Perché Fleabag sarebbe piaciuta a Pirandello: l’umorismo e la rottura della quarta parete

Fleabag, la serie rivelazione Amazon Prime Video, è un’ottima rappresentazione di due processi molto cari a Pirandello: l’umorismo e la rottura della quarta parete.

La vita di ciascuno di noi, considerata nell’insieme e nei tratti più salienti, è una vera e propria tragedia. Ma, esaminata nei particolari, assume il carattere di una commedia. Esaminata nei particolari si direbbe che il destino abbia voluto inacerbire con lo scherno le torture della nostra esistenza. E, infatti, mentre tesse la vita con i colori della tragedia, ci impone finanche di negare la dignità del personaggio tragico, condannandoci, nei particolari della vita ordinaria, alla parte di buffi cenciosi.

L’umorismo di Pirandello

Il saggio intitolato L’umorismo esce nel 1908, in un momento in cui Pirandello è già piuttosto affermato. Comincia a lavorare al testo, in realtà, già dal 1904, anno in cui viene pubblicato Il fu Mattia Pascal. Ed è proprio a Mattia Pascal che il saggio è dedicato. La concezione dell’umorismo elaborata da Pirandello è in realtà il fulcro di tutta la sua attività letteraria, dai romanzi, alle novelle, fino ad arrivare al teatro. I personaggi pirandelliani sono tutti alquanto simili, accomunati da alcuni tratti essenziali. Sono personaggi tragici, grotteschi, tutti inevitabilmente votati al fallimento. Non ci sono vincitori, ma in fondo non ci sono neanche vinti, perché l’uomo è ridotto a una marginalità, che è una marginalità anche narrativa. A Pirandello non è più concesso narrare grandi storie, che siano a lieto fine o con un finale tragico.

Il saggio sull’umorismo affronta in primis la differenza tra comico e umoristico, spesso usati come sinonimi. La comicità si basa sull’avvertimento del contrario. Si percepisce che qualcosa è l’opposto di come dovrebbe essere, cattura la nostra attenzione proprio perché è divergente e questo suscita il riso. Un riso inconsapevole, superficiale. L’umorismo entra invece in profondità, scardinando quali sono le motivazioni che hanno portato alla diversità che abbiamo notato. Attraverso questo procedimento di frammentazione della realtà, ci si rende conto che alla fine non c’è niente da ridere. Anzi, subentra a questo punto uno dei sentimenti che più ci rende umani, cioè la compassione.Si tratta di un sentimento del contrario ed è il narratore stesso che ci accompagna in questo processo. Un narratore forte, interessato più di ogni altra cosa alla dimensione psicologica del suo personaggio e a mostrarci come le sue stranezze, le sue debolezze, siano in realtà la naturale conseguenza di ciò che ha vissuto o sta vivendo.

Il teatro: abbattere la quarta parete

Con il termine “quarta parete” si intende un “muro” immaginario che divide lo spettatore dal palcoscenico.  Si crea così un netto distacco tra ciò che riguarda il mondo reale e ciò che invece è solo finzione. Per Pirandello, però, questa separazione non esiste. In un mondo in cui ognuno di noi possiede una serie di maschere, a cui via via è costretto ad aderire, molto spesso inconsapevolmente, com’è possibile delineare esattamente che cosa è reale e che cosa non lo è? Com’è possibile capire esattamente quali siano le parole, i sentimenti, le idee che realmente una persona condivide e quali invece quelle che è costretto a condividere? Decide quindi di adattare questa sua poetica anche al teatro. Come? Abbattendo la quarta parete.

La rottura della quarta parete nasce da un’idea del drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, che Pirandello introduce per la prima volta anche in Italia. L’opera che al maggior grado incarna questa nuova visione è Sei personaggi in cerca d’autoreI sei personaggi convincono il capocomico a rappresentare il loro dramma e addirittura ad essere loro stessi a rappresentarlo al posto degli attori della compagnia. Tra personaggi che dialogano direttamente con gli spettatori e altri che si nascondono nel pubblico e pronunciano le loro battute dalla platea, il risultato è un ingarbugliamento veramente difficile da districare che lascia lo spettatore con un dubbio impossibile da chiarire: è successo davvero?

Fleabag: una serie (quasi) pirandelliana

Fleabag è la serie pluripremiata ai BAFTA, scritta e interpretata da Phoebe Waller-Bridge, per molti l’autrice più talentuosa del panorama seriale del momento. Fleabag significa “sacco di pulci” e parla della vita di una trentenne londinese particolarmente sfortunata in amore, con un pessimo rapporto con la sua famiglia. La prima stagione è una continua discesa verso la sua autodistruzione, la seconda invece è la storia della sua rinascita. Tutta la serie è basata proprio su quel procedimento tanto caro a Pirandello: la rottura della quarta parete. Durante tutte le puntate, infatti, la protagonista sfrutta la macchina da ripresa e, di conseguenza, noi che la guardiamo, per commentare la persona con cui sta parlando o per darci qualche informazione in più, parlando direttamente in camera. Siamo i suoi unici amici, i suoi confidenti, e infatti ci abbandonerà, sul finale, dopo aver trovato una persona con cui sfogarsi e a cui raccontare tutte le delusioni e i rimorsi che la perseguitano.

Il clima della serie è ironico, dissacrante, sarcastico e, a tratti, grottesco. Fleabag ci fa più volte ridere con il suo black humor londinese, ma, se scaviamo più a fondo, riusciamo a percepire appieno la tragicità di questo personaggio. È una vera e propria serie umoristica. Tutte le battute della protagonista, il suo modo disincantato di guardare il mondo, nascondono una persona in fuga. In fuga da un grave errore che ha provocato la morte della sua unica amica, Boo. Sarà costretta a fare i conti con il suo rammarico, nella seconda stagione, quando si innamorerà di un prete cattolico. Un seguace di quel Dio nel quale lei non crede più e del quale invece capirà di avere bisogno. Per andare avanti dovrà perdonarsi, ricostruire un rapporto con una sorella all’apparenza così perfetta, ma che in realtà ha disperatamente bisogno di lei, e riabbracciare insieme al padre il ricordo della madre defunta. Una serie piena di spunti di riflessione, che ci diverte ma ci fa anche meditare su tutte le volte in cui, dietro una persona all’apparenza spensierata e scanzonata, si può nascondere qualcuno che ha terribilmente bisogno di aiuto.

 

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: