Come mai ci circondiamo di telecamere pur di sentirci al sicuro? Chiediamolo al Big Brother

Forse non tutti sanno che il nome del famoso reality che va in onda da anni su canale 5, il Grande Fratello, deve il suo nome ad un capolavoro della letteratura mondiale: 1984, di George Orwell.

La trama del libro

La storia inizia in una fredda giornata dell’aprile 1984 in Oceania, una superpotenza totalitaria dell’Europa post-seconda guerra mondiale. Winston Smith, che lavora come funzionario nel Ministero della Verità, inizia a scrivere un diario sulle sue idee contrarie al Partito. Se viene scoperto, la punizione sarà la morte. Come precauzione, scrive solo quando è al sicuro dallo schermo di sorveglianza. Al lavoro, Winston conosce una giovane ragazza, Julia, per la quale comincia a provare interesse. All’inizio teme che sia un membro della polizia, ma i suoi infondati sospetti svaniscono quando gli passa un biglietto nel corridoio, su cui è scritto “Ti amo”. Da quel momento iniziano a vedersi in segreto: il primo incontro nella foresta, poi in una stanza in affitto, sopra il negozio del signor Charrington, nel distretto dei prolet. Tutti questi luoghi sono fuori dalla portata degli schermi di sorveglianza, o almeno così credono. Mentre s’innamorano l’uno dell’altro, l’affezione di Winston sul governo è sempre meno convinta. Causa la manipolazione, le modifiche della storia, l’opacità che circonda il tutto. Winston è attratto dalla fratellanza dei rivoluzionari e col passare del tempo, contatta O’Brien pensando sia un membro della Confraternita, mentre in realtà appartiene alla psicopolizia. O’Brien gli promette che riceverà una copia del “libro”, un manifesto della resistenza che presumibilmente esplica le procedure e le finalità del movimento che, sfortunatamente, Winston non conoscerà mai. Piuttosto, viene torturato. Ma prima di ciò, la psicopolizia arresta i due innamorati. Poi la coppia viene portata al Ministero dell’Amore, dove gli oppositori del Partito subiscono un supplizio prima del rilascio e l’esecuzione finale. O’Brien è chi sta dietro le sessioni di tortura di Winston. Mesi dopo, Winston viene inviato alla stanza dove i detenuti devono affrontare le loro più grandi fobie. Nel suo caso si tratta dei topi. Nell’osservare un gruppo di topi che si mordono la faccia, grida: “Fallo a Julia!” Questo è quello che O’Brien voleva sentirsi dire, così Winston viene rilasciato e si unisce nuovamente all’entusiasmante “corsa al successo”. Ormai libero, Winston sente solo l’amore per il Partito. Infatti, quando lui e Julia si incontrano successivamente per caso, l’unica cosa che provano è indifferenza. Questo risultato rappresenta la conversione e la distruzione dell’ultimo uomo rimasto in Europa.

Spunti di riflessione sulla nostra società

Inesauribili gli spunti di riflessione forniti dal libro sulla nostra società. Con questi, la possibilità di divenire coscienti della potenzialità di fare del male che è presente in ognuno di noi. Questa legittimazione permette di non cadere nell’errore di credere che ogni nostra azione sia giustificata, nel momento in cui non si è a conoscenza dei danni che apporta a terzi.  1984 descrive un probabile futuro distopico in cui il totalitarismo si manifesta nelle sue sembianze, anche estreme. Cosa sarebbe potuto accadere se il mondo avesse continuato a seguire le tendenze antidemocratiche dall’inizio del 1900? La risposta che offre Orwell nel suo libro è semplice e terrificante allo stesso tempo. L’autore immagina il mondo diviso in tre superpotenze totalitarie: l’Oceania, l’Eurasia e l’Estasia, costantemente in guerra fra loro. L’Oceania è governata dal Soci, il partito socialista inglese, gestito dal Grande Fratello, l’unica figura verso la quale gli abitanti possono provare amore. Lo scopo è impedire un avanzamento della popolazione, in uno stato continuo di povertà e dipendenza. Ogni giorno vengono organizzate delle manifestazioni d’odio in cui le persone riversano tutte le loro insoddisfazioni nei confronti del nemico numero uno del partito: Emmanuel Goldstein. In realtà questi non è altro che un capro espiatorio usato dal partito, per tenere sotto controllo le insurrezioni. Nella nostra società siamo andati oltre, infatti i capri espiratori su cui riversare le nostre frustrazioni sono svariati. Ogni giorno, online, inizia una nuova campagna d’odio verso il bersaglio di turno. Ciò ci fa credere di essere in grado di cambiare le cose, ma proprio come gli abitanti di 1984, quest’odio non fa altro che distogliere la nostra attenzione dai nemici reali.

