Pikachu e Karl Popper: un confronto tra lo sviluppo della realtà aumentata e la teoria dei tre mondi

L’applicazione della realtà aumentata in ambiti professionali potrebbe modificare il nostro modo di percepire il mondo fisico.

Il business videoludico punta sulla realtà aumentata

La realtà aumentata, più propriamente detta realtà mediata dall’elaboratore, è una tecnologia che permette di sovrapporre informazioni multimediali a quanto si sta guardando attraverso un display.

Le potenzialità di questa tecnologia sono enormi, spaziano dall’ambito della sicurezza a quello della chirurgia. Singolare dunque osservare come, al momento, sia sfruttata principalmente dalle aziende videoludiche.

In principio era Pokemon Go, un videogame basato sul franchise Pokemon, sviluppato dalla Niantic e lanciato sul mercato nel 2016. Pokemon Go è stato un successo mondiale, ed era più che prevedibile che altre aziende ne seguissero le orme inserendo nella propria offerta app che utilizzano la realtà aumentata.

Tra la fine del 2019 e durante tutto il 2020 saranno dunque lanciati sul mercato diversi videogiochi AR. Il primo di questi dovrebbe essere Dragon Quest Walk, gioco ispirato al classico JRPG dall’omonimo titolo. Sono in oltre annunciati per l’anno prossimo Harry Potter Wizard United e Minecraf AR.

Per ora parliamo di videogiochi o comunque di app innocue, almeno all’apparenza. Tuttavia ben presto la AR farà il suo ingresso in ambiti più seri, vale quindi la pena cominciare a chiedersi che implicazioni comporti. Parliamo di realtà aumentata o di una nuova realtà?

La teoria dei tre mondi di Karl Popper

Karl Popper, nel suo saggio Conoscenza Oggettiva del 1972 presenta la teoria dei tre mondi: egli individua l’esistenza di tre mondi sovrapposti l’un l’altro, il mondo 1 è il mondo degli oggetti fisici, il mondo 2 è quello della mente e delle esperienze soggettive, il mondo 3 è il mondo dei prodotti della mente umana ad esempio il linguaggio e l’arte.

Per verificare (falsificare) un enunciato è necessario che questo sia formulato in termini linguistici (appunto enunciato). Il problema è che le formulazioni linguistiche appartengono al mondo 3 e i mondi, pur potendo interagire tra loro, sono irriducibili l’uno all’altro.

Possiamo vedere la realtà aumentata come una ridefinizione delle interazioni tra i tre mondi? questa interazione può essere definita in una prospettiva di riducibilità?

Verso la riducibilità dei mondi

In figura vediamo come Karl Popper intende le interazioni tra i mondi:

Con la realtà aumentata le interazioni potrebbero invece porsi così:

Il mondo 3 non si limiterebbe più a interpretare, descrivere e spiegare il mondo fisico, piuttosto lo genererebbe, e in più andrebbe a crearsi uno strano sinallagma con il mondo 2, in quanto ne diventerebbe contemporaneamente tanto prodotto e produttore quanto captatore e captato.

Tutto ciò a patto di porre che la AR dia consistenza fisica ad oggetti che ne sono privi, assunzione gravosa ma non infondata in quanto, con l’evolversi di tale tecnologia, potremmo abituarci sempre di più a considerare fisico tutto ciò che passa per il display: un ingegnere edile o un chirurgo, una volta che utilizzerà la AR come strumento di lavoro consolidato e affidabile, non potrà permettersi di distinguere tra realtà aumentata o meno.

Certo, fin tanto che parliamo di maghi, draghi e Creeper la riducibilità dei tre mondi l’un l’altro sembra molto lontana, ma per quanto tempo ancora limiteremo le potenzialità della realtà aumentata a dei videogiochi?

Fabio Cirillo

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