La Russa e Fontana Presidenti del Senato e della Camera: nel centrodestra è crisi aperta

A Villa Grande si paventa l’ipotesi di salire al Quirinale divisi dagli alleati, e di non indicare Giorgia Meloni per il ruolo di premier. La trattativa sarà lunga e Salvini si ritrova nell’inedito ruolo del mediatore. 

Visualizza immagine di origine meloni e salvini – Bing images

Post elezione del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, e di quello della Camera, Lorenzo Fontana, proseguono i passaggi parlamentari che porteranno alla formazione del nuovo esecutivo. In seguito alla nomina dei capigruppo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dovrebbe convocare le consultazioni: una data probabile è il 20 ottobre. Se non ci saranno intoppi politici, il governo potrebbe giurare al Quirinale già negli ultimi giorni di ottobre.

L’ELEZIONE DI FONTANA, UN ULTRA CATTOLICO,  A PRESIDENTE DELLA CAMERA: QUEL NOME CHE PROVOCA SCONTENTO GENERALE

Lorenzo Fontana, ex ministro per la famiglia e le disabilità nel governo Conte I, una figura a dir poco controversa nel panorama politico italiano: la sua elezione a Presidente della Camera costituisce una prova di forza muscolare e identitaria da parte della maggioranza, in modo particolare della Meloni e di Fratelli d’Italia, oltre che di Salvini. Le prove muscolari sono state fatte contro Berlusconi, la Ronzulli (senatrice di Forza Italia e infermiera; dal 2016 assistente personale del Cavaliere) e al tentativo di Forza Italia di far vedere l’indispensabilità degli azzurri per mantenere vivo il futuro governo, soprattutto al Senato; dunque, una resa dei conti tra Fratelli d’Italia e Forza Italia. L’elezione di Ignazio La Russa è stata, evidentemente, una sfida all’interno del dissolto Popolo della Libertà: è come se i figli del centrodestra, in modo particolare Fratelli d’Italia e la Meloni, giunti ad essere in piena forma, abbiano deciso di sanzionare il vecchio padre fondatore dell’omonima coalizione. Berlusconi è stato isolato dai suoi stessi alleati e non è avvenuta alcuna trattativa; è stato, de facto, riportato all’interno di una dimensione di obbedienza, di ridimensionamento. L’elezione di La Russa, un uomo dal passato forte, è stata sicuramente interna al centrodestra: si tratta di un nome non figurante all’interno della destra liberale, bensì all’area missina. Un politico dal passato fascista, identità spesso da lui rivendicata negli anni.

I giochi si sono fatti ancora più identitari, quando alla Camera è stato piazzato un uomo di Salvini: forse nella battaglia interna contro Berlusconi, la Meloni ha accettato di supportare il leader del Carroccio; quindi, nessun leghista antisalviniano, moderatamente critico verso Salvini, nessun leghista dal volto internazionale, più europeista, è stato presentato alla Camera, ora rappresentata da Fontana. Un ministero di rilevanza notevole è stato affidato a un volto forte, padre fondatore di Fratelli d’Italia insieme a Giorgia Meloni e Guido Crosetto, l’altro, invece, è stato assegnato a Fontana, conosciuto all’estero per le sue posizioni filoputiniane. Egli è un ultra cattolico, con legami con la destra cattolica veneta, è identitario, si batte per il matrimonio cattolico tradizionalista (appartiene alla stessa corrente leghista di Simone Pillon), contrastando i matrimoni tra persone dello stesso sesso e le famiglie arcobaleno, di cui non riconosce l’esistenza, è antiabortista ed è stato uno degli ospiti del Congresso delle Famiglie di Verona, presenziato dalla destra religiosa di tutto il mondo. In quel contesto, le donne che ricorrevano all’interruzione volontaria di gravidanza furono chiamate “assassine”. Fontana ha fatto degli apprezzamenti per Alba Dorata, un’organizzazione criminale e formazione neofascista e neonazista. Già nel 2018 era stato nominato vicepresidente della Camera, quindi non è nuovo al meccanismo del potere; lo stesso Ignazio La Russa, negli anni precedenti, fu Ministro della difesa nel governo Berlusconi IV. Si tratta di uomini che hanno permeato le Istituzioni, quindi è improprio parlare di “pericolo fascismo” o fondamentalismo cattolico, piuttosto bisogna notare quanto la nostra Repubblica e il nostro Parlamento siano cambiati e molti aspetti sono stati progressivamente accettati. Sono presenti da tempo molte crepe rispetto ai valori costituzionali: molti non hanno voluto vederle o ne hanno ignorato i rischi. Aspettiamo di vedere l’entità della forzatura che potrebbe essere attuata da Fontana, quanto le sue dichiarazioni e i suoi provvedimenti si radicalizzeranno, quanto sarà in grado di rappresentare il sentire popolare nella sua interezza.

