Non solo testardo e rivoluzionario: scopriamo l’impegno letterario di Galileo Galilei

Tra scritti che hanno segnato per sempre la scienza e vere e proprie opere letterarie, riscopriamo il genio di Galileo Galilei.

Testardo e rivoluzionario: così forse è possibile sintetizzare al massimo la figura di Galileo Galilei. Dalle prime scoperte all’abiura, egli si è guadagnato un posto in tutti i nostri libri di scienze e non solo. Se note ai più sono scoperte e invenzioni, è bene tenere a mente che Galileo Galilei ha avuto interessi molto vari e si è distinto anche per la sua produzione letteraria.

Genio, ma non solo

Nato a Pisa nel 1564, egli ha abbracciato gli studi più vari: dall’ambito della musica a quello della medicina, passando per il settore umanistico, per quello matematico e per quello filosofico. Celebre oggi soprattutto come scienziato, per le sue scoperte, per le sue invenzioni e per la scelta di abiurare, Galilei si è distinto anche nella produzione letteraria. Il suo “Sidereus nuncius” (1610), come un vero e proprio best-seller, lo rese famoso fino in Cina e gli costò la fama di miglior astronomo del mondo. Il suo capolavoro, “Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” (1632), è oggi da annoverare tra le più celebri opere italiane di quel secolo. Tra la sua produzione, poi, è possibile annoverare lettere, scritti minori e un curioso interesse per la poesia. Nella polemica tra i sostenitori della Gerusalemme Liberata di Tasso e quelli dell’Orlando Furioso di Ariosto, particolarmente sentita alla fine del sedicesimo secolo, Galileo partecipa con delle annotazioni che è possibile trovare sottoforma di appunti o a margine di testi commentati. Schierandosi dalla parte di Ariosto, di cui apprezza particolarmente l’armonia, Galilei critica Tasso per una scarsa organicità.

“Uno tra gli altri difetti è molto familiare al Tasso, nato da una grande strettezza di vena e povertà di concetti; ed è, che mancandogli ben spesso la materia, è costretto andar rappezando insieme concetti spezati e senza dependenza e connessione tra loro, onde la sua narrazione ne esce più presto una pittura intarsiata, che colorita a olio […]. Sfuma e tondeggia l’Ariosto, come quelli che è abbondantissimo di parole, frasi, locuzioni e concetti […]”

Il Saggiatore

Ironia e polemica caratterizzano un’opera che è meno rilevante di altre di Galilei dal punto di vista scientifico, ma parecchio ricca sul piano letterario. “Il Saggiatore“, stampato a Roma nel 1623, lascia da parte una netta oggettività e non si sforza troppo di nascondere un tono pungente e a tratti superbo. L’ambito è quello del dibattito scientifico circa l’apparizione di tre comete nel 1618. Se le spiegazioni che il gesuita Orazio Grassi aveva esposto nella “Disputa Astronomica” del 1619 erano già state prontamente confutate da Galilei con il “Discorso delle comete e del discepolo Mario Guiducci“, Il Saggiatore intende essere una risposta alla “Libra astronomica ac philosophica” pubblicata ancora da Orazio Grassi ma sotto il nome di Lotario Sarsi Sigensano. A tal proposito, il Saggiatore del titolo indica il bilancino di precisione usato dagli orefici, che con grande ironia Galilei contrappone alla grossolana bilancia – la libra del titolo di Sarsi – poco esatta e lontana dalla precisione di cui necessita la matematica. In realtà, è oggi possibile affermare che la tesi difesa sia erronea: le comete sono corpi celesti, come affermava Grassi, e non fenomeni correlati alla luce solare come spiegava Galilei. Tuttavia, nel modo in cui è composta, Il Saggiatore non può che essere inserito tra i classici della nostra letteratura.

Manifesto di scienza

Nella difesa della sua tesi, all’interno de “Il Saggiatore” Galilei tesse un vero manifesto della nuova scienza sperimentale. Nel corso della polemica con Orazio Grassi, Galilei schematizza i punti cardine del suo pensiero e li espone con un inconfondibile tono pungente. Il principio di autorità è ribadito nell’ironica accusa a Grassi di “appoggiarsi all’opinioni di qualche celebre autore” e di lasciare la mente infeconda, e si accompagna a una distinzione tra le opere di scienza, che devono contenere verità, e opere di immaginazione, come l’Iliade e l’Orlando Furioso, in cui “la meno importante cosa è che quello che vi è scritto sia vero“. Infine, la più forte consapevolezza di Galilei, che accompagna interamente i suoi studi: la matematica è il linguaggio dell’universo.

“La filosofia è scritta in questo grandissi mo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figu re geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.”

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