In molti tendono a non pensare all’importanza del nome di un prodotto. Soprattutto ai nostri tempi, il processo del naming è diventato qualcosa di apparentemente scontato e quasi facile. I pensieri più comuni sono: ‘basta che sia facile da ricordare’, ‘basta che sia chiaro’, ‘basta che sia ovvio’…

Fortunatamente, però, non tutti i brand decidono di fermarsi al basta che, ma scelgono di andare oltre queste apparenze. Alcuni decidono di seguire la corrente dove i consumatori li portano. Come Ferrari, che per il suo nuovo modello ha pensato di sottolineare la tradizione e la sua storia, in linea con i nuovi desideri del tipico individuo del ventunesimo secolo.

Il nome altamente evocativo (e pieno di responsabilità) del nuovo modello targato Ferrari

 

Una presentazione ‘rosso opaco’

Il nuovissimo bolide targato Ferrari è stato presentato ieri, con le sue innovazioni e le sue sorprese. Per primo, il colore. Una tinta non fuoco come ci si sarebbe aspettati, bensì un rosso matte, opaco, che gioca con le luci che lo accarezzano. Una scelta estetica ma anche tecnica, guidata dalla necessità di compensare l’aumento del peso della vettura a causa della maggiore dimensione dei serbatoi.

Poi, il nome. Una denominazione coraggiosa ed evocativa: SF90, per celebrare i novantanni della storica scuderia di Maranello. Un nome che sottolinea la voglia di tornare a vincere e osare seguendo l’animo che Enzo Ferrari aveva dato al suo cavallino. Due semplici lettere accompagnate da due semplici numeri, che vorrebbero essere una garanzia di inizio di un nuovo e scoppiettante decennio. Un nome, ancora, che si unisce anche al ricordo dei piloti che ci sono stati e agli obiettivi raggiunti nella scorsa stagione. Insomma, un battesimo dove le parole chiave sono state memoria e tradizione.

Casa Ferrari dà il benvenuto a SF90, un omaggio ai vecchi tempi ed una garanzia per quelli nuovi

Ad ascoltare le parole del presidente Elkann e di Camilleri, i piloti di punta Vettel e Leclerc insieme a Mick Schumacher che sogna il suo rosso futuro. Oltre che, ovviamente una quantità di tifosi e fan venuti da tutto il mondo per acclamare il loro idolo nei pressi di Fiorano.

 

La scelta del nome: perché la tradizione?

Insomma, una promessa, quella di Ferrari, che per essere futuro ha scelto di guardare indietro. Dal nome alla cerimonia, l’attaccamento al passato è stato dunque palese. Ma perché oggigiorno si sceglie di appoggiarsi sempre di più alle tradizioni? La risposta appare molto semplice: tutta colpa della società.

In una cultura sempre più veloce e caratterizzata dal fast, le persone cercano sempre di più di immergersi in una dimensione slow, contraddistinta da legami emotivi forti che la velocità sembra aver interrotto. Legami che possono essere con il brand se si tratta di commercio, ma che riguardano anche il passato. La storia aiuta l’individuo moderno a spiegarsi il perché delle cose che gli accadono intorno. La persona ha bisogno di comprendere e di essere pronta a tutto, e solo il conoscere le proprie radici può portare a questo.

Ogni anno si tiene uno ‘slow brand festival’ che premia i brand che al meglio rappresentano la filosofia slow

Che sia un reale e aspro passato, piuttosto che una nostalgica immaginazione di un tempo mai vissuto e mai stato, poco importa. Il credere che ci fosse un ‘meglio’ garantisce che ci potrà essere di nuovo. La celebrazione del passato, in tutte le sue forme, è dunque diventata un must per la generazione 2000. Dal mondo dell’advertising con una ripresa dei testimonial retrò (volti noti dello spettacolo, al momento invecchiati o scomparsi, ripresi nei loro momenti di gloria ed eletti a rappresentanti di un particolare prodotto); al mondo dei negozi fisici, sempre più incentrati alla possibilità di far vivere al consumatore un’esperienza unica, facendogli ripercorrere le tappe della storia del brand, così da farlo sentire una parte di quel magico universo.

Detto tutto questo, non stupisce affatto la strategia della scuderia di Maranello. Se si pensa che si sta parlando di una scuderia di macchine da corsa che nelle vene ha da sempre ‘innovazione’, tutto questa ricerca di lentezza e di radici appare come un enorme paradosso. Ma dare al pubblico ciò che vuole, e dare ai propri dipendenti un sentimento di coesione ed essenzialità, come se tutti loro fossero partecipi della maestosità dell’azienda dal momento della sua apertura, è più importante. L’adattamento culturale è essenziale.

Per questo il processo di naming, per tornare al principio, del modello che deve rappresentare la fine di un’era, insieme all’inizio di una nuova, è stato molto studiato. Non si aveva bisogno di un nome facile, di un nome scontato. Ma di un nome evocativo e storico, in grado di accontentare i bisogni di tutti e di farsi ricordare come simbolo di un passato che c’era, e di un futuro che resta.

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