La paura di soffrire: da Federigo Tozzi all’avvento dei Social Network

 

Fragilità, debolezza e bisogno di affetto sono sentimenti comuni a tutti; alcuni ci convivono, altri ne provano vergogna e altri ancora li usano come punti di partenza per essere più forti. Ma, non possiamo negare, che se non ci fossero nessuno di noi affronterebbe la vita e i problemi che essa ci pone davanti con la stessa tenacia e determinazione.

Quando i social media diventano una maschera

La realtà in cui viviamo oggi ci impone di mostrarci al mondo dietro una maschera fatta di finti sorrisi e felicità ostentata. Tutto redime la perfezione e, ognuno di noi, è portato a nascondere i propri sentimenti, il proprio Io dietro una facciata falsa e ben costruita; dai Social Network, alle relazioni che viviamo quotidianamente, ci ritroviamo a non esprimere il nostro stato d’animo, i nostri problemi e sentimenti neppure con le figure sempre presenti nella nostra vita e lo stesso fanno loro con noi, creando un circolo vizioso difficile da superare e che porta alla completa alienazione delle relazioni umane. Perché, dunque, non gettare via le maschere e lasciarci andare? Perché non concederci la possibilità di poterci fidare di chi spende il proprio tempo con noi? La risposta è semplice quanto complessa: perché abbiamo paura di soffrire, di non essere capiti e, perché no, di essere un peso per chi ci è di fronte.

Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi e il rischio di soffrire

Federigo Tozzi nel suo primo e più famoso (ma soprattutto autobiografico) romanzo, fa della debolezza e del timore di soffrire il punto focale della propria opera. Pietro, il nostro protagonista, vive in questa bolla in cui ogni cosa è ovattata, anche i suoi sentimenti; egli non riconosce nessun tipo di dolore, neppure quando muore la madre, soltanto l’amore che prova per Ghisola riesce a farlo sentire vivo. Così si annulla per lei, creando nella sua testa una immagine completamente distorta, dipingendola come la persona che egli vorrebbe che fosse. Tutto è vissuto sotto il velo dell’illusione, in cui il protagonista vive la propria vita all’insegna della inettitudine e della intolleranza al dolore. Ogni cosa sembra svanire, tutto sembra incontrollabile per Pietro, il quale non si rende conto di non vivere, ma sopravvivere all’esistenza, costruendo il proprio sostentamento attraverso la finzione, non soltanto a causa dei suoi sentimenti continuamente celati ma, soprattutto, a causa della dell’idea di cui si è innamorato; egli vive per Ghisola, studia a Firenze pur di avvicinarsi a lei e continua a negare la sua evidente mala fede pure quando gli viene riferito che questa lo tradisce. Ma, proprio quando tutto sembra perduto, Pietro corre il rischio di soffrire, apre quegli occhi che da anni aveva tenuto chiusi per liberarsi della sua più grande fonte di dolore: se stesso.

Aveva voglia di riparlare con qualcuno dei suoi compagni, di spiegare a loro l’equivoco avuto, e come se si fosse perso per una ragione che non sapeva dire; per quanto gli dispiacesse tenere segreti anche ora che sentiva la necessità squisita d’aver qualche cosa da nascondere; una cosa che forse era la sua anima stessa.

Se la vita ti offre limoni, fai una limonata

Dal recente avvento dei Social ognuno di noi si crea un personaggio ”pubblico” da mostrare al mondo interattivo e che, spesso, si rivela fittizio. Ci mettiamo in mostra con foto all’alba e mentre leggiamo un libro, non godendoci né l’alba, né il libro; guardiamo ‘stories’ di note celebrità del mondo dello spettacolo provando invidia verso la loro ostentata ricchezza e sentendoci insoddisfatti della vita triste che stiamo vivendo. E se, invece, abbandonassimo ogni forma di finzione per concentrarci sulle piccole gioie che il mondo ci offre? Ascoltare della buona musica, appassionarci ad una serie tv, mangiare un gelato, fare una gita in montagna… Se non sono questi motivi per essere felice, cos’altro? La chiave per iniziare a gettare via la maschera è prima di tutto comprendere consapevolmente il nostro dolore, per riuscire a gestirlo ed eliminarlo, poi liberarci della convinzione di essere inferiori o inadeguati per gli altri; soltanto così riusciremo a prendere in mano le redini della nostra vita ed essere felici per davvero.

                                                Sebiana Mauro

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