Il Senato approva la legge anti-truffa agli anziani? Una ricerca conferma che non è abbastanza

Il disegno di legge approvato dal Senato permette una tutela maggiore degli anziani riguardo a truffe e raggiri, ma lo Stato può fare molto di più riguardo alla loro cura in generale.

Il 12 giugno 2019 è stato approvato in Senato il disegno di legge contro le truffe agli anziani, con 228 sì e un astenuto. L’obiettivo è quello di introdurre pene più severe per chi truffa gli anziani, andando ad apportare alcune modifiche al codice penale e al codice di procedura penale. Il senatore della Lega Simone Pillon, che è stato il relatore del disegno di legge, si esprime, dichiarando che si tratta di un provvedimento a favore delle persone indotte a firmare contratti, a cedere oggetti e valori o a subire altri tipi di truffe o raggiri. L’ex presidente del Senato Pietro Grasso, militante di Liberi e Uguali, afferma che ciò non rappresenta una rivoluzione, in quanto era già presente una legge a riguardo, tuttavia potenzia la vecchia legge e soprattutto introduce, per chi si macchia di circonvenzione di incapace e truffa, il risarcimento integrale del danno per poter accedere alla sospensione condizionale della pena. Infatti l’attuale articolo 643 del codice penale già prevedeva la reclusione da 2 a 6 anni per la circonvenzione di incapaci, ma con questa modifica ciò può essere applicato anche a chi abusa della condizione di debolezza e vulnerabilità dovuta all’età di una persona. Ora il disegno di legge sarà discusso in Parlamento. Questo disegno di legge si inquadra su un discorso ben più ampio, ovvero la cura e la protezione degli anziani, in particolar modo i grandi anziani (gli ultraottantenni) e quelli non più autonomi). Uno studio molto interessante a riguardo è quello di Anttonen e Sipilä (1996), andando ad indagare lo stato dei servizi pubblici di cura e la loro qualità in Europa. Nello specifico inquadrano 4 gruppi di Paesi: a) quelli con un ottimo servizio di cura per bambini e anziani, b) quelli con uno scarso servizio di cura sia per bambini che per anziani, c) quelli con un ottimo servizio di cura per anziani, ma scarso per bambini, d) quello con un ottimo servizio di cura per bambini, ma scarso per anziani. L’Italia si inquadra in quest’ultimo raggruppamento, anche se ricerche e studi dimostrano che si può parlare di “buoni” servizi per l’infanzia solo per la fascia d’età compresa fra i 3 e i 6 anni).

Trasformazioni demografiche

L’allungamento della vita e la riduzione della fecondità hanno portato al superamento del gruppo degli anziani su quello dei giovani e ad un aumento del numero dei grandi anziani. Se però è vero che la vita media si è allungata, non è invece aumentata la vita in buona salute. Ciò comporta la crescita del lasso di tempo in cui si sperimenta una situazione di non autonomia o di dipendenza quotidiana. Tuttavia non è solo aumentato il numero degli anziani, sono anche aumentate le richieste di cura e assistenza per questi ultimi. Ciò è dovuto all’entrata nel mercato del lavoro delle donne, alle quali era affidato l’onere totale della cura della casa e di coloro che l’abitavano e che non sono più disposte a concedere il loro tempo per il lavoro di cura non retribuito. Per evitare quindi l’inversione di questa tendenza e dare la possibilità ai figli di poter condurre la propria vita senza essere troppo condizionati dal peso di uno o più familiari a carico, sono necessari interventi e aiuti statali.

Le politiche di cura per gli anziani

Proprio per il motivo che per lungo tempo il bisogno di cura degli anziani è stato considerato un problema a cui le famiglie (mogli, figlie, nuore) davano risposta, l’intervento pubblico è stato prevalentemente assistenziale. Era per tanto rivolto solo agli anziani gravemente malati o senza rete familiare. Tuttavia nel corso degli anni Ottanta, le politiche di cura degli anziani hanno preso consapevolezza di quanto anche un anziano in perfetta salute abbia bisogno di un gran numero di attenzioni. Dunque ha preso piede quello che viene chiamato community care, ovvero la cura a domicilio, che ha come scopo il mantenere il più a lungo possibile l’anziano, anche se disabile, nel proprio ambiente familiare (come ad esempio la propria abitazione) senza però contare esclusivamente sulla disponibilità dei familiari. Ciò si traduce nello sviluppo e potenziamento dei servizi alla persona, quali l’assistenza domiciliare, gli alloggi protetti, i centri diurni per anziani e attraverso assegni di cura e altre prestazioni monetarie (per la cura informale o per il ricorso al mercato privato). Lo scopo è dunque quello di permettere agli anziani non autonomi di poter continuare a vivere nell’ambiente familiare e allo stesso tempo non pesare eccessivamente sulle vite dei parenti, anche se i dati relativi all’Italia evidenziano che la quota di popolazione anziana beneficiaria di servizi domiciliari è estremamente bassa, il che significa che gran parte della cura è effettuata da familiari e da persone che si offrono sul mercato dei servizi di cura, costituito per la maggiore da lavoratrici immigrate, spesso irregolari.

Si può fare di più

È giusto quindi tutelare gli anziani dalle truffe e dai raggiri, ma lo Stato può fare molto di più. Implementando le cure domiciliari non solo si assicurerà la possibilità per gli anziani di vivere in salute o comunque assistiti, ma si potrà concedere più spazio ai figli che potranno occuparsi ad esempio del proprio lavoro senza la preoccupazione di dover “pensare a casa”. Tutto ciò non vuole spingere a far “dimenticare” i genitori ormai anziani, ma si tratta di un aiuto al quale i figli possono rivolgersi e non annienta in alcun modo il rapporto affettivo genitore-figlio.

Pietro Salciarini

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.