Il famoso brano di Francesco Gabbani ci introduce nel mondo della filosofia e della religione orientale, scopriamo i riferimenti al Buddismo.

Il Buddismo -o Buddhismo- non è soltanto una religione, è definito, infatti, più propriamente come una dottrina filosofica ed etica coincidente con l’insieme degli insegnamenti dati dal suo fondatore, ossia Siddhārtha Gautama, noto come Buddha. Per il suo universalismo e, soprattutto, per la sua inclusività ha conosciuto rapida diffusione e significativo apprezzamento -come del resto altre religioni orientali- anche nei Paesi occidentali, dove spesso è considerato una vera e propria moda.
Caratteristiche del Buddismo
Il Buddismo è una religione di origine indiana, sviluppatasi intorno al VI secolo a.C: è universale perché è aperta a tutti indipendentemente dalla cultura o dall’etnia di appartenenza; minoritaria perché non rientra tra quelle più diffuse al mondo; e fondata perché nata seno a una religione etnica, quale l’induismo.
Il Buddismo non è una vera e propria religione politeistica o semplicemente teistica perché non ha la figura di “divinità” o perlomeno essa non riveste un ruolo centrale. Lo stesso Buddha non è considerato un dio per l’ortodossia buddista, anche se la religione popolare lo venera come tale.
I luoghi sacri del Buddismo sono le pagode e gli stupa ossia edifici adibiti originariamente a reliquiari, oggi considerati luoghi di culto e pellegrinaggio.
Il fine ultimo della dottrina buddista è raggiungere il Nirvana, ossia l’emancipazione dal dolore, attraverso gli insegnamenti dati dal Buddha stesso, attraverso la presa di coscienza delle cosiddette “quattro nobili verità“: verità del dolore, verità dell’origine e delle cause del dolore, verità della cessazione del dolore, verità della via che porta alla cessazione del dolore, ossia l’ottuplice sentiero. Si tratta di un cammino spirituale per avvicinarsi al Nirvana, distinto in tre linee fondamentali: pratica delle virtù morali, meditazione e saggezza. Il nobile ottuplice sentiero è rappresentato nell’iconografia dalla ruota a otto raggi (Dharmacakra).

Il fondatore: Buddha
Il Buddismo è stato fondato da Siddhārtha Gautama Buddha (dal vedico buddhá, participio passato di bódhati, ossia “l’Illuminato“), nato a Lumbini -attuale Nepal- intorno al 566 a.C.. Egli, dopo essere uscito per la prima volta dal palazzo paterno ove fino a quel momento aveva felicemente vissuto, entrò in contatto con la dura e triste realtà: incontrò, infatti, un vecchio, un malato e un morto, conobbe quindi dolore e sofferenza, vecchiaia, malattia e morte. In un secondo momento, si imbatté in un asceta, tranquillo, quasi sereno e si chiese come facesse a essere così tranquillo nonostante la sofferenza dilagante; decise, quindi, a ventinove anni di dedicarsi alla meditazione per cercare di diventare come l’asceta incontrato. Abbandonò la reggia familiare e si mise alla ricerca della via della liberazione seguendo i precetti dell’induismo, da cui però in seguito si distaccò. Dopo aver affrontato una serie di prove e aver resistito alla tentazione per un’intera notte, seduto nella posizione del loto (Padmasana) sotto un albero di fico, all’alba raggiunse l’illuminazione, il cosiddetto Nirvana, assumendo l’appellativo di Buddha.
Il Nirvana non è un luogo fisico, piuttosto è uno stato di coscienza che rappresenta il culmine della vita ascetica, la fine del ciclo delle rinascite e che è caratterizzato dal raggiungimento della pace dei sensi, dall’assenza di ogni desiderio o tensione. Raggiunto tale stadio, Buddha decise di uscire dal Nirvana per aiutare gli altri uomini a raggiungerlo. Ecco che, da quel momento, iniziò la predicazione e fondò una prima comunità di monaci: Buddha diffonderà il suo messaggio, per quarantacinque anni fino alla sua morte, avvenuta nel 486 a.C..

Il Karma degli Occidentali: i riferimenti
“Occidentali’s Karma” è la canzone più famosa di Francesco Gabbani con la quale ha vinto il Festival di Sanremo 2017 e ha partecipato all’Eurovision Song Contest dello stesso anno, guadagnandosi il sesto posto; è stata scritta da Francesco Gabbani, da suo fratello Filippo, Luca Chiaravalli e Fabio Ilacqua. Non è soltanto il classico tormentone che fa saltare e ballare per la sua spiccata orecchiabilità e per il suo ritmo vivace, ma è anche un testo che ci spinge a riflettere: Gabbani ci parla dell’uomo moderno, di come questi (soprav-)viva all’interno della dimensione contemporanea, di come si districhi tra “internettologia”, “tuttologia” e modernità regressiva.
Molteplici sono i riferimenti alla letteratura (l’incipit shakespeariano), alla sociobiologia (la “scimmia nuda” di Desmond Morris), alla filosofia greca (il Panta rei eracliteo), a grandi pensatori (Gabbani definisce il web l‘oppio dei popoli, così come Marx aveva fatto con la religione)… A questi si aggiungono i rimandi alle filosofie e alle religioni orientali, specialmente al buddismo, anche se non mancano riferimenti all’induismo.
Nel videoclip, girato nel monastero zen Sanbo-ji Tempio dei Tre Gioielli a Pagazzano, Berceto (PR), Gabbani indossa una toga arancione (tipica dei monaci buddisti) e svolge goffe pose di yoga come la posizione dell’albero (Vrksasana).

Gabbani, le religioni e le filosofie orientali
Nel testo, troviamo espressioni come:
Lezioni di Nirvana
C’è il Buddha in fila indiana
Per tutti un’ora d’aria, di gloria.
La folla grida un mantra […]Occidentali’s Karma […]
Namasté Alé
Oltre al Nirvana e a Buddha, Gabbani fa riferimento a un’ora d’aria alludendo probabilmente alla pratica dello yoga – disciplina orientale ascetica e meditativa di origine induista, dove il respiro è fondamentale; nomina poi il mantra, ossia una formula sacra che viene ripetuta molte volte durante la meditazione; il Karma che indica la legge della retribuzione delle azioni secondo la quale ogni azione provoca una reazione positiva o negativa (principio di causa-effetto) che fa accumulare karma positivo o negativo e che, alla fine, va a influenzare il futuro dell’individuo e la sua reincarnazione; ancora, Namastè che è una forma di saluto utilizzata anche nello yoga e l’Om finale, la sillaba sacra per eccellenza, recitata da sola oppure come apertura ad altri mantra.
Il titolo del brano “Occidentali’s Karma”, traducibile alla lettera come il “Karma degli Occidentali“, evidenzia subito qual è l’intento di Gabbani: innanzitutto quello di voler criticare la dimensione contemporanea, la società dell’apparenza, del dover essere, dell’uomo moderno che alla fine altro non è che una scimmia nuda, priva di peli (D. Morris); e poi anche quello di ironizzare sul modo in cui gli occidentali si approcciano alle religioni e alle filosofie orientali, spesso per moda.
L’occidentale che si rivolge alla cultura orientale lo fa sempre come un turista che va in un villaggio vacanze. La cultura orientale viene vista come fuga dallo stress, ma non è nata per questo. È la banalizzazione di qualcosa di profondo che c’è lì però, solo lì, noi siamo turisti di qualcos’altro, per noi diventa uno sport.
Come hanno affermato gli stessi autori del testo.