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Pink Floyd: ecco perché sarebbero stata la band preferita di Nietzsche

Epoche diverse, lo stesso dilemma esistenziale che riguarda anche noi, passando da Nietzsche ai Pink Floyd

Cosa hanno un grande filosofo dell’800′ e una importante rock band del 900′ in comune? Molto più di quello che potremmo pensare, una questione esistenziale che ci riguarda. Ecco perché i Pink Floyd sarebbero stata la rock band preferita di Nietzsche.

Nietzche: un sentimento di fondo

Osserva il gregge che ti pascola innanzi: ecco le trascinanti parole con cui Nietzsche inizia una delle sue opere più importanti, Sull’utilità e il danno della storia per la vita del 1874. Tutto parte dall’immagine di un gregge che pascola, che sensazione ci trasmette? Vi vediamo beatitudine e spensieratezza, una condizione per la quale Nietzsche prova invidia. E dai, a chi vedendo il proprio cane dormire non è mai venuta voglia di essere al suo posto? Quello che si chiede il nostro filosofo è perché all’uomo sia capitato un destino così diverso e tragico, che lo condanna a struggersi e vivere nella preoccupazione, e vuole individuare una soluzione.

La prima cosa che osserva è che il gregge è attaccato al piuolo dell’istante mentre l’uomo è incatenato alle catene del passato. L’animale vive unicamente nel momento presente e non è nel tempo, mentre l’uomo tramite la memoria continua a guardare indietro, e non può farne a meno. Quindi tutta la differenza sta qui, nella memoria, ma di cosa stiamo parlando in particolare? Cos’è che schiaccia l’uomo? La storia. Proprio la storia fatta di conoscenza di fatti e date insegnata a scuola. Il problema dell’uomo è proprio questo, un eccesso di conoscenza storica inculcata dalla società. Ma essa ha anche un’altro effetto ancora più tragico: quello di inibire l’azione. Pensiamo a quei grandi uomini del passato le cui grandi azioni hanno fatto la storia, cosa li spingeva ad agire? Secondo Nietzsche un sentimento, un impulso genuino proveniente dal profondo dell’anima, niente di razionale. Ora, se questi uomini si fossero basati sulla conoscenza storica invece tutte le loro azioni non avrebbero che potuto conformarsi ad essa. Sarebbe stato tutto un qualcosa di già visto mentre la storia procede grazie ad una negazione di sé stessa che la porta al suo stesso progresso. Insomma: la storia per avanzare deve prescindere se stessa. Saper fare ciò significa essere inattuali. Nietzsche quello che vede nella società è invece un uomo completamente immobile, schiacciato da questa conoscenza che ha ucciso quel impulso primordiale e genuino. Un uomo fuori dal tempo perché fuori dalla storia, un uomo immobile perché incapace di esprimersi, insomma una condizione tragica. Ne possiamo venire fuori?

Pink Floyd: l’attimo scomparso

Vediamo ora Time, famoso brano del 1967 della rock band inglese Pink Floyd, il quale ci fornisce un resoconto della situazione dell’uomo contemporaneo. Waiting for someone or something to show you the way: questo è ciò che ascoltiamo, cosa abbiamo? Abbiamo la condizione di un uomo immobile, che aspetta qualcosa o qualcuno che gli indici la strada da percorrere. Da dentro nulla lo può spingere ad agire, l’impulso va aspettato da fuori. E che cos’è il tempo mentre sta immobile ad aspettare? Nulla, è un tempo vuoto, inutile e da ammazzare. Perché che cos’è il tempo se non una successione di eventi? Non esiste, è esso stesso a morire se svuotato di azione, e un uomo incapace di agire è un uomo fuori dalla storia, immobile, la vita stessa è vuota. Abbiamo una condizione tragica: l’uomo ha perso lo spunto e lo aspetta da fuori ma esso non arriva. La dimensione è quella della vuotezza e soprattutto della noia. Poi un giorno questo uomo improvvisamente scopre che dieci anni sono passati sulle sue spalle. Si tratta di un qualcosa di improvviso: non si rende conto del passare del tempo perché non c’è nessun tempo che passa. Dieci anni ad aspettare da fuori un colpo d’inizio che in realtà poteva venire solo da dentro. L’uomo si rende conto di ciò e inizia a correre, corre disperatamente ma ormai è troppo tardi: il tempo è passato e non torna più indietro, continua impassibile il suo moto perpetuo. L’uomo è un nulla. Non ha trovato lo spunto per partire? Nessuno lo aspetta. Solo lui poteva trovare il suo colpo d’inizio, trovare il senso, e nessun altro. Alla fine l’uomo finisce con il rifugiarsi in facili illusioni e si riempie di altra vuotezza. Non c’è una soluzione: è un finale tragico è questo destino sembra immutabile. Questo è ciò che che dicono i Pink Floyd con Time.

Forse meglio dimenticare

Abbiamo visto quindi da una parte Nietzsche e dall’altra, un secolo dopo, i Pink Floyd: cosa notiamo? Che la dimensione tragica di fondo è la stessa. Non solo, quella di “time” è solamente la denuncia di una condizione, quello che vuole fare Nietzsche è invece anche provare ad indicarci una soluzione. In “Time” abbiamo la domanda della quale Nietzsche cercava di dare una risposta. Qual’è questa strada? Quella di imparare a dimenticare. Esatto, non si tratta di cancellare completamente la storia, ma di imparare a gestirla. Essa può essere utile nella misura in cui aiuta ad agire e non immobilizza. Si tratta di evitare gli eccessi: da un lato di non cadere nell’oblio assoluto, dall’altro di evitare un eccesso schiacciante. Quello in cui ci muoviamo è un limbo: dobbiamo, insomma, stare nel mezzo. Ciò richiede una certa abilità, ma se riusciamo il premio è molto più grande di quello riservato agli animali: è quello della felicità. Dobbiamo ritrovare in noi stessi il movimento, il sentimento primordiale che porti ad agire. Nei giovani si chiama speranza. I Pink Floyd ci dicono che esso non può venire da fuori, Nietzsche ci dice che va trovato dentro il nostro animo, nascosto sotto una montagna di conoscenza storica. La via è quella del conosci te stesso: solo qualcosa di semplicemente genuino è quello che stiamo cercando, in grado di rimetterci nella storia, nel tempo e nella vita, di salvarci insomma. Quindi due epoche, lo stesso problema esistenziale: ecco perché i Pink Floyd sarebbero stati la band preferita di Nietzsche.

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