Non dormire per giorni: si può, ma a che prezzo?

La deprivazione del sonno (sleep-deprivation) può avere effetti deleteri sui meccanismi cognitivi, tra cui il decision-making. Tuttavia, gli studi in merito non hanno dimostrato effetti a lungo termine a carico del sistema nervoso centrale. Cosa si intende per “deprivazione del sonno”? Quali sono le conseguenze della veglia prolungata?

Per “deprivazione del sonno” (acute total sleep deprivation) si intende un qualsiasi periodo di veglia che si estenda oltre le 16/18 ore. A livello mentale si è rilevata una maggiore vulnerabilità nello sviluppare disturbi psicologici e psichiatrici come stress, ansia, depressione e paranoia. Un’eccessiva privazione del sonno può aumentare il rischio suicidario ed episodi psicotici: non è un caso che le veglia forzata sia uno dei metodi di tortura più utilizzati. La condizione di deprivazione del sonno va distinta dalla “restrizione del sonno“, che invece avviene quando non si raggiunge l’adeguata quantità di riposo per uno o più giorni: è il caso del 35/40% della popolazione USA che riporta di dormire meno delle 7-8 ore raccomandate per notte. I deficit neuorocomportamentali accumulati nei giorni di restrizione del sonno sono equivalenti a quelli riportati in seguito a 3 notti di deprivazione totale.

Randy Gardner: sveglio per 11 giorni

Il Guinnes World Record di ore senza dormire è stato stabilito nel 1963 dall’allora diciassettenne Randy Gardner. Randy, insieme a due suoi amici Bruce McAllister e Joe Marciano Jr, aveva deciso di mostrare gli effetti della deprivazione del sonno per un progetto scolastico. L’ambizioso piano di battere il record stabilito da Peter Tripp, che non aveva dormito per ben 201 ore, si trasformò in un vero e proprio esperimento verificato e controllato grazie all’interesse mostrato dal ricercatore William C. Dement, studioso del sonno presso l’Università di Stanford. La notizia si era infatti diffusa a livello locale grazie ai giornali: Randy avrebbe dovuto rimanere sveglio per 11 giorni (264 ore) senza l’aiuto di alcun farmaco. Per riuscire nell’impresa i ragazzi si organizzarono in turni per fare compagnia all’amico in modo che rimanesse sveglio. I genitori del ragazzo imposero frequenti esami medici per verificare le sue condizioni fisiche, tuttavia i referti non mostrarono scompensi significativi. Ciò che però venne riportato, soprattutto nelle note di Dement degli ultimi giorni, era uno stato di disorientamento e di confusione, nonchè irascibilià e sbalzi d’umore.
Venne sottoposto a diversi test cognitivi: durante una prova svolta l’undicesimo giorno, che consisteva nel contare alla rovescia da 100 a 0, sottraendo progressivamente 7, il ragazzo una volta arrivato a 65 si ferma. Davanti al ricercatore che gli chiedeva il perchè di questa improvvisa interruzione, Randy risponde: “Non mi ricordo più cosa stavo facendo”.
All’undicesimo giorno Dement riportava le seguenti osservazioni:
Stato confusionale e disorientamento, sbalzi improvvisi d’umore, irascibilità, parla con un segnale stradale credendolo un uomo, allucinazioni, perdita temporanea dell’identità, difficoltà nel pronunciare scioglilingua, biascica molte parole, riflessi diminuiti. vuoti di memoria, difficolta nel mettere a fuoco gli oggetti, problemi visivi con colori troppo accesi…
L’avventura di Randy, iniziata il 28 dicembre 1963, si conclude l’8 gennaio 1964: esattamente 11 giorni e 25 minuti dopo, per un totale di 264 ore di veglia. Il ragazzo dormirà per le 14 ore successive senza mostrare scompensi al sistema nervoso (Randy ha 70 anni, è ancora vivo e sta benissimo!).
Sebbene bene molti tentarono di eguagliarne l’impresa, quello di Randy rimane l’ultimo record registrato. Infatti, nonostante altri avessero addirittura superato le 264 ore  i giudici del Guinness World Record decisero di rimuovere tale categoria per scoraggiare i rischiosi tentativi di emularlo.

Deprivazione del sonno: effetti sul decision-making

Per “decision-making” si intendono tutti quei meccanismi sottesi alla presa di decisione. Quando prendiamo una decisione, infatti, vengono coinvolti diversi meccanismi cognitivi ed emotivi, come ad esempio attenzione e memoria.
E’ stato visto come tutte queste funzioni siano intaccate dalla deprivazione del sonno.