La paura di essere giudicati: fra 1984 ed oggi

Gli abitanti di 1984 vivono in uno stato continuo di timore perché sono costantemente sorvegliati dalla psicopolizia, la polizia segreta del partito. Quest’ultimo vuole addirittura creare una nuova lingua, in cui le parole che rendono possibile avere dei pensieri di dissidenza verso il Grande Fratello non esistono nemmeno. Inoltre, vengono falsificate le notizie dal ministero dell’Abbondanza e pianificato l’uso dei beni destinati alla guerra. Quest’aspetto sembra richiamare le attuali fake news che sui social vengono pubblicate quotidianamente, a volte consciamente ed altre no, ma contribuiscono tutte a creare malainformazione e di conseguenza malessere collettivo. Ancora, nella società descritta da Orwell, sono inseriti dappertutto microfoni pronti a cogliere la più sottile dimostrazione di resilienza nei confronti del Grande Fratello. Anche il solo avere dei pensieri, in opposizione ai dettami del partito, è un crimine chiamato psicoreato, per il quale si può essere vaporizzati, ovvero fatti sparire. E un individuo che viene vaporizzato è come se non fosse mai esistito: qualunque prova della sua esistenza viene automaticamente cancellata. Nonostante l’Italia sia un Paese democratico e la libertà di pensiero un diritto assodato, è curioso riscontrare delle analogie, per quanto riguarda la strettissima connessione della nostra vita ad uno schermo, visibile facilmente da tutto il mondo. Senza nessun obbligo prescritto ma forse interpretato come un dovere morale, condividiamo qualsiasi attività personale senza ormai renderci conto di starlo facendo. E da qui l’ansia di non “sbagliare”, di cercare di apparire sempre al meglio delle nostre possibilità, per evitare di essere, anche se in maniera profondamente diversa, pur sempre giudicati. La punizione nel nostro mondo non è la vaporizzazione in senso letterale, bensì metaforico. Il nostro è uno sparire non dalla circolazione, bensì dalla considerazione. E ciò infonde altrettanta paura. Nel quadro desolato e senza speranza di 1984, i componenti del partito si avvalgono della tecnica del Bipensiero, ossia la capacità di sostenere due opinioni contraddittorie che nello stesso tempo albergano nella mente. L’intellettuale del Partito sa in quale direzione modificare i suoi ricordi, in modo che la verità non risulti violata. Winston Smith, il protagonista del libro, a differenza degli altri non è in grado di usare perfettamente la tecnica del Bipensiero. Per questo non riesce ad ignorare la pazzia e le menzogne del mondo in cui è costretto a vivere ed odia così tanto il Grande Fratello. Leggendo 1984, fra tutti i personaggi è facile identificarsi in lui, perché sembra essere l’unica persona sana in un mondo completamente folle. Mentre sarebbe probabilmente più coerente immedesimarsi nella massa, quella in cui nei nostri giorni siamo soliti rifugiarci, finendo per incoraggiare.  Il finale di 1984 è terrificante, perché rappresenta ognuno di noi.

Carla Stincone

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