Cambiare il proprio destino è possibile? Lo dimostrano le vite di Leopardi e Tupac

Le parole-chiave sono destino e cambiamento, i personaggi-serratura nei quali inserire questi concetti sono un poeta di Recanati e un rapper americano della vecchia scuola, vediamone gli sviluppi.

 

Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.”

La sopracitata è un celebre frase attribuita a Giacomo Leopardi. Esatto, attribuita perché non esistono fonti bibliografiche certe che attestino con precisione la sua presenza in un’opera in particolare del poeta di Recanati. Alcuni credono faccia parte dello Zibaldone, altri della Ginestra. Anche se tutt’ora la supposizione più attendibile asserisce la sua esistenza nei Pensieri, XXI. In ogni caso questa illustre citazione velata da un affascinante mistero rende a pieno l’idea della poetica del cambiamento leopardiana. Ma prima di buttarci a capofitto nell’analisi di queste diciotto parole diamo uno sguardo al pensiero dei “changes” di una colonna portante dell’hip hop americano old school.

Il cambiamento tanto bramato da Makaveli

L’assonanza del titolo potrebbe riportare a Niccolò Machiavelli, ma non è dell’autore del principe che parleremo in quest’articolo, bensì dei cambiamenti tanto desiderati da Makaveli, uno degli pseudonimi di Tupac Shakur, considerato uno dei rapper più influenti di sempre, nonostante la carriera molto breve troncata a causa della sua prematura scomparsa a soli venticinque anni per via di quattro proiettili esplosi da un’auto in corsa il 7 settembre 1996. La traccia in questione nella quale 2Pac esprime tutto il suo dissenso nei confronti dell’inumanità delle forze dell’ordine, della brutalità delle gang, della vita nei ghetti e, ultimo ma non per importanza, nei confronti del razzismo in evidente crescita nell’epoca in cui egli ha manifestato le sue rime è Changes.

Tupac, nel testo di questa canzone (musicalmente una cover di The Way It Is dei Bruce Hornsby and the Range, 1986), non vede cambiamenti nella società alla quale appartiene, non sa se vale la pena vivere o suicidarsi. Suggerisce ai suoi ascoltatori che è arrivato il momento di ribellarsi, di cercare una fune di fuga per scappare dall’orrido stile di vita dei ghetti americani degli anni ’90. La modifica che egli spera possa avverarsi però, purché avvenga, deve prima attuarsi in noi stessi, dando vita ad un cambiamento interiore.A distanza di 23 anni dalla sua morte la questioni che egli ha evidenziato si sono leggermente affievolite, ma non più di tanto. Forse l’unico cambiamento vero e proprio possiamo trovarlo nelle seguenti parole:

We ain’t ready, to see a black President

Infatti nel 2009 Barack Obama diventa la prima persona di origini afroamericane a ricoprire la carica di presidente. Davvero un gran bel passo avanti per la storia dell’umanità, ma ciò non basta.

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Leopardi tra destino ed esistenza

Il poeta nato a Recanati, durante il periodo del pessimismo cosmico e della poetica della ricordanza è consapevole del destino umano e accetta con dignità il dolore e la sofferenza. Ora direte voi, considerando questa ideologia leopardiana, come è possibile attribuirgli la frase citata all’inizio? Lo è perché negli ultimi anni della sua vita cambia la sua disposizione d’animo e il suo modo di porsi di fronte alla società, egli è più combattivo nei confronti del destino. Neanche a farlo apposta i Pensieri, raccolta di 111 considerazioni che ricordiamo essere una delle fonti più attendibili in cui inserire la citazione del cambiamento, sono stati scritti proprio negli ultimi anni di vita. Nonostante tutto però nel periodo in cui vive a Napoli Leopardi lavora incessantemente, nonostante la salute in peggioramento, componendo varie liriche e satire; non segue le raccomandazioni dei medici, e conduce una vita abbastanza sregolata per una persona dalla salute fragile come la sua: dorme di giorno, si alza al pomeriggio e sta sveglio la notte, mangia molti dolci, talvolta frequenta la mensa pubblica e beve moltissimi caffè.

 

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Addirittura cominciò ad ignorare le prescrizioni, pensando che non potesse comunque decidere il suo destino e morirà improvvisamente nel 14 giugno 1837. Stessa sorte è capitata a Tupac, una morte improvvisa che non gli ha permesso di cambiare il suo destino. Possiamo considerare dunque il cambiamento tanto una cosa negativa tanto positiva, ma ciò non toglie che resterà sempre un qualcosa di ineluttabile, sta solo a noi decidere se tentare di prendere le redini di quest’ultimo e dare una svolta al nostro destino.

Gianmarco Marino

 

 

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