Il Superuovo

“Orange Is The New Black” ci racconta tutto quello che dobbiamo sapere sulle pene

“Orange Is The New Black” ci racconta tutto quello che dobbiamo sapere sulle pene

“Orange Is The New Black” è la serie tv che ha cambiato la nostra concezione del carcere e dei detenuti. Ma cosa può insegnarci sulle pene?Miracolo televisivo a stelle e strisce, Orange Is The New Black è, senza ogni ragionevole dubbio, una delle serie più amate di sempre. Dall’ambientazione insolita, un carcere femminile, a un obiettivo ancora più insolito: umanizzare coloro che abitano in un penitenziario. Impresa riuscita a pieno, vedasi anche le sette acclamatissime stagioni del programma in questione. Gli spettatori sono così coinvolti dai drammi personali e dalle storie di ognuna delle carcerate che quasi si dimenticano dei loro precedenti non sempre rosei. Ma guardiamo cosa implica in termini di penalità.

Orange Is The New Black

Tutto inizia quando la perfetta vita di una perfetta ragazza del Connecticut, Piper Chapman, viene perfettamente rovinata da un mandato di arresto. Come se la faccenda non fosse già abbastanza drammatica, aggiungiamo un dettaglio che la renderà come minimo tragicomica: è stata la sua ex ragazza, Alex Vause, a incastrarla. Si parla di traffico internazionale di stupefacenti e la pena prevista è di un anno e qualche mese, che Piper dovrà scontare nel carcere femminile di Litchfield. Lì, dopo un inizio duro, conoscerà le sue compagne di prigionia, oltre al fatto che rivedrà il suo grande amore. Da giovane donna spaesata e spaventata, a consapevole e sicura di sé: la transizione è presto fatta, anche se non senza fatica. Il cambiamento più importante? Sicuramente l’aver capito che il penitenziario e chi ci abita non sono così diversi da tutti noi.

Il concetto di pena

Una volta notificata la violazione di una norma giuridica, sappiamo che al reo sarà applicata una pena di un qualche tipo. Ma cos’è questa pena? Spesso, in sociologia della devianza e criminologia, viene definita come una sanzione negativa, ossia una reazione sociale negativa erogata al colpevole dalle istituzioni preposte. Questa pena ha portata istituzionale o formale, quindi è scritta in un codice di procedura di penale, in modo che sia univoca, certa e non modificabile a piacimento del giudicante. Inoltre, a livello semantico, il termine ‘pena‘ ricorda immediatamente i concetti di punizione, condanna, castigo, ma anche di dolore, afflizione e sofferenza. Questo fa intendere che la penalità si impartisce al reo arrecandogli dolore, visto che lo limita o priva di diritti e facoltà individuali. Ovviamente, la pena più famosa è il carcere, ma ne esistono moltissime altre: la detenzione, per il nostro ordinamento, dovrebbe essere solamente l’extrema ratio, utilizzabile esclusivamente in casi di particolare gravità di reato o di estrema pericolosità sociale del deviante.

La pena secondo la nostra Costituzione

Il tema della giustizia è affrontato al comma 3 dell’articolo 27 della nostra Carta Costituente. Infatti, esso enuncia che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Ciò significa che non possono essere ammesse penalità crudeli, feroci, violente o disumane. Pensandoci meglio, questo potrebbe parere in contrasto con il concetto intrinseco di pena, intesa come sofferenza: il carcere stesso, per definizione ed etimologia, è un qualcosa di estremamente coercitivo. Il comma prosegue con l’indicazione che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. I costituenti non lasciano nemmeno una parola al caso: scrivono ‘tendere‘ in quanto sono convinti dell’ambiguità del termine ‘rieducazione‘, non sempre un obiettivo raggiungibile per tutti. Rieducare il reo, poi, non è una sfida riservata al penitenziario, ma è una sfida sociale e collettiva. Oltre a ciò, viene usato il lemma ‘condannato‘ e non ‘carcerato‘ proprio perché esistono molti altri metodi sanzionatori. Lo Stato ha quindi in mano la potestà punitiva, regolata da ordinamenti appositi per non lasciare nulla alla discrezionalità.

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