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Walter Ong ci spiega perché non è colpa di Amazon se le librerie chiudono

In quest’ultimo mese circa 3 librerie storiche hanno chiuso, e volendo tenere il conto, negli ultimi 3 anni a farlo sono state circa 2300. Ma a cosa è dovuto?

 

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La libreria Paravia, dopo 218 anni, situata Piazza Arbarello a Torino, chiude per sempre. Era stata fondata nel 1802, da parte dello stampatore Giovan Battista Paravia. Anche a Verona, la storica libreria “Ghelfi e Barbato” fondata nel 1928 ha chiuso. Stesso destino è toccato anche alla storica Libreria del Viaggiatore a Roma, aperta dal 1991. Ma è davvero colpa di Amazon se le librerie chiudono?

 

Un po’ di statistiche

Prima di tutto, facciamo un po’ di conti. Partiamo dall’accettare il fatto che- per quanto doloroso- l’Italia è un paese in cui circa 6 cittadini su 10 non leggono nemmeno un libro all’anno; in cui circa il 20 per cento della popolazione — 13 milioni di persone circa — non ha accesso a una libreria; in cui la percentuale di lettori forti, vero business core dell’editoria in tutto il mondo, si abbassa sempre di più (e questo non è di certo a causa di Amazon).

Consideriamo poi l’aumento dei volumi di produzione, arrivati ormai a dei livelli ingestibili. Si parla infatti di 66mila novità all’anno, di scarsa qualità nella maggior parte dei casi, con una permanenza sullo scaffale di poche settimane, con meno di 100 copie di venduto medio.

A sollevare leggermente la situazione ci pensa il mercato di eBook ed audiolibri, anche se il progetto Gutenberg– quindi la prima biblioteca di versioni elettroniche liberamente riproducibili di libri stampati- nasce nel 1971 grazie a Micheal Hart, ma si diffonde pienamente solo all’inizio del XXI secolo. Ormai quasi tutta la percentuale di lettori forte possiede un eBook e per quanto continuino a sostenere che un libro fisico sia più affascinante, non possono che ammettere che i secondi hanno notevoli vantaggi: si può finalmente leggere di notte senza problemi, contengono al loro interno una quantità notevole di libri così da liberare scaffali intasati, offrono i grandi classici a prezzi stracciati o addirittura gratuitamente e le nuove uscite costano meno. E sono pure eco sostenibili. Cosa si può volere di più?

modern ebook reader on book on wooden background

 

Storia di un libro

Questo significa che i libri sono destinati a scomparire? Walter Ong nel suo libro “Oralità e scrittura” ripercorre, prima di poter dare delle risposte definitive, un po’ di storia del libro.

Sin da quando la scrittura è comparsa nelle prime civiltà come i Sumeri, è cominciato un lungo processo di cambiamento- o meglio di evoluzione- del supporto sul quale si scriveva. Si cominciò con le tavolette di cera e i rotoli di papiro, materiali altamente deperibili. È per questo che i testi del mondo antico ci sono pervenuti sottoforma di copie medievali, quando nasce la pergamena, resistente e adatta a vari tipi di inchiostro, che rese possibile persino disegni, miniature e, cosa da non sottovalutare, gli spazi tra le parole. Ma creare un libro costa perché è un processo lungo e complesso, e anche se la situazione migliora con la stampa e la carta, i libri continueranno ad essere oggetti riservati a pochi- anche a causa dell’alto tasso di analfabetismo. È solo con l’obbligo scolastico che il libro- proprio come noi lo intendiamo oggi- comincia ad entrare nelle case di tutti gli italiani. Basti pensare che l’apertura delle pagine, specialmente nelle edizioni in brossura, era di solito lasciata al lettore fino agli anni sessanta del XX secolo, mentre ora le segnature vengono rifilate direttamente dalla tipografia. Pertanto il nostro “libro moderno” non è molto vecchio ed è figlio di un processo evolutivo lungo e complesso, che non si è ancora fermato.

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L’oralità di ritorno

Walter Ong continua la sua riflessione partendo dall’affermare che l’umanità da civiltà ad oralità primaria– che tramanda la cultura oralmente- è diventata una civiltà dove della scrittura non se ne può più fare a meno. Anche con il passaggio al digitale l’operazione che si compie è sempre la stessa: scrivere.

Ong ci rassicura e afferma che malgrado ciò che spesso si dice l’elettronica non sta uccidendo la stampa, bensì la rafforza incrementandone la produzione e la trasforma alimentando un nuovo stile informale. La tecnologia elettronica, dal telefono, alla radio, alla tv, ci ha condotti in una nuova era detta di “oralità di ritorno”, che il buon vecchio Ong aveva già previsto e che ha sorprendenti somiglianze con quella più antica (è partecipatoria, crea un senso di comunità, è concentra sul momento presente, utilizza delle formule…)

Questa nuova oralità è più deliberata e consapevole perché si basa sull’uso della scrittura e della stampa ed è una naturale conseguenza dell’incremento del lavoro editoriale che c’è stato a partire dal XX secolo.

 

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Ma quindi i libri sono destinati a scomparire? Non possiamo saperlo con certezza, ma possiamo azzardare alcune ipotesi. Il cambiamento che è avvenuto nel corso del tempo è sempre stato volto alla praticità e alla comodità. Immaginate di voler leggere e di essere costretti a srotolare ed arrotolare continuamente- ma sempre in maniera delicata!- lunghissimi rotoli di papiro, o di dover portare ingombranti codici medievali ovunque. I libri moderni hanno segnato solo una tappa dell’evoluzione della scrittura, non possiamo sapere cosa ci riserverà il futuro. Quello che è certo è che dare la colpa ad Amazon è sbagliato: si tratta semplicemente di evoluzione, come ci aveva insegnato Darwin.

Piuttosto che reperire questo articolo in qualche libreria, non è stato molto più pratico leggerlo comodamente dal vostro smartphone, seduti sul divano, alla semplice portata di un click?

 

 

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