La serie tv “Tutto chiede salvezza” tratta dal romanzo di Daniele Mencarelli ci aiuta a rendere più nitida una visione sulla salute mentale.

Daniele ha vent’anni, e questa non sarà un’estate come le altre.
Al suo risveglio si trova ancorato a un lettino d’ospedale, circondato da alcune persone all’apparenza “matte” come lui le definisce. Ma perchè è lì? cosa c’entra la sua vita con la loro?. Scoprirà nel corso delle ore dopo il risveglio di essere stato sottoposto a un TSO, nonostante non riesca a mettere a fuoco quale sia il motivo. La sua visione è confusa, pensa di essere all’interno di uno dei suoi soliti incubi, eppure no. I suoi compagni di stanza, prima osservati e giudicati, lo aiuteranno pian piano a ritrovare un legame con la propria vita e a capire quanto la salute mentale, e più in particolare la vita, siano un filo sottilissimo tra pazzia e “normalità”. Riuscirà a riscoprire se stesso e le cause del suo malessere? Come mai una vita all’apparenza così “normale” finisce ad essere rinchiusa tra le quattro mura di un ospedale che affaccia sul mare? Daniele, alla ricerca delle radici della sua sofferenza dovrà cercare di spiegare perché il mondo gli fa così male.
Che cos’è il TSO?
Con il termine Trattamento sanitario obbligatorio si intendono una serie di interventi sanitari che possono essere applicati in caso di motivata necessità ed urgenza e qualora sussista il rifiuto al trattamento da parte del soggetto che deve ricevere assistenza. Non si tratta solo di interventi di natura psichiatrica, ma anche di natura medica generica, qualora ne si ritenga la necessità. Il TSO deve essere considerato come un’eventualità del tutto eccezionale, attivabile solo dopo che tutti i tentativi di ottenere un consenso del paziente siano falliti e di durata limitata nel tempo (massimo sette giorni rinnovabili, qualora sussistano ancora le condizioni, su richiesta di uno psichiatra). Una critica sollevata è stata l’eccessiva macchinosità, nonché la concentrazione di troppo potere decisionale nelle mani delle autorità amministrative piuttosto che in quelle dei sanitari, definendolo spesso un dispositivo amministrativo e non medico. Da dove deriva questa legge? L’allora cinquantaquattrenne Franco Basaglia, medico psichiatra di Venezia, si faceva promotore di una legge, la n.180, che avrebbe stravolto l’ordinamento degli ospedali psichiatrici abrogando la legge n.36/1904 ormai ultra settantenne. In realtà, la legge 180 in sé durò solo pochi mesi, poiché i suoi articoli furono inclusi nella riforma sanitaria della legge n.833 (art. 33-35) dello stesso anno, ma la portata innovativa fu tale che ancora oggi quando si parla di Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) si fa riferimento alla c.d. Legge Basaglia. (Chiusura definitiva dei manicomi, 13 maggio 1978).

