L’Inghilterra dei “Peaky Blinders” e il primo dopoguerra nella letteratura d’oltremanica

Una società totalmente cambiata e i residui del conflitto raccontati dagli scrittori del tempo e dalle vicende dei gangster di Birmingham.

immagine estratta da una scena della serie tv “Peaky Blinders”

L’esperienza della Prima Guerra Mondiale ha segnato profondamente l’Inghilterra in ogni sua classe sociale: sia i soldati di ritorno dal fronte sia chi è rimasto in patria a far fronte a molti pericoli e agli stenti si è ritrovato catapultato in una realtà ricca di nuove sfaccettature. La letteratura e la serie prodotta da Netflix aiutano a delinearne un quadro più preciso.

La prima pagina del “Daily Telegraph” datata 11 agosto 1918 che annuncia la fine delle ostilità

Il crimine, la violenza e la guerra civile

La serie Tv Peaky Blinders, di cinque stagioni, racconta le vicende di una famiglia di Birmingham, che cerca di farsi strada nel mondo delle scommesse sui cavalli per poi cercare di espandere il suo giro di affari in tutta l’Inghilterra. Si tratta di gangster, di criminali pericolosi che formalmente fanno gli allibratori e spesso si ritrovano coinvolti in scontri a fuoco, omicidi a sangue freddo o guerre tra clan rivali per il predominio territoriale. Il tutto è ambientato a partire dal 1919, quando la Prima Guerra Mondiale è già finita e molti dei criminali di cui si parla sono in realtà dei reduci del conflitto. Il fatto è che, al termine della guerra, molti uomini con un passato al fronte erano ormai abituati alle armi e agli scontri a fuoco e spesso utilizzavano la forza nelle controversie. Erano inclini all’odio e all’omicidio e dopo aver visto sui campi di battaglia tutta quella violenza pensavano che servirsi di questa fosse la via migliore per farsi giustizia. Lo scrittore e storico George L. Mosse ha parlato di Brutalizzazione della mentalità post bellica, espressione sintetica ma precisa che descrive la condizione del pensiero violento figlio del plagio subito dalla propaganda e dall’esperienza di trincea insito ormai nelle menti di molti dei reduci.

scena di scontro a fuoco tra due bande criminali nella serie

Se si aggiunge la facilità con cui si poteva guadagnare denaro con attività illecite, ecco che molti si davano alla malavita: infatti nella serie Tv si scorgono eserciti di gangster che si fanno la guerra tra loro, i quali a causa dell’esperienza in prima linea sono ormai avvezzi a convivere con l’idea della morte e dunque non hanno paura di rischiare. Alle organizzazioni malavitose vanno aggiunti i rivoluzionari: da un lato i comunisti che si ispirano alla Rivoluzione russa del 1917 e che vogliono sovvertire lo status quo anche in Inghilterra; dall’altro gli indipendentisti irlandesi, che da tempo si battono per un’ Irlanda indipendente dalla corona inglese e che causano non pochi incidenti mortali. Comunisti e militanti dell’ Ira (Irish Republican Army), i quali hanno dei trascorsi nella guerra appena passata, ricorrono alla violenza per le loro cause alla pari dei peggiori gangster. Addirittura la Polizia stessa è costretta a intervenire con la forza o a scendere a patti con alcuni degli schieramenti per riportare ordine nel caos dell’ Inghilterra in cui si muovono i Peaky Blinders. La serie è specchio perfetto del clima che si respirava.

il protagonista della serie Tv  Thomas Shelby, capo dei “Peaky Blinders”, interpretato da Cillian Murphy

