Pirandello spiega come censurare dalla mozione Segre, le parole “resistenza” ed “antifascismo”, possa essere letale

Nel comune di Nettuno vengono censurate dalla mozione Segre le parole “resistenza” ed “antifascimo”, un consigliere denuncia “Come potete dimenticare?”. Pirandello spiega come l’arma del silenzio possa essere letale, anche in maniera positiva, come lui fece durante l’assegnazione del premio Nobel del 1934.

(Luigi Pirandello)

L’arma della censura e quindi del mettere a tacere, può davvero essere così efficace? Le parole sono così importanti anche se raccontano fatti di quasi un secolo fa? Pirandello fu emblematico nella cerimonia del prestigioso premio, destando grande scalpore all’epoca. Questi fatti sono comunque molto attuali visto il caso del comune di Nettuno.

(Comune di Nettuno)

La tacita rivolta antifascista

Nel 1934 il celebre drammaturgo e romanziere italiano Luigi Pirandello vince il Nobel per la Letteratura: “Per il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale”. Egli aveva sottoscritto nel 1925 il Manifesto degli intellettuali fascisti, infatti al tempo era necessario firmare questo documento per poter esercitare questo genere di attività. Con il passare degli anni però l’autore siciliano inizia a pentirsi di questa scelta, fino ad arrivare al culmine con la cerimonia del Nobel. Egli infatti fu il primo della storia, dopo aver ricevuto il premio, a non recitare alcun discorso, per protesta nei confronti del regime mussoliniano. Pirandello era conscio che se avesse voluto dire qualche parola, sarebbe dovuta essere sicuramente di elogio al fascismo e al culto della razza italiana. Ma preferì la via del silenzio. Infatti al suo ritorno in patria non venne accolto né da festeggiamenti e né da stampa, ma solamente da qualche amico.

(Luigi Pirandello al ritiro del Premio Nobel)

La censura del comune italiano

Il comune di Nettuno ha approvato la Mozione Segre, in merito all’impegno contro antisemitismo e razzismo, però censurando le parole “resistenza” e “antifascismo”. L’accaduto ha destato molto scalpore, soprattutto un consigliere, in lacrime, rilascia le seguenti dichiarazioni: “No, non lo posso accettare. Le vittime di tutti i totalitarismi sono uguali, ma in Italia non possiamo dimenticare cosa ha fatto il fascismo”. Conclude poi dicendo “Dimenticare questo vuol dire uccidere ancora una volta quelle persone, uccidere quelle famiglie che hanno visto tornare a casa magari un bambino o soltanto un padre senza un figlio”. Il consigliere in questione ha esplicitato inoltre di aver votato contro questa mozione, mutila di termini importanti.

(Senatrice ed ex deportata Liliana Segre)

Il silenzio è fatale?

(Vignetta dal fumetto Maus di Spiegelman)

Il 27 gennaio ricorre in Italia la Giornata della Memoria, precisamente si rimembra la liberazione da parte dell’URSS del campo di concentramento di Auschwitz. Dovrebbe essere un momento molto importante, che non solo ricorda quello che è stato, ma deve essere un monito per il presente e il futuro. Negli ultimi anni si sta dando un po’ per scontata questa questione, i giornali e le televisioni danno sempre meno spazio, e certe situazioni sociali e affermazioni di personaggi di spicco fanno riflettere. Ormai si cerca di mettere tutto a tacere, di inserirlo nella spirale del silenzio, ne è emblematico il caso Nettuno. Addirittura, oltre ai gruppi di estrema destra, esistono delle vere e proprie teorie di revisionismo storico, che ridicolizzano e sminuiscono l’Olocausto. Forse bisognerebbe non dare voce a queste dichiarazioni ed idee, come fece Luigi Pirandello, poiché così si rischia solo di dar loro ampia pubblicità. L’autore ed ex deportato ad Auschwitz Primo Levi così scriveva:

La strage è avvenuta localmente in Germania e non in Italia e questo ha concesso alla maggior parte degli italiani, di trovarsi un alibi facile, cioè «queste cose le hanno fatte loro, non noi». Ma le abbiamo cominciate noi, il nazismo in Germania è stato una metastasi di un tumore che era in Italia, Auschwitz è intorno a noi, la peste si è spenta ma l’infezione serpeggia e coloro che dimenticano il proprio passato sono destinati a riviverlo.

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