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About Time: leggere il “De brevitate vitae” di Seneca per trarne il significato più profondo

“About Time” (Questione di tempo), film del 2013 scritto e diretto da Richard Curtis è uno degli esempi più eclatanti di come, tra realtà e finzione sia possibile, grazie al cinema, rintracciare temi universali, riconoscere e godere di grandi lezioni di vita che vanno ben oltre un puro momento di distrazione. 

Una macchina del tempo che funziona al contrario

Dopo l’ennesimo triste e fallimentare capodanno della sua vita, Tim, il protagonista, viene a sapere dal padre che tutti gli uomini della sua famiglia hanno lo straordinario potere di viaggiare indietro nel tempo, di cambiare il passato e vivere così il presente secondo i propri sogni e le proprie aspettative. E’ in questo modo che Tim, dopo vari tentativi riesce a conquistare la donna che ama e che poi sposerà. La bellezza di questo personaggio e in generale di tutte le dinamiche della vicenda consiste però nel fatto che questo giovane in balìa delle prime esperienze di vita non abusa inutilmente del suo potere, anzi ne giova cercando di raggiungere spesso una piccola e quotidiana felicità o cambiare una condizione di sofferenza che riguarda lui o le persone che ama. Con l’arrivo della prima figlia, Tim viene informato dal padre di non potere più viaggiare indietro nel tempo dalla data del concepimento della bambina. Così, dopo la nascita di ognuno dei tre dei suoi figli, perde la possibilità di cambiare la sua vita, perde tutto il tempo che avrebbe potuto rivivere.

Quando il papà muore, Tim sa che l’unico posto dove potrà rivederlo sono solo i suoi ricordi del passato, ma è proprio a questo punto che sua moglie gli rivela il desiderio di mettere al mondo un terzo figlio. Ancora giovane ed entusiasta verso la vita rinuncia al privilegio di reincontrare il padre, scegliendo la felicità della moglie e la serenità della sua famiglia.

“Vindica te tibi”

Il dolore per l’addio al padre porta Tim a rinunciare per sempre al suo potere che, se pur straordinario, comprende averlo votato per molti anni della sua vita alla dolce condanna di recuperare il tempo perduto, non riuscendo così pienamente a dare al presente l’inestimabile  valore che avrebbe meritato. Inizia a vivere ogni giorno senza cambiare niente e nel cuore della notte torna indietro per rivivere le precedenti 24 ore, scovando la bellezza di ogni singolo momento, anche laddove per la prima volta non ne era stato in grado di vedere nulla se non uno sprazzo di banale quotinianità. Insomma, Tim prende alla lettere il “Vindica te tibi” di Seneca. Nel “De brevitate vitae” , trattato filosofico che occupa il decimo libro dei Dialoghi di Lucio Anneo Seneca, infatti, l’autore si rivolge così all’amico/allievo Lucilio:

Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi,, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva.

Agisci in questo modo, mio Lucilio: vendica te a te stesso e il tempo che fino a questo momento ti è stato strappato via o ti è stato sottratto o ti è scappato, prendilo e preservalo.

Tempus fugit – il tempo fugge

La tesi filosofica senecana va chiaramente contestualizzata nella Roma della decadenza, quella dell’operato dell’imperatore Nerone, in cui un sano otium (inteso come pausa dall’impegno politico e dedizione a nobili attività come la letteratura) sembra essere l’unica cura per depurarsi dalla disonestà e dalla dissolutezza di una politica votata allo sfacelo. Nonostante questo, la lezione di Seneca supera le barriere temporali. Funziona ed è sempre attuale. Rivolgendosi al giovane Lucilio, Seneca lo esorta a meditare sul valore del tempo come unica e vera ricchezza, come unico bene che possediamo e che possiamo controllare, di cui siamo padroni, ma che ogni giorno si consuma. “Tempus fugit” ,scrive. Suona come un promemoria che non possiamo ignorare, anche se prova ad esorcizzare l’inquietudine di una vita che scorre sfacciata senza permesso e ci rincuora che, comunque vada, ogni momento che viviamo, quello sì che possiamo possederlo, che ogni ora, ogni minuto, è cosa nostra e solo noi possiamo decidere cosa farne. “Vindica te tibi” è un’ esortazione in funzione del “tempus fugit”. Riprendersi il tempo sprecato a smettere di vedere le cose come se fossero scontate, come se domani potessimo riaverle ancora. Ce lo ha spiegato Seneca in una delle sua opere più famose e Tim, in un modo fantastico, nel vero senso della parola, sembra aver recepito la lezione. Decide di “rivendicare se stesso” e lo fa con fatica e costanza, vivendo due volte lo stesso giorno, senza cambiare nemmeno un dettaglio, modificando solo il suo sguardo sul mondo. Nessuno di noi godrà mai, ahimè, di questo privilegio, ma possiamo fare finta, questo sì che possiamo farlo: vivere ogni giorno come se fosse la seconda volta di Tim.

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