La rabbia di sentirsi traditi

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale in Inghilterra era stato accolto con gioia e un innato senso di patriottismo che aveva spinto molti inglesi ad arruolarsi per combattere al fronte. La coscrizione era infatti su base volontaria (sarà obbligatoria solo dal 1916) ma moltissimi aderirono alla causa della patria che entrava in guerra contro il nemico demoniaco (la Germania) in una crociata per proteggere i più deboli, gli indifesi. La propaganda riuscì a far percepire la guerra come qualcosa di santo, glorioso e soprattutto breve, ma la realtà era un’altra e se ne accorsero molto presto. Questo processo di esaltazione che poi si è convertito in rabbia lo si può vedere nei War Poets, un gruppo di poeti che scrissero componimenti direttamente dal fronte e tra i quali pochissimi sopravvissero al conflitto. All’inizio tutti la pensavano come Rupert Brooke, che scrisse poesie molto patriottiche che esprimevano l’orgoglio di sacrificarsi per la patria e per una causa così nobile come la guerra contro gli ingiusti. Le sue idee erano filtrate dal sentimentalismo nazionalista e dalla efficace propaganda bellica del regno, ma sfortunatamente per lui la sua vita si interruppe nel 1915, proprio durante quella guerra che tanto esaltava. Chi invece sopravvisse alla fine del conflitto fu Siegfried Sassoon, il quale si fece accanito portavoce della rabbia dei tanti che si sono sentiti usati e traditi dalla patria che li aveva mandati a morire come se fossero stati carne da macello. Sassoon denunciava le ingiustizie, le violenze e le atrocità che la povera gente aveva dovuto sopportare in trincea mentre chi aveva il potere di far terminare la guerra l’aveva solo prolungata per suoi miseri interessi. Nella serie Peaky Blinders ci sono molti riferimenti alla rabbia dei reduci dalle campagne militari in Francia, tra cui quello molto simbolico del gettare nel fiume le medaglie al valore ricevute per meriti di guerra. Quelle medaglie rappresentavano un becero riconoscimento per anni di orrendi stenti, e la voglia di dimenticare, insieme al rancore, soffocarono quei sentimenti nazionalisti diffusi all’inizio della guerra.

immagine di guerra di trincea in Francia

Gli “Shell-shocked” e i danni psicologici

Tranquillo Danny, non siamo in Francia, siamo a casa” dice uno dei personaggi della serie prodotta da Netflix ad un suo amico per calmarlo. Questo Danny rappresenta uno dei tanti che, sopravvissuti alla guerra, erano tornati a casa con degli enormi danni psicologici e che in Inghilterra furono chiamati Shell-shocked, cioè “traumatizzati dalle bombe”. Essi infatti avevano frequentemente degli attacchi epilettici, manifestazioni di nevrosi o pazzia legati a dei traumi vissuti e incamerati in trincea, come ad esempio l’aver visto morire un proprio commilitone a pochi passi da sé. Moltissimi erano tornati dal fronte con questi danni cerebrali e queste venivano considerate come malattie o mutilazioni di guerra al pari, ad esempio, di chi aveva perso un arto o un orecchio. Nella serie Tv Peaky Blinders sono molti i riferimenti alle persone traumatizzate dalla guerra, le quali ad esempio facevano uso di oppio per avere sollievo e diventavano dipendenti da alcool e droghe. Anche Virginia Woolf ha dato il suo contributo nel raccontare la vita degli shell-shocked delineando un personaggio molto interessante: Septimus Warren Smith, inserito nel romanzo Mrs. Dalloway. Septimus è un veterano di guerra che, ancora nel 1923 (Anno in cui è ambientata la vicenda), è affetto da danni psichici evidenti e deve sempre essere accompagnato dalla moglie, una ragazza di origini italiane di nome Clarissa. Dopo aver visto morire un suo caro amico in trincea Septimus è perseguitato dall’immagine del suo cadavere e viene assalito da terrore e sensi di colpa insormontabili ogni volta che sente forti rumori. Così quando lui e sua moglie si trovano in strada e una automobile gli passa accanto facendo baccano, subito il veterano viene preso da spavento: il rumore infatti gli ha ricordato quello delle bombe e la paura prende il sopravvento. Come i violenti, come i delusi, come gli stanchi e quelli che volevano la rivoluzione, anche i brutalmente definiti danneggiati psicologicamente erano parte della confusionaria società postbellica inglese.

 

 

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