si ripopolarono e crebbe ulteriormente la crescita demografica, lasciando dietro di sé le tristi statistiche del dopoguerra. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale infatti l’Italia fu un paese che restò prevalentemente agrario fino alla metà degli anni ’50, quando 4 italiani su 10 erano agricoltori e 20 milioni di donne su 24 facevano le casalinghe. In quell’Italia dei primi anni ’50, 890 mila famiglie, delle quali 744 mila nel Mezzogiorno, non si cibavano mai di zucchero e di carne, cibandosi di fatto di solo quello che riuscivano a coltivare. Solo il 7% delle abitazioni aveva il telefono ed era provvisto dei tre beni essenziali della società urbana: l’elettricità, l’acqua corrente, il bagno interno e, solo successivamente, del famoso frigorifero. Città come Torino e Milano crebbero vertiginosamente, dando il via alla nascita di grandi sobborghi dove le famiglie del Nord, meridionali e extracomunitari si ritrovarono a vivere tutt’insieme. Grazie al ministro del lavoro dell’epoca Amintore Fanfani, l’edilizia economica e popolare divenne realtà su tutto il territorio italiano. Ma se da un lato vi fu una speculazione edilizia in cui anche luoghi naturali vennero dati in pasto al cemento, l’urbanizzazione selvaggia ha portato invece molti a vivere emarginati nelle periferie lontane dal cuore dell’economia e della socialità, finendo presto con l’essere dimenticati.

COME VIA GLUCK NON ABBIA FATTO PARTE DEL MIRACOLO ITALIANO

Per i più curiosi, la casa protagonista del brano di Celentano esiste ancora ed è ubicata nel quartiere Greco, zona oramai multietnica che non partecipa alla vita milanese. La casa sembra essere in uno stato di abbandono, mentre molte delle attività commerciali del luogo sono state chiuse. Lo stesso Celentano ha commentato la situazione spiegando come Via Gluck fosse diventata la via più brutta d’Europa. Più che un’isola felice per vivere lontano dal caotico centro, il quartiere Greco è diventata un deserto oppure, come detto da molti, una discarica a cielo aperto. Vista l’importanza, oltre che sociale, anche culturale del luogo, i circoli milanesi di Legambiente e l’Associazione Amici della Martesana, hanno chiesto alla Soprintendenza un vincolo ambientale e paesaggistico per salvare la via Gluck. L’obiettivo, oltre quello di restituire vitalità al quartiere, è quello di omaggiare uno dei luoghi simbolo di Celentano, in quanto il suo contributo come artista alla musica oltre che all’Italia è da considerare invidiabile. La riqualificazione del posto resta uno dei primi obiettivi per la lotta al catrame cemento, diventati un rischio per l’ecologia. Spazi più verdi e meno spazzatura sono i punti su cui si sono maggiormente focalizzati i residenti, stanchi di camminare per le loro strade ricoperte dalla spazzatura proprio come fu per quel piccolo Celentano col cielo della sua Via Gluck coperto dalle gru.

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