Il Superuovo

Non dimentichiamoci dell’arte durante la pandemia: il pensiero di Schopenhauer e Aristotele

Non dimentichiamoci dell’arte durante la pandemia: il pensiero di Schopenhauer e Aristotele

Il mondo dell’arte non è solo un passatempo, ma rappresenta qualcosa di più profondo per la filosofia. 

Protesta dei lavoratori dello spettacolo in piazza Duomo a Milano

In tempo di pandemia il mondo della cultura e dello spettacolo sta attraversando una forte crisi per ovvie ragioni: c’è troppa indifferenza verso queste discipline? Che cos’hanno di fondamentale per la vita dell’uomo? 

La pietà e il terrore

Durante il fine settimana spesso noi andiamo (o almeno, andavamo) a riempire le sale dei cinema e dei teatri: luoghi di incontri, di emozioni e attese. Quando si chiudono le luci si apre un mondo nuovo nel quale ci sentiamo protagonisti, per un paio d’ore viviamo dentro di esso. La stessa cosa, più o meno, erano soliti fare gli antichi Greci: nei teatri la tragedia e la commedia prendevano vita, e per filosofi come Aristotele questo non era solo un momento di svago. L’immedesimazione è un momento in cui le emozioni sono alle stelle: lo spettatore prova sentimenti forti che vanno dalla commozione alla paura, e che grazie allo spettacolo vengono purificati. Nella tragedia ci si sente simili all’eroe: nella sua condizione rivediamo la nostra, ci riconosciamo, provando sentimenti di pietà e terrore che poi lasciamo al teatro: una volta usciti siamo purificati da quelle stesse passioni e capaci di comprendere meglio la nostra natura umana, poiché abbiamo avuto il coraggio di vivere per un istante in qualcuno di diverso da noi. 

Puro occhio del mondo 

Aristotele ripone nella tragedia una funzione morale, capace di mitigare le nostre passioni, per evitare che queste si riversino nella società. Già da ora è evidente come il mondo dell’arte abbia un ruolo importante nella vita dell’uomo, cosa che in questi mesi di pandemia è stata spesso dimenticata: poche sono state le proposte serie per una ripartenza di questo settore, che non può essere considerato meno importante di qualsiasi altro. Schopenhauer fa addirittura un passo più avanti di Aristotele: l’arte, in particolare la musica, ha una funzione liberatoria.

 L’uomo, dominato dalla Volontà, è un essere che desidera e brama qualcosa in continuazione, e proprio a causa di ciò egli soffre, poiché non riesce mai a soddisfare le sue aspettative. L’arte è ciò che sottrae l’uomo da questa catena di bisogni di cui è prigioniero, dai suoi desideri quotidiani: la musica, nella sua astrattezza, ci eleva al di là della realtà, ci svincola dalle nostre sofferenze, e da schiavi dei desideri più irrazionali ci porta a essere puro occhio del mondo, capaci di guardarlo nella sua vera identità. L’arte può liberarci e farsi portatrice di un’autentica conoscenza. 

Un tintinnio di sonagli 

In pochi, oggi, guardano al mondo dell’arte come un mondo da salvare, in tempi normali viene visto come una ciliegina sulla torta, in quelli difficili come un qualcosa di cui si può fare a meno: le iniziative per tutelare chi lavora nel mondo dello spettacolo (che non è composto solamente dal cantante di successo o dal regista famoso) sono state realizzate principalmente da chi è già parte di questo settore, in particolare attraverso raccolte fondi. Il problema nasce da prima dell’emergenza sanitaria ed è radicato nella mentalità di ognuno di noi: siamo abituati a pensare che l’arte sia una sorta di passatempo, o, per dirla con Nietzsche, un piacevole accessorio, un tintinnio di sonagli di fronte alla “serietà dell’esistenza”. Per il filosofo l’arte è ciò che può rendere sopportabile un realtà ormai priva di certezze, è espressione di uno spirito libero, capace di dare un senso a un mondo altrimenti privo di significato e di valori, l’unica che può trovare una giustificazione e un compimento alla nostra esistenza. 

Recuperare l’arte 

In questi mesi diverse frasi da parte di alcuni esponenti politici, come quella su “gli artisti che ci fanno tanto divertire”, sono solo l’espressione più evidente di un pensiero che caratterizza da tempo la nostra società: lo spettacolo come piacevole, ma inutile, intrattenimento. Eppure è la nostra stessa natura a rispondere a chi la pensa così: prima di ogni storia, società o linguaggio, l’arte era presente. Prima di parlare l’uomo ha imparato a cantare, attraverso la danza creava dei legami con la natura e la stessa la scrittura è nata solo dopo il disegno. Da sempre l’uomo si è presentato al mondo in maniera artistica, egli lo ha modellato e scalfito per mostrargli la sua presenza, per creare un ponte fra lui e ciò che lo circonda. Oggi questo settore ha bisogno di ripensarsi per rispondere alle sfide e ai cambiamenti che la pandemia gli ha imposto, ma di certo non può essere lasciato da solo, poiché una società che non guarda all’arte, e che la considera addirittura superflua, è una società che ha perso ciò che di più propriamente umano le apparteneva. 

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