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Il Risorgimento visto dalla nuova storiografia: ecco gli eroi che hanno segnato un’epoca

Il secondo libro di Jacopo Lorenzini introduce il tema della storia drammatica ed esaltante dell’Unità d’Italia attraverso la vita, i sogni e le illusioni degli straordinari uomini del Risorgimento.

Si intitola “L’Elmo di Scipio” e rappresenta un’occasione per riflettere sulla storia culturale e politica della professione di ufficiale nell’Ottocento italiano, mettendo in luce l’importanza che hanno avuto durante il processo unitario.

Origine degli stati nazionali: tra leggenda e realtà

All’interno del processo di unifacazione italiano, occorrerebbe fare maggiore chiarezza su alcuni eventi storiografici. Particolare attenzione meriterebbe la spedizione dei Mille e la conquista del Regno delle Due Sicilie. Tutte le grandi impreselegate alla nascita dei Paesi hanno bisogno di quelli che vengono chiamati “miti fondanti”, ovvero di favolette, non raccontano la verità in senso stretto, ma danno delle linee guida. La veridicità storiografica viene così compromessa e contaminata da ”falsi miti”. Si tratta di un fenomeno che quindi non riguarda solo l’Italia, ma tanti altri Paesi. In età romantica per ricostruire l’identità nazionale, soprattutto tra le persone più ignoranti, circolavano moltissimi aneddoti sulla Storia passata, che seppur inesatti, hanno ricostruito la tradizione folkloristica nazionale. Anche questi meritano certamente di essere letti, ma alla condzione di anteporvi la realtà. Non bisogna dimenticare che si tratta sempre di  leggende, storie e racconti popolari, comuni a tutta la tradizione europea. La Spagna moderna nasce grazie alle imprese del Cid Campeador e la Russia si fonda sul mito della conquista del Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo.

 

Furono davvero solo mille?

In Italia abbiamo dunque il  mito dei Mille di Garibaldi, che fin dalla scuola prinmaria viene presentato così. Ridurre l’intero processo di unità alla sola “spedizione dei Mille” , partiti da Quarto  il 5 maggio 1860 e sbarcati a Marsala il 12 maggio 1860, è molto riduttiva. Anche riguardo al numero esatto dei partecipanti ci sono moolte inesattezze e ambiguità. Le fonti d’informazione principali affermano che il numero esatto sia pari a 1089, ma diversi studi hanno cercato di smentire questa apparrente certezza, o quantomeno metterla in crisi. Tutto ciò ha dato vita ad un acceso dibattito storiografico, che ha portato in primis a mettere in discussione i numeri ufficiali. La rivoluzione in Sicilia era stata accuratamente preparata dai mazziniani, tra cui Francesco Crispi . Erano state numerose le insurrezioni scoppiate in Sicilia. Nelle campagne numerose bande di “picciotti” erano armati e pronte a intervenire a seguito dello sbarco garibaldino.Il 15 Maggio, il giorno della storica battaglia di Calatafimi i mille erano almeno il doppio; vi si uniscono “picciotti” siciliani. Numerose furono le spedizioni navali provenienti dai porti di Genova e Livorno, che fecero sbarcare moltissimi volontari garibaldini., che poco a poco diventerebbero circa 30000. L’insurrezione lucana del 18 agosto 1860 consentì ai garibaldini di penetrare e risalire l’talia dallo stretto di Messina. Secondo Trevelyan, storico britannico, la spedizione prima della Battaglia finale era arrivata a 50 mila uomini armati. I mille dunque erano molto di più, e quanto pare sarebbero solamente il primo nucleo che ha dato vita alla rivoluzione.

Camorra e Inghilterra hanno dato il loro contributo?

La guerra condotta dall’esercito sabaudo contro l’esercito borbonico durò pochi mesi. Il regime Borbonico era ormai lontano dai fasti passati, ma diffcilmente avrebbe perso contro un esercito di mille persone. Un impatto molto forte ebbe anche la camorra, che sotto i Borboni  era un’organizzazione ampiamente tollerata, oltre ad essere l’alleato politico e poliziesco del governo. Lo stesso Garibaldi scrisse nelle sue memorie che la fiducia dell’esericito Borbonico fosse anche nella camorra, ma molte fonti revisioniste ci parlano di un presunto tradimento degli ufficiali del Regno delle Due Sicilie, che testimoniano ulteriormente la corruzione e le fragilità dell’amministrazione borbonica. Tutto questo in favore dei Garibaldini. Probabilmente i diversi clan, in base ad interessi diversi, presero le parti di uno e dell’altro schieramento. Un aiuto, seppur marginale rispetto al processo di unificazione di altri Paesi, in primis la Francia, giunse dall’ Inghilterra, che aveva in Italia interessi commerciali. Il denaro investito èroviene anche da lì. A Londra nasce il “Garibaldi Italian Fund Committee”, un fondo utile ad ingaggiare i mercenari che aiuteranno il Generale italiano nei combattimenti che verrano. Per concluedere anche la massoneria inglese aveva come priorità politica la cancellazione delle monarchie cattoliche e la cattolica Napoli era ormai nemica della protestante e massonica Londra che mirava alla cancellazione del potere papale

 

 

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