È doveroso sottolineare quanto Giorgia Meloni e Matteo Salvini abbiano puntato il proprio messaggio politico sull’identità: la stessa che la sinistra, ogni volta che è andata al governo, ha cercato di smussare, a parte nel caso di Fausto Bertinotti e pochi altri; nella maggior parte delle situazioni, a sinistra cercano di negare la propria identità, storia e passato, cercando di farsi vedere come “moderati” verso i mercati, verso le Istituzioni, la NATO, Washington, il Patto Atlantico. Sostanzialmente, essa (la sinistra del PD)  ha cercato di mettere alcune figure che avrebbero ben potuto far parte del partito, in quanto erano pienamente dentro l’arco costituzionale, ha cercato di illanguidire la propria identità, di mettere in seconda fila i membri legati a un’entità socialista e comunista; al contrario, la destra radicale (precedentemente sovranista, ora europeista con alcune riserve sull’interferenza di Bruxelles, che avrebbe portato a una perdita della sovranità nazionale italiana) ha compiuto decisioni diverse, come in questo caso piazzare un ex fascista che colleziona i busti del Duce e cimeli del regime, il quale rivendica questa identità pubblicamente. L’obiettivo di questa scelta si può interpretare in due modi: 1) marcare il territorio e affermare con forza che, dopo 11 anni di ininterrotto governo da parte delle forze di sinistra (escludendo la parentesi giallo-verde nel governo Conte I e la maggioranza con all’interno Lega e Forza Italia durante il governo Draghi), il centrodestra si fosse affermato con una solida maggioranza rispetto alla coalizione di centrosinistra; 2) dare un ringraziamento ai propri sostenitori storici, piazzando La Russa e rivendicando così il proprio passato missino. Salvini, al contrario, ha deciso di fare una prova di forza con i suoi, perché Fontana non è amato da molti della Lega, tra cui Giancarlo Giorgetti. Il leader del Carroccio non voleva che quest’ultimo diventasse ministro dell’economia in quota Lega: infatti, Fontana è un uomo forte di Salvini messo lì contro gli altri dirigenti del partito, contro coloro che ritengono che il segretario federale sia “bollito”, avendo fatto eleggere un politico troppo di parte, un uomo di fede (ricordiamo Salvini in diretta televisiva, ospite di Barbara D’Urso, mentre prega sventolando il rosario) che ribadisce costantemente di essere ultra cattolico.

Piazzare queste figure fortemente identitarie forse fa bene all’identità dello schieramento, o meglio a una parte di esso, ma fa sentire molti italiani non rappresentati, a causa delle parole di odio e delle simpatie naziste di Fontana; la sua elezione a Presidente della Camera, quindi, potrebbe essere un azzardo persino per Giorgia Meloni.

Aspettiamo di vedere i prossimi passi della coalizione di centrodestra e il ruolo di Forza Italia all’interno di essa per il futuro del prossimo governo.

Visualizza immagine di origine elezione di fontana e la russa – Bing images

IL RUOLO DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA E DEL SENATO

Il Presidente della Camera è la terza carica più alta della Repubblica italiana (hanno più potere solamente il Presidente della Repubblica e il Presidente del Senato). Egli rappresenta la Camera dei deputati e ne assicura il corretto funzionamento.

Il Presidente del Senato è la seconda carica più alta della Repubblica italiana dopo il Presidente della Repubblica, che può sostituire in caso di indisponibilità. Rappresenta il Senato e ne assicura il corretto funzionamento.

Il Presidente della Camera viene eletto con scrutinio segreto da parte dell’Assemblea parlamentare. L’elezione avviene nel primo scrutinio a maggioranza con quorum dei due terzi, nel secondo e terzo a maggioranza dei due terzi e a maggioranza assoluta dei voti dopo il terzo scrutinio. All’inizio di una legislatura, quando la carica è ancora vacante, l’Assemblea è presieduta dal più anziano per elezione tra i Vicepresidenti della legislatura precedente.

Per l’elezione del Presidente del Senato è richiesta la maggioranza assoluta di voti dei componenti l’Assemblea dei senatori nei primi due scrutini segreti. Nel terzo scrutinio si tiene conto della maggioranza assoluta di voti dei senatori presenti (ma vengono conteggiate anche le schede bianche) e se non si ottiene una maggioranza si procede al ballottaggio tra i due nomi che hanno ottenuto più voti. L’elezione avviene nella prima seduta del Senato, entro venti giorni dalle elezioni legislative. Durante la prima seduta, quando il titolo è ancora vacante, la presidenza va al senatore più anziano d’età.

