Numeri e Sport – Come l’analisi sportiva sta rivoluzionando il mondo

Possesso palla, percentuale al tiro e plus-minus. Sono tutte statistiche che si sentono di continuo, ma da dove arrivano? Chi sono gli artefici di questi numeri? Ma soprattutto, perché vengono creati?

Cristiano Ronaldo mentre festeggia il suo 700° gol

 

Il mercato dell’analisi sportiva sta vivendo un periodo di fortissima crescita: le previsioni affermano che nel 2024 avrà raggiunto il valore di 4.5 miliardi di dollari. Un dato che non dovrebbe stupire, data la quantità sempre più impressionante di statistiche e dati che ci passano sotto il naso ogni giorno. Dietro a tutti quei numeri si nasconde una delle tante facce della Data Science, un impero che impiegherà, secondo il U.S. Bureau of Labor Statistics, 2.7 milioni di persone solo negli Stati Uniti.

Cos’è l’analisi sportiva?

Durante l’intervallo di una partita di calcio è solito vedere il recap, ovvero una serie di statistiche come tiri, possesso palla e falli commessi che raccontano l’andamento dell’incontro in modo più dettagliato rispetto al semplice risultato. Se una squadra ha fatto 15 tiri avendo avuto la palla tra i piedi solo il 40% del tempo, è lecito assumere che la sua strategia si basi sul contropiede e su un ritmo d’attacco molto alto. Tutto ciò non è altro che la punta dell’iceberg di ciò che l’analisi sportiva può rivelare: i gruppi di ricerca delle aziende del settore basano interamente il loro lavoro sullo studio quasi ossessivo di qualsiasi cosa accada durante un match, nel tentativo di trovare tutti i fattori, anche i più insignificanti, che potrebbero avere un impatto sul risultato. Nel corso degli anni la tecnologia ha permesso di automatizzare molti processi di raccolta dati, rendendo possibile l’analisi su una scala sempre maggiore. Come tutte le novità, però, anche l’analisi sportiva ha fatto fatica ad affermarsi in un ambiente dominato dai tradizionalismi. Il calcio in particolare è forse lo sport che più di tutti, almeno all’apparenza, ha impiegato più tempo ad accettare questa realtà e a farla propria.

I numeri del calcio

Oltre alla mentalità, il problema di questo sport è la difficoltà nel suddividere le sue azioni in semplici avvenimenti studiabili. Nella pallavolo, per esempio, attacco e difesa si alternano in modo costante, quindi ogni squadra ha circa lo stesso numero di attacchi per partita. Le statistiche percentuali di successo in battuta, schiacciata e muro sono di conseguenza molto più affidabili rispetto alla percentuale al tiro nel calcio, dove di solito la squadra più forte ha molte più occasioni di andare a segno. Nonostante tutto si è giunti ad un punto dove l’uso attento di tecnologie avanzate permette di raccogliere velocemente dettagli che richiederebbero il lavoro di decine di persone.  Da questi si parte per creare utilissime statistiche. Alcune di queste sono molto note, come i km percorsi da un dato giocatore in campo o il suo coinvolgimento nelle azioni della squadra, altre invece sono molto più tecniche. Il New York Times racconta come sia diventato possibile non solo sapere quante volte questo abbia passato la palla, ma anche in che direzione l’abbia fatto. In un altro articolo spiega come ne sia nata una molto curiosa, il packing: per valutare quanto effettivo sia un giocatore nella costruzione di gioco vengono contati gli avversari che supera con una sua qualsiasi azione. Se prima di un suo passaggio ci sono 6 persone tra la palla e la porta e dopo solo 4, gli si attribuiscono due punti. Nel 2018 il leader di questa statistica era Toni Cross con 79 persone superate per partita. Questo pozzo quasi infinito di conoscenza ha attratto a sé i top club mondiali, che però tendono a non voler discutere le strategia da loro messe in atto, in controtendenza con quanto accade in altri sport, come ad esempio il basket

 

James Harden in una vecchia partita contro i Lakers di Kobe Bryant

La teoria messa in pratica: gli Houston Rockets

Nella stagione NBA 2018/2019 si è battuto per l’ottavo anno consecutivo il record per tiri da tre punti tentati per partita, arrivando per la prima volta a 32. Questo trend è iniziato quando gli analisti sportivi dediti alla pallacanestro si sono accorti che esistono determinati tipi di tiri molto più efficienti di altri. Il calcolo è molto semplice in realtà: se si fanno 100 tiri da vicino, poi 100 dalla media distanza e infine 100 da tre e si calcola i punti totali segnati nelle tre fasi, si vedrà che i secondi hanno portato ad un punteggio molto più basso rispetto agli altri. Per questo motivo l’intera lega ha drasticamente cambiato il suo modo di giocare, adattandosi a questo nuovo sistema. Una squadra su tutte ha portato questa filosofia all’estremo, creando un piano partita che ha permesso ai suoi giocatori di tentare 45 triple a partita nell’ultimo anno. Gli Houston Rockets sono pura teoria statistica fatta franchigia, un mondo dove la massima efficienza è l’unico canone da seguire. Il loro modo di giocare è un qualcosa mai visto nella storia NBA, talmente anomalo da risultare fastidioso ad alcuni che non tollerano lo stile della loro stella, James Harden, che tende a giocare al limite estremo delle regole per conquistarsi ogni punto. Nonostante queste inusualità, nell’ultimo anno sono riusciti a classificarsi 3° a pari merito nella durissima conference occidentale e nei playoff sono stati fermati solo dai futuri finalisti, guidati da Curry e Durant. E’ probabile aspettarsi che l’esperimento continui ancora quest’anno, e sarà interessante vedere se finalmente sarà la matematica a guidare una squadra sul tetto del mondo.

Risultati immagini per nba shooting chart evolution
Grafico anno per anno della scelta di tiro in NBA

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