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Quanto sono simili gli Hunger Games ai giochi gladiatori? Lo mostra la storia romana

Quanto sono simili gli Hunger Games ai giochi gladiatori? Lo mostra la storia romana

La saga di Hunger Games ha avuto un enorme successo, ma alla base della storia sta un forte rapporto con i giochi gladiatori romani.

Un’arena colma di sfidanti, bagni di sangue e un pubblico in delirio: queste sono le caratteristiche che accomunano gli Hunger Games ai giochi gladiatori, ma non mancano anche grandi differenze.

Cosa sono gli Hunger Games?

Nello stato di Panem, diviso in dodici distretti governato da Capitol City, annualmente vengono celebrati gli Hunger Games, crudeli giochi in cui due rappresentanti, un maschio e una femmina, scelti a sorte o volontari, sono costretti a scendere in un’arena ipertecnologica dove combattono fino alla morte con le armi e le risorse che trovano nell’arena stessa e che sono fornite dal governo centrale organizzatore. Tra i tributi c’è una grande disparità di condizione: infatti, quelli provenienti dai distretti più ricchi spesso si addestrano anni per offrirsi come volontari agli Hunger Games, con la speranza di sopravvivere e diventare delle celebrità, acclamate dalle folle di Capitol City e mantenuti dagli sponsor; di contro, gli altri partecipanti, provenienti da distretti sempre più poveri a mano a mano che ci si avvicina al dodicesimo, non hanno quasi mai le capacità di contrastarli. L’addestramento di base fornito dagli organizzatori dei giochi è minimo e non prepara assolutamente i tributi, come sono chiamati i ventiquattro partecipanti al massacro, a fronteggiare quello che li aspetta nell’arena.

Come funzionavano i giochi gladiatori?

Nell’antica Roma i giochi gladiatori, che avvenivano in apposite arene, delle quali il Colosseo e l’Arena di Verona sono tra gli esempi più noti, erano finanziati dai privati e dallo Stato centrale, anche se dall’età imperiale in poi questa seconda situazione divenne più comune. I gladiatori, solitamente schiavi o prigionieri di guerra, venivano comprati dalle scuole gladiatorie, ognuna diretta da un lanista, ossia un ex-gladiatore, e addestrati per cercare di fare una figura dignitosa nell’arena. Una volta gettati nella mischia, con armi e armature fornite di volta in volta dalla scuola o dagli organizzatori, si affrontavano tra loro in scontri generalmente individuali o a coppie, ma non mancavano anche i casi in cui si ricreavano piccole battaglie o in cui i gladiatori affrontavano bestie feroci, le cosiddette venationes. I vincitori, osannati dalla folla, ottenevano onori e gloria fino alla battaglia successiva, potevano guadagnarsi la libertà vincendo un certo numero di scontri e avendo ben figurato in battaglia.

Quali sono le differenze?

Suzanne Collins, autrice di Hunger Games, si è certamente ispirata ai giochi gladiatori per il proprio racconto, ma ha inserito una notevole variante che trasforma quasi completamente il significato dei giochi. Se per i Romani e il governo della repubblica e dell’impero, le lotte dei gladiatori nelle arene erano solo un passatempo, un modo per divertire le folle e avere l’opinione pubblica dalla propria parte, il famoso panem et circenses insomma, il governo di Capitol City fa assumere un significato completamente diverso a questa truculenta manifestazione. La prima edizione degli Hunger Games ebbe luogo una volta terminata la rivolta dei distretti contro l’opulenta capitale, distretti che dovettero pagare un prezzo altissimo per la loro insubordinazione, ossia il sacrificio di due tributi ogni anno. Questi giochi quindi hanno un significato prettamente politico e hanno lo scopo di ricordare, ogni anno, da una parte la forza del governo centrale, che può portare via dalle loro case dei cittadini qualsiasi senza che nessuno opponga resistenza, dall’altra una sorta di generosità, per il trattamento che riserva ai sopravvissuti alla battaglia nell’arena, trattandoli come delle superstar. Ovviamente nulla di tutto ciò a Roma, dove i gladiatori affrancati non godevano certo della stima della popolazione, anzi era vera il contrario; nemmeno esisteva alcun significato politico nei ludi gladiatori, che non erano certo ulteriori punizioni per gli uomini delle nazioni sconfitte, né tantomeno un monito. Unico momento in cui gli spettacoli antichi si avvicinarono al modello della Collins fu durante il primo periodo di diffusione del Cristianesimo, quando la messa a morte dei Cristiani ad opera di belve feroci, doveva servire anche da monito per un’ulteriore adesione al quello che all’epoca era considerato alla stregua di un culto misterico, iniziatico e pericoloso.

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