I dati Oxfam

Oggi 10 mila donne e uomini saranno condannati a morte dalla mancanza di accesso a cure sanitarie e 262 milioni di bambine e bambini non potranno andare a scuola. Oggi, come in qualunque altro giorno dell’anno. Il mondo dipinto dal rapporto globale di Oxfam è in bianco e nero, con buona pace per le sfumature: sempre più persone in povertà estrema da una parte, pochi Paperoni ultra-miliardari dall’altra. Tanto che se l’1% dei più ricchi pagasse lo 0,5% in più di imposte sul patrimonio, si potrebbe salvare la vita a 100 milioni di persone e permettere a tutti i bambini di avere un’istruzione nel prossimo decennio. 

Una grossa mole di numeri, percentuali e statistiche – quelli contenuti nel rapporto Oxfam 2019 Bene pubblico o ricchezza privata?– che dipingono una realtà di marcata disuguaglianza sociale ed economica che non accenna a diminuire. Tanto nei paesi ricchi, Italia compresa, quanto in quelli da ormai troppo tempo definiti in via di sviluppo. C’è un dato che spicca su tutti: l’1% più ricco del Pianeta detiene quasi la metà della ricchezza aggregata netta totale, mentre 3,8 miliardi di persone, pari alla metà più povera degli abitanti del mondo, possono contare appena sullo 0,4 per cento.

In principio era l’egualitarismo

Questi dati ci fanno riflettere su alcune dinamiche aberranti del nostro sistema economico internazionale, e scatenano il fuoco filosofico egualitarista. Questa scuola di pensiero nel suo senso più banale ed estremo sostiene che il denaro debba essere distribuito in modo uguale tra tutti gli esseri umani adulti, in modo che ognuno ne riceva esattamente la stessa quantità. La redistribuzione sembra essere giustificata ad esempio, con ragioni utilitaristiche, ossia come il modo più conveniente per massimizzare la felicità e minimizzare la sofferenza.

Tuttavia seppur in via del tutto teorica e ideale chiunque di noi si senta vicino, anche solo eticamente, a una tale dottrina, esistono degli argomenti razionali e pragmatici che confutano gli aspetti di attuabilità e concepibilità dell’egualitarismo più ideale allo stato attuale delle cose nella società contemporanea.

Scarsa praticità e breve durata

È abbastanza ovvio che l’uguale distribuzione di denaro è un obiettivo irraggiungibile. Le difficoltà pratiche di un’uguale distribuzione di denaro anche all’interno di una sola città sarebbero enormi; distribuire denaro in maniera eguale per tutti gli esseri umani adulti rappresenterebbe un incubo organizzativo. Realisticamente si può senza dubbio aspirare a una distribuzione di denaro più equa, forse fissando una remunerazione equa per tutti gli esseri umani adulti.

Tuttavia certe dinamiche tornerebbero a ripetersi distruggendo un utopico egualitarismo. Infatti i diversi individui userebbero il loro denaro in modi diversi: L’intelligente, l’ingannatore e il forte acquisirebbero rapidamente le ricchezze dell’ignorante e dello stupido. Alcune persone sperpererebbero il denaro, altre lo risparmierebbero. L’unico modo per mantenere qualcosa di simile ad un uguale distribuzione pecuniaria sarebbe uno spiacevole intervento dall’alto. Pertanto ciò implicherebbe un’intrusione nella vita degli individui e limiterebbe la loro volontà di fare ciò che desiderano. 

Diversità dei meriti

Un’altra obiezione è che persone diverse meritano ricompense finanziarie differenziate per i lavori che svolgono e il contributo che portano alla società. Così, per esempio, si sostiene talvolta che i ricchi dirigenti dell’industria meritano alti stipendi per il loro contributo alla vita dell’economia rispetto ad altri individui: essi rendono possibile il lavoro di altre persone, pertanto in via teorica ammettono la crescita dell’economia. Inoltre anche se non meritassero stipendi più alti, forse tali stipendi sono necessari come incentivo per ottenere un lavoro svolto in modo efficiente, i cui benefici generali per la società potrebbero superare i costi: senza di essi ci sarebbero meno opportunità per tutti.

Senza l’incentivo di una paga elevata nessuno di coloro che sono capaci di svolgere determinati lavori sarebbero disposti a svolgerli. Incontriamo qui una grande differenza tra egualitaristi e coloro che ritengono che grandi ineguaglianze di ricchezza tra gli individui siano accettabili. Per la maggior parte degli egualitaristi è convinzione essenziale che si possano accettare solo moderate differenze di ricchezza tra gli individui, e che idealmente tali differenze dovrebbero corrispondere a differenze di bisogni.

Diversità dei bisogni

Alcune persone hanno bisogno per vivere di più denaro di altre. Coloro che possono sopravvivere solo grazie a costose cure mediche quotidiane probabilmente non vivrebbero a lungo in una società in cui ciascun individuo non potesse ricevere più una quota uguale a quella di tutti gli altri della ricchezza complessiva della società, a meno che non si trattasse di una società particolarmente ricca.

Esiste un reale diritto alla redistribuzione?

Alcuni filosofi sostengono che non importa quanto possa apparire desiderabile l’obiettivo della redistribuzione pecuniaria. Infatti essa violerebbe i diritti degli individui a conservare la loro proprietà, e tale violazione è sempre moralmente sbagliata. Questi filosofi sostengono che i diritti prevalgono sempre su ogni altra considerazione, come quelle utilitaristiche. Robert Nozick, in Anarchia, stato e utopia assume questa posizione, enfatizzando il diritto fondamentale a conservare le proprietà che siano state legalmente acquisite.

A questi filosofi rimane l’onere di spiegare esattamente cosa siano questi diritti e da dove provengano. Con diritti non intendono diritti legali, sebbene i primi possano coincidere con i secondi in una società giusta; i diritti legali sono naturalmente quelli stabiliti dal governo o dall’autorità appropriata. I diritti in questione sono invece diritti naturali, che dovrebbero idealmente guidare la formulazione di leggi. Alcuni filosofi come Jeremy Bentham hanno messo in discussione una tale nozione definendola un non senso sui trampoli. Un difensore della concezione secondo cui lo stato non ha il diritto di redistribuire la ricchezza dovrebbe come minimo saper indicare la fonte dei diritti naturali di proprietà. I difensori dei diritti naturali hanno ampiamente fallito in questo tentativo.

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