Perché i giornali italiani prediligono il calcio? L’atteggiamento dei media dopo la morte di Kobe

Kobe Bryant non c’è più, solo pensarlo sembra impossibile, ma nonostante ciò sui giornali italiani in evidenza compare il calcio.

È domenica sera, tutti sono pronti a vivere al meglio la fine di una normale giornata, ma dal nulla esplode come una bomba una notizia inconcepibile: “Kobe Bryant is passed away”. No, ditemi che è una fottuta fake news!

Chi era Kobe Bryant?

Chi era Kobe Bryant? Rispondere a questa domanda e tutt’altro che facile, parlare di lui vorrebbe dire essere veri e propri critici d’arte, perché infondo era questo: pura arte. La sua ascesa all’Olimpo del basket è iniziata nel nostro amato paese, in Italia, in cui da piccolo, seguendo l’esempio del papà Joe, ha iniziato a lavorare sodo e con grande determinazione, spinto dalla voglia di realizzare il suo più grande sogno: essere il migliore. Questa sua dedizione per la palla a spicchi, così come la voglia e la determinazione sono tutte caratteriste alla base di quella che lui stesso ha definito “mamba mentality” ovvero la mentalità del mamba, del campione, che ad oggi ha ispirato moltissime persone, sportivi e non, a lottare per i propri sogni, creando così con il cestista un legame indissolubile che va ben oltre l’orizzonte della vita.

26 gennaio

Alle 9:47 (fuso orario del pacifico) del 26 gennaio un elicottero si schianta sulle colline di Los Angeles. A bordo del velivolo ci sono la star dell’NBA Kobe Bryant, sua figlia Gianna e altre sette persone. La notizia comincia subito a fare il giro del web grazie a tutte le pagine giornalistiche presenti sui social network provocando un dilagante senso di angoscia e incredulità fra tutti i sui fan, un’angoscia e una tristezza che sono aumentate sempre più quando era ormai sparita la speranza che si trattasse dell’ennesima fake news. “Noooooooo God please No!” (D. Wade). La mattina 27 gennaio ci si è alzati ancora increduli per la tragedia della sera precedente, molti forse avranno pensato di aver fatto solo un brutto sogno, ma le prime pagine dei maggiori giornali sportivi dicono tutte che Kobe non c’è più, l’intero foglio principale dei fondamentali quotidiani sportivi del mondo è occupato da una foto del “black mamba” (suo soprannome), tranne in Italia.

Sempre prima il calcio

Come denunciato sui social da alcuni rappresentanti dello sport italiano, tra cui Marco Belinelli, Federica Pellegrini e Andrea Bargnani, i principali giornali sportivi italiani hanno riservato solo un piccolo spazietto delle loro prime pagine per onorare la scomparsa di un grande sportivo, qual era Kobe Bryant, mettendo quindi in evidenza le informazioni riguardanti l’ultima giornata di calcio della serie A, confermando una delle realtà più tristi della cultura dello sport italiana, ovvero il calcio prima di tutto. Perché accade questo?

Cultura e comunicazione

Per provare a comprendere perché in Italia i principali giornali sportivi tendono a parlare per lo più di calcio dobbiamo partire dal concetto di cultura. Per cultura si intende l’insieme dei modi di vita dei membri di una società come per esempio l’abbigliamento, la vita familiare, le convinzioni religiose, l’uso del tempo libero, la passione per lo sport etc. Questi caratteri culturali, condivisi dai membri di una società, sono alla base della cooperazione e della comunicazione. Oggi in Italia, ma non solo, viviamo in un contesto multiculturale in cui ci sono più religioni, più correnti di pensiero e anche più preferenze sportive ma in tutti questi ambiti spicca sempre una cultura dominante che sovrasta le altre, le quali vengono definite sottoculture. Nel nostro contesto specifico possiamo considerare il calcio come la cultura sportiva dominante in Italia e questo ha portato, il 27 gennaio, a mettere in secondo piano una notizia che ha sconvolto non solo un settore sportivo ma l’intero mondo dello sport. Quindi questa costante tendenza dei giornali sportivi di tenere meno in considerazione tutto ciò che non riguarda il calcio, discriminando le altre sottoculture, è solo sintomo di una profonda bassezza culturale.

Capitalismo e comunicazione

Una seconda causa del comportamento dei media sportivi, italiani, nei confronti delle notizie che non riguardano il calcio possiamo riscontrarla nel capitalismo. La grande passione delle persone per il calcio ha portato infatti ad un forte incremento del capitale economico per chiunque abbia a che fare con questo sport a livello professionistico, giornali compresi, tendendo così a trascurare le altre discipline e la passione di chi le segue. Nonostante ciò, in seguito al tragico evento che ha coinvolto Kobe Bryant, il capitalismo ha ricevuto un piccolo grande schiaffo dall’azienda Nike in quanto, subito dopo l’accaduto, la richiesta da parte dei consumatori dei gadget del grande atleta e “schizzata alle stelle” e la famosa impresa sportiva, invece che aumentare i prezzi di tali oggetti per farne un guadagno, ha deciso rimandare ad una pagina di commemorazione del black mamba chiunque avesse provato a portare a termine l’acquisto online.

Dear Kobe

Caro Kobe, hai significato molto per tante persone, sportivi e non, ci hai dimostrato come essere i migliori nel fare ciò che di più amiamo, anche, anzi soprattutto fuori dal campo. Probabilmente ora da lassù guardandoci piangere la tua morte starai dicendo con soddisfazione e un po’ di amaro in bocca: “what i did?”, perché ci sei riuscito, ora sei e sarai per sempre leggenda.

In ricordo delle vittime:

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