Morire ci rende famosi? La risposta arriva da Emily Dickinson e The Band Perry

La canzone della band statunitense incontra la vita di Emily Dickinson

If I die young è una canzone fortissima che ha avuto un incredibile successo nel 2010, quando è stata pubblicata, parla di una morte precoce e di come la gente inizi davvero a prestare attenzione quando un coltello taglia la tua breve esistenza. Questa è la storia di Emily che venne ascoltata solo dopo il suo ultimo addio.

If I die young

If I die young viene pubblicata nel 2010 dal gruppo country americano The Band Perry. Non si sa molto del suo testo ma ebbe un impatto importantissimo nel mondo musicale e non solo. Nel momento esatto in cui questa canzone divenne famosa, la band iniziò a ricevere dozzine di lettere positive. Una conteneva una lettera, una collana ed un anello. A scriverla era una ragazza che aveva da poco perso un amico a causa del cancro. Si sentiva persa ed aveva pensato di suicidarsi. E poi aveva sentito queste parole alla radio:

And I’ll be wearing white when I come into your kingdom
I’m as green as the ring on my little cold finger
I’ve never known the lovin’ of a man
But it sure felt nice when he was holding my hand
There’s a boy here in town says he’ll love me forever
Who would have thought forever could be severed by
The sharp knife of a short life,
Well I’ve had just enough time
So put on your best boys and I’ll wear my pearls
What I never did is done
E si era resa conto che non ne valeva la pena. Una canzone quindi l’aveva salvata e per questo regalava loro la sua collana e il suo anello, non gli avrebbe portati con sè nella tomba. Questa storia è molto bella e ci aiuta a comprendere come alcune parole possano veramente fare la differenza.

Funny when you’re dead how people start listenin’

Nella canzone c’è una strofa molto interessante (e vera) che dice:
A penny for my thoughts, oh no I’ll sell them for a dollar
They’re worth so much more after I’m a goner
And maybe then you’ll hear the words I been singin’
Funny when you’re dead how people start listenin’
I pensieri di una persona morta valgono di più, sono più misteriosi ed affascinanti, per questo sono così richiesti. Ci sono molti poeti, artisti e scrittori che sono stati riconsiderati o scoperti solo alla loro morte, quando finalmente la gente voleva davvero sentirli. E comprendere chi fossero stati in vita. Magari le stesse persone che in salute li avevano completamente ignorati.
Sembra la storia di Emily Dickinson, la poetessa eremita che passò tutta la sua esistenza chiusa nella sua stanza, allontanandosi da sguardi indiscreti, votandosi alla poesia. Le sue parole vennero lette solo con la sua morte e venne così scoperto un tesoro incredibile dal valore inestimabile.
Emily nasce il 10 dicembre 1830 ad Amherst e cresce in un ambiente rigido e puritano, ricorda della sua infanzia:
Sono andata a scuola […] ma non mi hanno insegnato niente. Da piccola avevo un amico che mi ha insegnato l’Immortalità – ma essendoci andato troppo vicino – non è più tornato – poco dopo il mio Tutore è morto – e per molti anni – il mio vocabolario – è stato l’unico compagno.
Emily quindi fa esperienza di cosa significhi morire precocemente e la morte sarà uno dei temi principali che caratterizzeranno le sue poesie. Nel 1870 si chiude nella sua camera e solo sei poesie verranno rese pubbliche prima del suo ricongiungimento con Dio, di cui tanto scrive.

If I should’nt be alive

Prima della sua totale reclusione, Emily scrive nel 1860 una sorta di testamento, che ha molti tratti in comune con la canzone dei The Band Perry:
If I shouldn’t be alive
When the Robins come
Give the one in Red Cravat
A Memorial crumbIf I couldn’t thank you
Being fast asleep
You will know I’m trying
With my Granite lip!
La gentilezza e la dolcezza che si colgono in entrambi i testi rendono la morte ancora più triste ed angosciante, eppure le loro parole, sembrano quasi abbracciare i cuori. Emily vuole che la gente si ricordi di lei, alla sua morte, e che lo faccia non posando dei fiori sulla sua tomba ma amando la Natura come lei faceva. Vuole che le persone siano gentili con la sua amica e vuole che si sappia che sarà grata a tutti coloro che seguiranno il suo volere. Con le sue labbra di granito, parlerà ancora.
Ed ecco Emily che con il suo vestito bianco si dirige nel 1886 verso il regno del suo Signore.
And I’ll be wearing white when I come into your kingdom

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: