Il Superuovo

Nietzsche e la serie “Leonardo” mostrano lo strano equilibrio fra la sofferenza e la bellezza

Nietzsche e la serie “Leonardo” mostrano lo strano equilibrio fra la sofferenza e la bellezza

Dentro l’arte si nasconde la sofferenza. Come può nascere la bellezza dall’oscurità?  

Il filosofo Friedrich Nietzsche

Ordine e caos, serenità e dolore, Apollo e Dioniso: sono opposti totalmente inconciliabili? Secondo Friedrich Nietzsche e il Leonardo della nuova serie TV no. Vediamo insieme il loro delicato rapporto.

Apollo e Dioniso 

Leonardo da Vinci viene presentato nella serie Rai come un uomo diverso dagli altri: immerso nello studio della natura, della matematica e dell’ingegneria, ma soprattutto pronto a tutto per diventare un artista. Preciso, attento a ogni dettaglio, alla ricerca della “verità” nelle sue opere. Sembra una perfetta incarnazione di quello che il filosofo Nietzsche chiamerebbe l’apollineo: un impulso artistico che porta il nome del dio greco Apollo, simbolo di equilibrio e razionalità. Apollineo è ciò che, nell’arte e nella vita, è solare e armonioso. Ma nella serie vediamo come Leonardo venga da un’infanzia difficile: abbandonato dal padre, etichettato come “maledetto” dalla maga del villaggio, il suo primo apprendista dirà che “il suo genio è plasmato dalla sofferenza”. No, Leonardo non è solo razionalità, ma dentro di sé sembra nascondere anche l’altro impulso teorizzato da Nietzsche in La nascita della tragedia: il dionisiaco. Follia, ebbrezza, sofferenza: queste sono le caratteristiche dell’istinto artistico portatore del nome di Dioniso, che gettano un’ombra sull’arte e la vita degli uomini. 

Le ferite delle persone 

Da un lato abbiamo il colore e la solarità di Apollo, dall’altro un’oscurità che spesso si cerca di nascondere. Dioniso rappresenta l’altra faccia dell’uomo: i suoi istinti più profondi, l’energia contro ogni misura e controllo, il suo dolore. Ma cosa c’entra questo discorso con l’arte? Esso è fondamentale perché nell’arte questi impulsi si mostrano, lottano fra di loro, e qualche volta trovano un delicato equilibrio. Leonardo ci parla di come egli sia alla ricerca della sofferenza che si nasconde dietro ai sorrisi degli uomini, di come nelle sue opere egli non voglia vedere vuote idealizzazioni, ma mostrare le ferite delle persone. Così egli dipinge la bellezza del personaggio (inventato) di Caterina da Cremona, ma lascia intravedere la cicatrice che porta sulla schiena. Descrive i momenti dell’Ultima Cena: la plasticità, la vividezza dei colori, ma immortala l’esatto istante in cui Gesù annuncia il tradimento. 

Il “Cenaloco” di Leonardo

Una lotta fra pulsioni

Nietzsche combatte il pregiudizio secondo cui l’arte, in particolare quella greca, sia il frutto di una sorta di serenità dell’uomo con se stesso: critica chi crede che ci sia stato un tempo in cui gli uomini vivessero in armonia con la natura e che l’artista sapesse immortalare questa ingenua felicità. Ciò che è armonioso e ingenuo, dice Nietzsche, non è semplicemente “dato”, ma è il frutto di uno sforzo: la serenità nasce dalla lotta di pulsioni, di contrasti, dalla capacità di saper dare una forma al caos che si nasconde dentro gli uomini:

“Dove incontriamo l’ingenuo nell’arte, dobbiamo riconoscervi la più alta influenza della cultura apollinea: che per prima cosa avrà sempre da abbattere un regno dei Titani e da uccidere dei mostri per riportare infine la vittoria”.

Il dionisiaco è portatore della saggezza di Sileno, il mitico satiro, secondo il quale per gli uomini “è meglio non essere mai nati”, mostrando come il mondo sia un posto di atrocità e sofferenze. I Greci hanno trovato riparo da questa concezione costruendosi un mondo di dei olimpici, di razionalità e armonia. L’apollineo è nato in risposta alle verità dionisiache: “quanto ha dovuto soffrire questo popolo per diventare così bello!”, scrive Nietzsche.

La bellezza e la sofferenza 

Tuttavia, c’è stato un momento in cui queste due forze hanno trovato un loro delicato equilibrio, in cui hanno saputo unirsi in un’unica grande forma d’arte: la tragedia. La vibrante musica dionisiaca risuonava nel teatro, e i tormenti dei personaggi diventavano ritmo, danza, recitazione, colore. Parlare dell’arte, secondo il filosofo tedesco, significa parlare del modo in cui gli uomini affrontano la loro vita: la tragedia è un invito a guardare come sono fatti realmente l’uomo e il suo mondo, a non nasconderne il dolore, ma ad affrontarlo, ad accoglierlo come qualcosa di umano e a imparare a trasfigurarlo in bellezza. E così, “Dioniso parla la lingua di Apollo, ma alla fine Apollo parla la lingua di Dioniso”, l’uno ha bisogno dell’altro: senza la sofferenza la bellezza sarebbe solo una vuota illusione, e senza la bellezza non potremmo mai sopportare il dolore. D’altronde, lo dice anche Leonardo nella serie: 

“Solo l’arte sa prendere il dolore e la sofferenza delle nostra vite e trasformarli in bellezza”. 

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