Attenzione
Si deteriora in modo dose-dipendente: più tempo passa dall’ultima dormita, più aumenta la “pressione del sonno”. Il sonno infatti è controllato da due sistemi che determinano l’alternanza fra sonno e veglia, lavorando “in parallelo”. Essi sono il “processo  C” (ritmo circadiano) e il “processo S” (omeostasi sonno/veglia). In particolare, il processo S prevede che, durante la veglia, si accumulino molecole ipnogeniche: più tempo si trascorre svegli, più aumenta la concentrazione di queste molecole, più si rende necessario il sonno. In condizioni di deprivazione del sonno, e più specificamente in compiti che richiedono un alto stato di allerta, questo processo consente al sonno di entrare nella veglia solo per pochi secondi in modo non volontario ogni volta che c’è una mancanza di attività fisica prolungata: gli occhi si chiudono per qualche istante e si perde il normale stato di coscienza. Tali errori, indicati come microsleeps o lapses, possono rivelarsi fatali in alcuni compiti attentivi e di allerta, come ad esempio la guida o durante lavori rischiosi.

I “microsleeps” sono comuni in compiti che richiedono allerta e prevedono mancanza di attività fisica prolungata

Memoria di lavoro
La memoria di lavoro è il tipo di memoria che ci permette di trattenere informazioni per circa 2-3 secondi nel sistema mnestico in modo da poter svolgere semplici compiti: si pensi a quando ci viene chiesto di ricordare un nome o, come nel caso di Randy, di sottrarre dei numeri in sequenza. Anch’essa, come l’attenzione, è intaccata dalla deprivazione del sonno. Essa si rivela essenziale nei processi decisionali in quanto ci permette di tenere a mente i diversi pro e contro di una scelta. A livello cerebrale si evidenzia una minore attivazione della corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC), considerata l’area responsabile del controllo dell’impulsività, quindi di inibire decisioni avventate.

Sistema di ricompensa
Con sistema di ricompensa o “reward processing” ci si riferisce al gruppo di strutture neurali (VTA, striato, corteccia prefrontale) responsabili dell’importanza degli incentivi, ciò che motiva le nostre azioni. Appare chiare come questo sistema sia connesso al decision-making: la maggior parte delle decisioni che prendiamo sono fatte in vista di un beneficio futuro. E’ stato notato come una sola notte di deprivazione del sonno sia in grado di intensificare l’attività dell’area ventrale tegmentale (VTA) durante compiti che prevedono il gioco d’azzardo. A causa di questa attività, le persone sarebbero iper-sensibili alle eventuali ricompense, facendo importanti errori di valutazione e cosiderando “salienti” dettagli poco rilevanti.

Emozioni
Una sola notte di deprivazione del sonno è anche associata ad una maggior reattività dell’amigdala davanti ad immagini negative, come armi, serpenti, ragni e mutilazioni.
L’amigdala è una struttura cerebrale del sistema limbico responsabile, in primis, della regolazione emotiva, in particolare della paura. Secondo la prospettiva evoluzionista le emozioni hanno essenzialmente un ruolo adattivo: hanno permesso all’uomo di fuggire da situazioni pericolose o di affrontarle nel modo giusto (“fight or flight response“). Alterazioni di questo tipo possono rivelarsi deleterie quando dobbiamo compiere una scelta. Inoltre, è stato visto che chi si trova in uno stato di deprivazione del sonno esprime un’eccessiva sensibilità emotiva generalizzata, mentre mostra degli scompensi nel discriminare stimoli emotivi specifici. Ad esempio, si è meno accurati nell’interpretare le espressioni facciali dei propri interlocutori.

Memoria e apprendimento
Per ultima, anche la funzione della memoria a lungo termine è intaccata dalla sleep-deprivation. Ciò è dovuto essenzialmente ad una minore attività dell’ippocampo, il principale responsabilie dell’immagazzinamento delle informazioni.
Se si pensa a quanto sia importante “imparare dai nostri errori” appare chiaro come non trattenerli in memoria si riveli totalmente disfunzionale nel processo di presa di decisione.

 

Miguel de Cervantes nel Don Chisciotte lo aveva intuito: “Dio benedica chi ha inventato il sonno, mantello che avvolge i pensieri di tutti gli uomini, cibo che soddisfa ogni fame, peso che equilibra le bilance e accomuna il mandriano al re, lo stolto al saggio“.
Il sonno è un bene prezioso che ci permette non solo di rimanere in salute, ma anche di fare le scelte giuste nella vita di tutti i giorni, e come tale va preservato.

Susanna Morlino

(Per un ulteriore approfondimento si legga: “The Impact of Sleep Deprivation on Decision Making: a Review” (Harrison & Horne, 2000).

Lascia un commento