Non sei strano, sei solo una subcultura: analizziamo le guerre culturali capitanate dai Green Day

L’estetica di un linguaggio che incontra l’underground e la scena mainstream degli anni duemila.

Da destra Mike Dirnt, Billie Joe Armstrong e Trè Cool. Insieme formano il gruppo pop punk Green Day.

Che siano i Punk o gli Emo, queste subculture hanno sempre avuto il desiderio di cambiare un mondo che, nel mentre, stava cambiando loro. Vediamo come i Green Day abbiano lanciato questo messaggio attraverso la loro musica.

LA FRAMMENTAZIONE DI UN SISTEMA

Prima di entrare nell’universo delle subculture, bisognerebbe domandarsi su cosa effettivamente sia una cultura. Quindi, che cos’è la cultura? La cultura comprende le idee, i valori, pratiche e oggetti materiali che aggrega un gruppo e, per la sopravvivenza della cultura stessa, bisogna trasmettere le regole ed usanze che rendono una cultura tale ai nuovi membri. Gli elementi identitarie della cultura sono i valori, ovvero ciò che un gruppo o tutta la società considera giusto a livello morale, e le norme, leggi non scritte che regolano le azioni dell’individuo all’interno della dimensione della sua cultura di appartenenza. Infine, ogni cultura possiede un linguaggio la cui estetica è il primo segnale per comprendere la cultura di appartenenza. All’interno di una cultura si sviluppano poi le subculture la cui storia è stata fin da subito studiata con un approccio analitico da parte della Scuola di Chicago. I membri accettano gran parte della cultura dominante ma si distaccano ugualmente da questa in quanto non condividono pienamente la loro ideologia. Subculture come quella punk possiedono questa nomea di essere subculture devianti a causa del loro modo di agire a detta di molti violento ed anticonformista. Ma non solo, in quanto spesso il loro abbigliamento definito da molti come provocatorio sembra essere fin da subito il loro primo ostacolo alla partecipazione nella nostra società, il cui invito comunque sembra essere strappato ugualmente vista la differenza tra i due mondi. La cultura punk ebbe origine negli anni settanta sulle East Coast degli Stati Uniti d’America, sviluppandosi parallelamente nel Regno Unito grazie ai Sex Pistols il cui fondatore Malcolm McLaren contattò dei ragazzi che erano soliti frequentare il negozio d’abbigliamento della moglie Vivienne chiamato, per l’appunto, Sex, i cui articoli erano abiti alternativi e gadget sadomaso. Nacque così il punk rock britannico, che spesso apre una diatriba su quale dei due aspetti, il punk e il genere musicale, siano nati prima. Quest’ultimo riuscì a far riemergere dalle ceneri però il movimento degli Skinheads, decaduto anni prima e attivo prevalentemente durante gli anni sessanta, nato dalla classe proletaria britannica.Il punk rock negli Stati Uniti d’America si sviluppa anch’esso parallelamente al punk rock britannico anche se le origini sono da trovare separatamente. Gli iniziatori furono la band dei Ramones, la cui immagine era rafforzata dal look, identico per tutti: giubbotti di pelle nera, jeans strappati, t-shirt e scarpe da ginnasticaIl punk, la cui frammentazione ha portato alla nascita di diversi sottogeneri, questi ultimi seguirono diverse ideologie e fecero spalla a diverse idee politiche del tempo, dal Nazi Punk fino all’Anarcho punk, fino a spostarsi a inizio anni duemila la cui società dei consumi avrebbe presto cambiato le carte sul tavolo. Nel bel mezzo del processo di globalizzazione e della Seconda guerra del Golfo, venne pubblicato un disco che si considera essere un’instantanea di quel periodo: American Idiot.

L’attore Lou Taylor Pucci interpreta Jimmy, un ragazzo punk, nel videoclip “Jesus of Suburbia”.

UN’IDEOLOGIA A CUI PIACE LA MOHAWK

Nel corso della storia della musica tanti sono stati gli artisti che non solo erano la rappresentazione di una subcultura ben precisa, ma che attraverso la loro musica volevano trasmettere valori in cui credevano. Ad averlo reso un vero e proprio messaggio politico sono stati i Green Day con la pubblicazione di American Idiot, pubblicato nel 2004 sotto la Reprise Records. I testi sono maggiormente focalizzati sulla mancanza di fiducia nel futuro da parte delle nuove generazioni, come evidenziato nella storia di Jimmy raccontata nel brano Jesus of Suburbia, e sulla critica nei confronti della classe politica del tempo vista la gestione sulla guerra in Iraq che terrorizzò l’Occidente, come nel brano Holiday. Infine, con il brano che presta titolo al disco, Billie si sente quasi terrorizzato da come gli americani siano schiavi dei New Media, in quanto non comprendono, oltre che la pericolosità, di come vengano usati per fini propagandistici. Nel primo esempio, Billie canta la vita di Jimmy, un ragazzo punk desideroso di lasciare casa della madre per realizzarsi altrove, poiché si è sempre sentito alienato non solo dagli adulti che non lo hanno mai compreso, ma anche dai suoi stessi amici per il suo modo di essere: 

“And there’s nothing wrong with me
This is how I’m supposed to be
In a land of make believe
That don’t believe in me”

Nel secondo esempio il brano si trasforma in un’invettiva nei confronti delle politiche estere del presidente Bush che contribuiscono alla costruzione del personaggio dell’idiota americano da cui la generazione di Billie vuole dissociarsi:

“Sieg Heil” to the president GasmanBombs away is your punishmentPulverize the Eiffel towersWho criticize your government
“Bang! Bang!” goes the broken glass, andKill all the fags that don’t agreeTry to fight fire, setting fireIs not a way that’s meant for me
Just ‘cause, just ‘cause because we’re outlaws, yeah”

Nell’ultimo esempio invece Billie si fa portavoce di tutti quei ragazzi che non vogliono essere i prossimi idioti americani, vittime anche di come la globalizzazione che li abbia risucchiati in un processo di omologazione:

“Television dreams of tomorrow
We’re not the ones who’re meant to follow
For that’s enough to argue”

IL PUNK OGGI TRA GUERRE CULTURALI E IDIOTI AMERICANI

Oggigiorno in un mondo così connesso come il nostro paradossalmente diventa sempre più difficile accettare una cultura, facendo ricorso a quella che viene denominata “guerra culturale”, termine usato per descrivere lo sconvolgimento sociale scaturito da un conflitto che vedeva schierarsi una subcultura o una controcultura alla cultura dominante. L’obiettivo sembra essere quello di rovesciare lo status quo che per anni subculture quali quella punk che hanno sempre vissuto ai margini hanno invidiato alla cultura dominante e, spesso, conservatrice. Anche il punk ha saputo evolversi, mutare e stare al passo coi tempi in quanto, nonostante molti affermino che esso sia morto, vive in realtà immerso in un laboratorio il cui sperimentalismo lo ha portato a cambiare faccia, ma non l’essenza. Caratteristica del punk è sempre stata quella di essere unici nella loro diversità. Spesso inascoltati ed ignorati, nella scena underground hanno sempre tenuto testa alta ai loro valori. Se fare mobilitazioni o campagna politica risulta essere complicato, i Green Day hanno semplificato il tutto lanciando il messaggio attraverso la loro musica, trasformando i loro testi nella voce di un’intera generazione.

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