Il Superuovo

Object Oriented Ontology: Graham Harman e Rancore danno voce agli oggetti

Object Oriented Ontology: Graham Harman e Rancore danno voce agli oggetti

Antropocentrismo è la parola chiave della nostra società, nella quale i soli protagonisti e soggetti del mondo sembrano essere gli esseri umani.


Tuttavia c’è chi, a questa visione limitata del mondo, sembra essersi ribellato. Sono sempre più numerosi i contestatori di un superficiale antropocentrismo, in ambito filosofico e non solo. Scopriamo dunque una nuova filosofia, che pone l’accento sugli oggetto, attraverso il filosofo Graham Harman ed il rapper Rancore.

Object Oriented Ontology: un nuovo punto di vista

Nell’opera Object Oriented Ontology A New Theory of Everything il filosofo statunitense Graham Harman propone una filosofia rivoluzionaria che mette l’accento non più sull’uomo, quanto sugli oggetti. È un pensiero disorientante e spesso male accolto in una comunità da sempre abituata ad essere l’unica protagonista del mondo. La proposta è quella di un’ontologia orientata agli oggetti, appunto Object Oriented Ontology, che permetta all’oggetto di acquisire dignità e posizione nel mondo.

Se gli oggetti parlassero

Gli oggetti guadagnano gradualmente valore, dignità e attenzioni da parte del rapper romano Rancore, in particolare.
Egli scrive e canta degli oggetti nel brano Giocattoli con un’originalità che potrebbe ricordare l’ontologia orientata agli oggetti del filosofo Harman.
Nel brano infatti non è Rancore a parlare di oggetti ma sono gli oggetti stessi a raccontare di loro, attraverso la voce del rapper.
In quello che sembra l’excursus della vita di una ragazza circondata da oggetti, questi parlano raccontandosi in quanto tali e compagni passeggeri della giovane.
Tutto inizia con la tenera età ed il primo oggetto, un giocattolo, inizia a raccontarsi:

Non so chi mi ha inventato, venduto, comprato
Chi mi ha incartato e non so neanche in quale festività
Non so qual era il mio scaffale, qual è stato il mio prezzo
Non so se era Natale o c’era un compleanno di mezzo
Non so che rappresento

Ha inizio così il racconto di una realtà in cui soggetto e oggetto vivono armonicamente l’uno accanto all’altro: la bambina ed il giocattolo, che apprezza e valorizza.
Il tempo passa, la ragazza cresce e l’oggetto al suo fianco cambia:

Io non le lascio le tue labbra
io resisto anche all’acqua
Non resto neanche sulla bocca di chi spesso ti tocca
Non sono rosso per forza
Ma tu mi hai scelto così

Si deduce che a parlare sia ora un rossetto, nuovo compagno inseparabile della giovane adolescente:

Già dall’astuccio, levami il cappuccio
E avrò una rotazione, esco dal guscio
E scorro sopra due petali di passione
La mia tonalità so che ti piaceva già da bambina
Un po’ sei scema, pensi che ti stia bene perché si abbina
Questo stronzo ci rovina, ci sbiadisce, ci confonde

Emerge quasi un alleanza tra l’oggetto ed il soggetto in questione, che a vicenda si completano in quello che, raccontato dall’oggetto, sembra quasi un rapporto amicale tra simili.
L’oggetto si rivela inaspettatamente pensante, capace di prendere posizione e provare sentimenti.

Fedele e affezionato compagno, odia chi possa far del male alla ragazza, in questo caso, un esterno, ipotetico partner della giovane.
Il legame non sembra tutta via essere colto dalla ragazza, che devalorizza e limita l’oggetto a tale, sfruttandolo per poi gettarlo. È questo il destino del fedele rossetto rosso:

Ma di colpo tu mi schiacci sullo specchio
Lasci un cuore a quel cretino
Mi finisci, mi butti e ti scordi tutto

Rancore da voce al dramma degli oggetti che ci accompagnano e a cui mai diamo valore, conservando un’ottica spregiativa e riduttiva verso essi.

Chi cresce non apprezza più i giocattoli
Giocattoli, giocattoli
Diventano mondezza

Non c’è un lieto fine quindi per i giocattoli, che non simboleggiano altro che oggetti nella loro totalità.

Il meritato valore degli oggetti

Quello che attraverso Harman e Rancore si può cogliere, è la triste tendenza umana a disprezzare il diverso.
Gli oggetti, come canta Rancore, ci accompagnano nella quotidianità, spesso facilitandola e arricchendola. Sono mezzi di diletto, come i giocattoli, mezzi utili e pratici come possono essere una macchina od un elettrodomestico e sono strumenti attraverso i quali possiamo migliorare la nostra stessa immagine in quanto soggetti, attraverso capi e accessori. Perché dunque devalorizzarli e ridurli a inutile “mondezza”? Perche non riconoscere il complesso sistema in cui soggetti ed oggetti dialogano tra loro e si completano?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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