Perché l’amore finisce ma non svanisce mai del tutto? Ce lo spiegano Buzzati e Mazzantini

Quando un amore si consuma lascia una solitudine in grado di cambiare le persone. Ma non tutti gli amori lasciano solo vuoto, odio e dolore. Dino Buzzati e Margareth Mazzantini ci dimostrano che non è così.

Da tempo immemore la letteratura con tutte le sue forme, si propone spesso come dimostrazione della realtà e delle emozioni che proviamo. L’amore ha mosso cuori, ha creato opere grandiose; l’amore ha svuotato, consumato e reso folli protagonisti di opere.  La letteratura unisce, accomuna e spesso spiega e risponde. Molti autori hanno scritto proprio con la consapevolezza di non essere soli, lasciando testi che hanno creato un forte impatto nelle nostre vite. Questi mettono in scena momenti comuni tra persone comuni e, in un modo o in un altro, cercano di renderci parte di quelle situazioni. L’amore è un vaso di Pandora, con i suoi poteri e i suoi misteri. Ma ciò di cui siamo sicuri è che la sofferenza amorosa è un valore aggiunto a questo sentimento, quasi come fossero inscindibili.

Gli Inviti superflui di Buzzati

L’amore a volte svuota, consuma, rende fragili ed è il tal merito che con il suo brano Inviti superflui (dalla raccolta La Boutique del mistero, 1968) Dino Buzzati tiene compagnia alle sofferenze altrui. In queste pagine si avverte la solitudine dal titolo stesso, composto da nome e aggettivo, scelti a rievocare un vuoto pieno solo della solitudine. È proprio da un invito che può partire una storia d’amore, ma nel brano questi sono superflui, privi di senso, perché non possono essere accontentati. Il protagonista è innominato, perché può avere il nome di tutti. E come tutti, costui ha vissuto un amore in tutti i suoi contrasti, navigando attraverso gioie e dolori, speranze e delusioni, sogni e incubi. Il personaggio però è sopravvissuto per quell’amore (puro, sano e meraviglioso), che ha reso la sua vita ricca di significato. Nella sua mente si cammina tra i ricordi generici, fatti di passeggiate e di azioni semplici. Vorrei è un termine protagonista, che mette in rilievo l’impossibilità di soddisfare le proprie volontà. Si ritorna indietro idealmente, con un’inattuabile desiderio di correggere errori e rivivere con più consapevolezza i giorni in cui “si viveva insieme senza saperlo”. Chiede alla donna di tornare indietro, ma improvvisamente rientra in gioco la razionalità“Io chiederei: <<Ti ricordi?>> ma tu non ricorderesti”.

Vorrebbe ritornare a passeggiare come facevano un tempo in primavera, una volta stanchi dell’inverno. Ma nuovamente torna consapevole ammettendo che il loro amore è cambiato, che loro sono cambiati: “Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrar la fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient’altro.” In questo conscio vagheggiamento, egli sa che la sua felicità risiederebbe in questi momenti, pur vedendola scontenta. Al protagonista senza nome non servirebbe altro, nonostante si tratterebbe di un situazione apparente e superficiale. Si sono consumati, come un fiammifero, non c’è possibilità che si ritorni indietro, sono lontani dal passato e lontani l’uno dall’altro. Il protagonista stesso lo ammette: “Ma tu- adesso ci penso- sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.” 

L’amore consumato della Mazzantini

La semplicità dei sentimenti, delle parole e dei momenti è un motivo che torna nel tanto amato e discusso romanzo di Margareth Mazzantini Nessuno si salva da solo(2011). L’obbiettivo del romanzo non è tanto lontano dal brano di Buzzati. La coppia di questi due giovani separati, ha grosse difficoltà a lasciarsi il passato alle spalle. Delia e Gaetano  si sono consumati, nutrendosi avidamente di quell’amore che è stato a lungo l’oasi incontaminata di un caldo e torrido deserto. A differenza di un racconto, il romanzo comunque abbraccia più temi racchiusi in una grande cornice, che in questo caso è il dolore per la fine di quell’amore.

La loro storia è raccontata attraverso i flash back che assalgono i protagonisti seduti ad una cena riparatrice, dopo la separazione. La situazione è difficile, il dolore è crescente. Gaetano diventa un po’ l’innominato di Buzzati nascondendosi dietro vane speranze di un ritorno. Ha grande consapevolezza della completa assenza  dell’amore passato, ma preferirebbe di gran lunga tornare con Delia piuttosto che essere il compagnia di quel vuoto. Dietro tutta quella solitudine e quel dolore, c’è la colpa. Entrambi sono stata incapaci di tenere in vita quell’amore. Come chiunque, ci si ritrova dinnanzi un muro dal momento in cui ci si domanda cosa ci sia stato di sbagliato. Darsi risposte non è semplice, soprattutto quando si è ormai così lontani. Anche qui, in questo esempio di coppia contemporanea, intrisa di problemi, carica di ansie per il futuro e colma di tormenti, quell’amore passato rappresenta ancora un porto sicuro. Nonostante l’odio, nonostante la rabbia e a volte il disgusto, Delia e Gaetano hanno ancora bisogno del loro passato per salvarsi.

Ma cosa ci hanno trasmesso Buzzati e la Mazzantini? Che la cenere di quel fiammifero lascia segni indelebili e ricordi profondissimi. Ma soprattutto che quel passato ha insegnato ad essere vivi. Quel tipo di trascorso perderà la negatività, diventando di buona compagnia, un motivo per ricordare a tutti noi, tanti protagonisti senza nome, che l’amore cambia e si trasforma. Se a volte si allontana non è detto che dentro di noi svanisca, come non è detto che da ciò non si possa trovare lo spunto per una vita felice. L’amore involontariamente segna le nostre vite e le condiziona, d’altronde “ogni storia è una storia d’amore” (Alessandro D’avenia).

Simona Lomasto

 

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