Il disagio mentale nella società contemporanea
La società di oggi è stata definita “liquida” dal sociologo Bauman, in quanto i legami sociali, tra gli individui sembrano divenire sempre più inconsistenti, fragili. Viviamo, infatti, in una dimensione di continua incertezza sia dal punto di vista affettivo che lavorativo. Mentre per le generazioni precedenti c’erano certezze stabili, e soprattutto si parlava di disagio psichico con più difficoltà. In tali condizioni, si evidenzia anche un’assenza di punti di riferimento, e la società si caratterizza dall’individualismo: l’appartenenza viene meno, e i sentimenti di condivisione non sono più così forti e solidi. Cosa comporta questo a livello di salute mentale? Quali sono le nuove patologie psichiatriche che possono insorgere?
- L’ansia: Nella società di oggi sembrano aumentate notevolmente le patologie di tipo ansioso. L’ansia è uno stato psichico caratterizzato da una sensazione di intensa preoccupazione o paura, spesso infondata, relativa a uno stimolo ambientale specifico, associato ad una mancata risposta di adattamento da parte dell’organismo in una determinata situazione. Spesso è legata a un senso di solitudine.
- La depressione: La depressione è una delle malattie più persistenti nella nostra società occidentale. E’ davvero il male del secolo. Secondo l’OMS potrebbe diventare una delle principali cause d’invalidità nei prossimi anni. La causa potrebbe trovarsi nel modello di società in cui viviamo, che ha subito profonde trasformazioni. Si sono generalmente persi i legami di appartenenza gruppale, di comunità. Anche i legami familiari e le relazioni di vicinato o amicali sono molto liquide. Prevalgono sentimenti di fallimento, disperazione, sconforto, rassegnazione. Spesso si rivela con una scarsa cura di sé, isolamento, diminuzione di rapporti affettivi.
- Le dipendenze patologiche. Anche le dipendenze patologiche sono sempre più il frutto della contemporaneità. I rapidi cambiamenti della società e lo sviluppo delle tecnologie dei new media hanno condotto ad identificare un numeroso e variegato gruppo di dipendenze, classificabili come “nuove dipendenze”, ovvero, tutte quelle nuove forme di dipendenza in cui non è implicato l’uso di alcuna sostanza chimica. Tra queste troviamo: dipendenza da cellulare, da internet, dai social network, da videogiochi e slot machine, da gioco d’azzardo, da sesso virtuale, etc.. I caratteri che contraddistinguono queste dipendenze sono: compulsività, craving, piacere o sollievo durante la messa in atto del comportamento, assuefazione.
In conclusione: cosa sarebbe utile fare al fine di solidificare questa società prettamente liquida? una soluzione efficace si può dire dipenda dall’abbandono dello schema dell’individualismo e dalla creazione di buone relazioni. D’altronde, è indice di sanità mentale, ammalarsi in una società malata alla base.
“Nessun organismo vivente può restar sano a lungo in condizioni di assoluta realtà”

Il dolore nell’arte
Dopo aver affrontato il disagio psichico dal punto di vista medico e sociale, analizziamo come la sofferenza e la malattia psichica siano state affrontate dal linguaggio artistico.
- Vincent Van Gogh, “Sulla soglia dell’eternità“: dipinto eseguito nello stesso anno della sua morte (1890). All’interno dell’opera si possono trovare diversi elementi che rimandano alla sintomatologia depressiva. I colori opachi e scuri trasmettono un senso di tristezza e distacco. La postura dell’uomo, che sembra ripiegarsi su se stesso, esprime chiusura verso il mondo e impotenza. Le mani, chiuse a pugno davanti al viso, sembrano voler nascondere delle lacrime e richiamano emozioni di dolore e disperazione.
- Francisco Goya, “La casa dei matti“: realizzato nel 1819, l’intenzione di Goya era quella di realizzare una denuncia sociale. Infatti il dipinto sembra condannare l’abbandono nel quale vivevano le persone considerate insane di mente. La follia fu un tema molto rappresentato nelle opere di Goya.
- Roberto Ferri, “Il rito“: realizzato nel 2016, di stile figurativo. La figura di un uomo si adagia nelle forti mani di una donna, capaci di creare in lui una crepa nella parte posteriore del suo corpo, come a lasciarne entrare una luce attraverso. Quest’opera potrebbe rappresentare l’abbandono alle emozioni sofferenti che, talvolta, fanno entrare la luce dalle crepe e ci risvegliano attraverso un processo catartico.
- Edgar Degas, “L’assenzio“: opera realizzata nel 1876. La bevitrice sembra persa nel vuoto e mostra un’espressione triste e sofferente. Anche la sua posizione suggerisce abbandono e depressione. Infatti il busto è leggermente piegato in avanti e le spalle sono cadenti.
- Edvard Munch, “L’urlo“: è un dipinto del 1893 che, grazie alla sua efficace sintesi simbolica, divenne icona della sofferenza umana, personale e collettiva, del Novecento. Diventato il simbolo dell’ansia e dell’angoscia che spesso subiscono la donna e l’uomo contemporanei. Lo stesso artista scrisse di aver progettato il dipinto perché raggiunto da un’ondata di malinconia.
“È possibile che nessuno si accorga di quanto siamo fragili ed esposti ai capricci del destino? Di quanto la vita sia una recita che ci allontana da come siamo davvero?“
