L’omeopatia è la più conosciuta tra le cosiddette “medicine alternative” a cui molte persone fanno ricorso. Questa disciplina è molto diffusa, tanto che in nazioni come Francia, Inghilterra e Germania il Sistema Sanitario rimborsa in parte i rimedi omeopatici. Perché però l’omeopatia viene criticata in modo così pesante?

Il simile cura il simile” è il principio su cui si basa l’omeopatia. Questo concetto, privo di basi scientifiche, determina che una cura per una data malattia è quella che, in un soggetto sano, provoca dei sintomi simili a quelli della malattia stessa. Si tratta di una delle tante medicine alternative, come ad esempio l’agopuntura (descritta in questo articolo). Il rimedio omeopatico si somministra al paziente in forma fortemente diluita e dinamizzata. Si tratta di due caratteristiche fondamentali di un rimedio. Ma su cosa si basa precisamente questa pratica?

Omeopatia
Samuel Hahnemann, il padre dell’omeopatia

La nascita dell’omeopatia

La legge di similitudine fu pronunciata nel 1810 da Samuel Hahnemann quando pubblicò il suo libro Organon der Heilkunst. I suoi primi studi furono sulla Chinina, estratta dall’albero di China, usata per guarire dalla febbre causata dalla malaria. Hahnemann notò che gli operai addetti all’estrazione della chinina si ammalavano di febbre in modo intermittente. Da questo iniziò una serie di esperimenti, su se stesso e altri volontari, in cui dimostrò che la chinina era causa delle febbri intermittenti di cui si ammalavano questi operai. Fu questo il punto di partenza da cui nacque l’omeopatia.

Diluizione e dinamizzazione

Secondo l’omeopatia, affinché un rimedio funzioni, questo deve essere progettato in base alla malattia del paziente che si ha davanti. Ciascuno di questi dovrebbe contenere sostanze prevalentemente naturali. Queste però non vengono usate in quantità apprezzabili, ma devono prima essere diluite. Esistono diversi fattori di diluizione:

  • 1:10 (DH)
  • 1:100 (CH)
  • 1:50’000 (ML)
Diluizioni omeopatiche. Credit: www.fedaiisf.it/

Il processo di diluizione, ad esempio quella di un fattore 1:100, avviene in questo modo: per prima cosa si estrae la sostanza desiderata dalla pianta che la produce. Una volta ottenuta, si prende 1 mL di questa e si aggiunge ad altri 99 mL di acqua. In seguito ad ogni diluizione avviene la dinamizzazione tramite 100 scuotimenti della miscela ottenuta. Questa è la diluizione 1 CH. In seguito si preleva 1 mL della soluzione precedente e si aggiunge ad altri 99 mL di acqua con conseguente dinamizzazione (diluizione 2 CH). Si continua così fino alla diluizione desiderata. In omeopatia le diluizioni più comuni sono la 4, la 5, la 7, la 9, la 15, la 30, la 60, la 100 e la 200 CH.

Differenze con la medicina tradizionale

Un rimedio omeopatico, rispetto ad un medicinale tradizionale, ha il vantaggio di non essere pericoloso, in quanto l’estrema diluizione fa sì che quello che dovrebbe essere il “principio attivo” del medicinale è praticamente inesistente all’interno della pasticca. Da ciò ne consegue che un rimedio omeopatico, essendo praticamente zucchero, può avere efficacia solo come placebo. Nella medicina tradizionale invece si cerca di aumentare il più possibile la quantità di farmaco.

Casa farmaceutica, FANS, farmaci
Credit: http://www.liberoquotidiano.it

Questo però è vincolato da due parametri: il primo è la soglia terapeutica, ovvero la quantità minima di farmaco che da effetto terapeutico, il secondo è la tossicità, cercando di limitare il più possibile gli effetti collaterali. L’omeopatia può quindi essere utilizzata, senza rischi, nel decorso di malattie lievi, come un raffreddore, tosse, malanni invernali e tutte quelle malattie che guariscono anche da sole in poco tempo. Per malattie più importanti ci si deve affidare alla medicina tradizionale, poiché i rimedi omeopatici, essendo praticamente acqua e zucchero non possono essere considerati assolutamente dei medicinali sostitutivi dei farmaci tradizionali.

Michele Sciamanna

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