Il Superuovo

Almanacco Barbanera: una tradizione che da 260 anni continua ad affascinare gli italiani

Almanacco Barbanera: una tradizione che da 260 anni continua ad affascinare gli italiani

Nato nel 1762, l’Almanacco Barbanera continua a sopravvivere nelle edicole italiane. Insieme al calendario, infatti, si raggiunge una tiratura di 2 milioni di copie. Oggi indaghiamo un po’ sulle origini di questo genere letterario e la sua evoluzione nel tempo. 

La collezione di Almanacchi Barbanera umbra è diventata patrimonio dell’UNESCO nell’ottobre del 2015, e, nella sede della casa editrice Editoriale Campi, si raccolgono 12.000 esemplari di almanacchi da tutto il mondo per tenere viva la tradizione di questo genere letterario.

Un calendario di tradizioni

L’idea di Almanacco nasce nei primi anni dell’XI secolo; si tratta sostanzialmente di un calendario annuale con l’aggiunta di notizie utili come le previsioni del meteo, la posizione delle stelle, l’ora dell’alba e del tramonto e così via. Vi erano inserite anche date delle festività e degli eventi principali dell’anno, tipo i matrimoni reali e le fiere. Era uno strumento utile a tutta la popolazione tanto che esistevano numerosi venditori ambulanti che organizzavano letture ad alta voce nelle piazze anche per chi non sapeva leggerlo. Il XVIII secolo è il momento più alto per le vendite di calendari e tabelle astronomiche e i sovrani degli stati più importanti, tipo Inghilterra e Francia, ne detenevano il monopolio completo. Proprio in questi anni nasce l’Almanacco Barbanera: nello specifico, viene stampato nel 1762 a Foligno, in Umbria, dove è pubblicato annualmente ancora oggi. Questo genere letterario può sembrare datato e forse gli scettici non sono particolarmente impressionati dai suoi contenuti. L’importanza principale di questi opuscoli, però, sta proprio nel tipo di informazioni messe a disposizione. I dati raccolti e gli eventi messi in luce, infatti, rispecchiano ciò che è importante per la società a cui si rivolgono e, per questo, si parla proprio di una raccolta della tradizione popolare.

Barbanera ma non il pirata

Nella storia italiana ci sono diversi almanacchi famosi; basti ricordare quello di Nostradamus “Centurie astrologiche” pubblicato nel 1550 che ancora oggi è presente nelle biblioteche degli appassionati. L’Almanacco Barbanera vanta una tradizione lunga circa 260 anni. La prima curiosità riguarda sicuramente il nome: Barbanera fu, secondo la tradizione, il primo redattore di questo almanacco. La sua figura è avvolta dalla leggenda ma il suo nome è rimasto celebre. Il Giornale, in questi giorni, ha dedicato a questo almanacco diversi articoli proprio in occasione dell’anniversario della nascita. Quello che più viene messo in risalto è che questa pubblicazione ha saputo accompagnare la società evolvendosi con essa. Per esempio, se per un periodo si concentrava su indicazioni tecniche per l’agricoltura, adesso inserisce anche frasi motivazionali o citazioni di autori importanti con lo scopo di incrementare un clima di ottimismo. Un’ultima cosa che bisogna attenzionare è che i lettori di questo “opuscolo” non sono superstiziosi o analfabeti; illustri esponenti della cultura, anche contemporanei tipo Umberto Eco, sono stati affascinati dalla funzione degli almanacchi.  Nel famoso archivio umbro, patrimonio dell’UNESCO dal 2015, è conservata una lettera di Gabriele D’Annunzio che definisce proprio l’Almanacco Barbanera “il fiore dei Tempi e la saggezza delle Nazioni”.

Giorni fasti e giorni nefasti

La tradizione in Italia della pubblicazione dei calendari risale all’antica Roma. Ovviamente risente dell’influenza di Greci e soprattutto di arabi e si riferiva per lo più alla sfera religiosa. I romani, però, avevano riformato più volte il calendario che rappresentava uno strumento utile anche alla propaganda politica. La scansione di settimane e mesi è molto differente da quella contemporanea; fino al periodo imperiale, infatti, si parla di un ciclo di 9 giorni chiamato nundinae e di un sistema di nomenclatura totalmente diverso. La curiosità principale è che nell’antica Roma si esponevano i cosiddetti Fasti diesDal IV secolo a.C. dall’idea di Gneo Flavio, si iniziò ad affiggere nel foro queste tavole di pietra con le indicazioni per ciascun giorno dell’anno. Si tratta di uno schema molto simile all’almanacco, erano, infatti, tavole annuali in cui ogni giorno era identificato con una lettera dell’alfabeto. Queste lettere dovevano aiutare il popolo a identificare i giorni di mercato, i momenti della festività e scandivano la loro vita quotidiana. Raccoglievano, esattamente come gli almanacchi, le informazioni sul raccolto e i vaticini raccolti dai sacerdoti. Dunque l’idea di base dell’almanacco affonda le sue radici nella società romana e continua ad affascinare i lettori contemporanei pur avendo perso l’aura iniziale di religiosa superstizione.

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