Il ruolo principale del Presidente della Camera è quello di provvedere al corretto funzionamento della Camera dei deputati, applicando il regolamento, valutando la ricevibilità dei testi di legge, mantenendo l’ordine in aula e dirigendo le discussioni. Il Presidente della Camera può anche adottare provvedimenti disciplinari nei confronti dei deputati: nominandoli, allontanandoli dall’aula o censurandoli con una sospensione tra i 2 e i 15 giorni. Il ruolo è fondamentale perché permette di organizzare tutta la vita e il lavoro della Camera dei deputati. Il Presidente può dare la parola, dirigere le discussioni e stabilire l’ordine delle votazioni in aula, spiegando il significato del voto e annunciandone il risultato. Il corretto funzionamento della Camera dei deputati dipende strettamente dal lavoro del Presidente: è lui che decide i regolamenti interni, stabilisce il bilancio delle camere e prepara il calendario dei lavori parlamentari.

Il Presidente del Senato ha il compito di regolare il dibattito e l’attività politica del Senato, garantendone il corretto funzionamento. Inoltre, è colui che esercita le funzioni del Presidente della Repubblica nel caso in cui questi non possa svolgerle perché impossibilitato o troppo lontano. Insieme al Presidente della Camera è convocato dal Presidente della Repubblica prima dello scioglimento di una o di entrambe le camere. L’importanza della presidenza del Senato è sulla falsa riga di quella della Camera dei deputati. Il ruolo rappresenta il Senato, regola l’attività di tutti i suoi organi, dirige e modera le discussioni, stabilisce l’ordine delle votazioni e ne proclama il risultato. In una sola fase: garantisce il buon funzionamento dei lavori al Senato. Inoltre, rispetto al Presidente della Camera, ha un ruolo in più di fondamentale importanza: può esercitare le funzioni di supplente del Presidente della Repubblica in ogni caso in cui questi non possa adempierle.

IL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO: LA FORMAZIONE POLITICA DI “ESORDIO” DI IGNAZIO LA RUSSA

Il Movimento sociale italiano fu un partito politico fondato nel dicembre 1946 per iniziativa di fascisti che avevano militato nella Repubblica sociale italiana. Alle elezioni politiche del 1948 fu eletto segretario Giorgio Almirante e l’MSI totalizzò il 2% dei voti. Dopo una fase iniziale di estremismo nazionalistico e “antisistema”, con le segreterie di A. De Marsanich (1950) e A. Michelini (1954) si affermò una linea più attenta al gioco politico, che consentì al partito una certa crescita elettorale. Presentandosi come baluardo anticomunista, durante la crisi del centrismo l’MSI sostenne varie iniziative della Democrazia Cristiana. A questa linea “legalitaria” si opponevano alcune componenti più radicali, quale il gruppo di Ordine nuovo, fondato da Pino Rauti. Nel 1969 Almirante tornò alla guida del partito e negli anni seguenti il Movimento sociale mostrò un volto particolarmente radicale: promosse vivaci manifestazioni di piazza, sostenne la rivolta autonomista di Reggio di Calabria (1970) e alcuni suoi esponenti furono coinvolti in episodi di eversione e nella “strategia della tensione”; di contro il Parlamento concesse l’autorizzazione a procedere contro Almirante per il reato di ricostituzione del Partito fascista. La nuova gestione fu comunque premiata dal voto nelle elezioni del 1972, mentre l’unificazione con i monarchici segnava il varo della nuova denominazione Movimento Sociale Italiano-Destra nazionale. Con l’avanzata elettorale comunista e le intese di governo tra i partiti dell’arco costituzionale, il MSI-DN subì un calo nelle elezioni del 1976, registrando la fuoriuscita del gruppo che diede vita a Democrazia nazionale. Negli anni ’80 il MSI-DN si caratterizzò per una politica di opposizione complessiva al sistema dei partiti (definito partitocrazia), senza rimetterei in discussione la propria tradizione antidemocratica. Nel 1987 ad Almirante subentrò Gianfranco Fini, che nel 1993 diede vita ad Alleanza Nazionale, formazione che raccoglieva adesioni in un’area più ampia. Nel 1995 la trasformazione in AN fu sancita dal Congresso di Fiuggi, che recideva le storiche radici fasciste: Fini fu acclamato presidente, mentre un gruppo di oppositori fondò il Movimento sociale-Fiamma tricolore, che fu guidato da Rauti fino alla sua espulsione nel 2003. Alle elezioni politiche del 2008 il movimento si è presentato insieme a La Destra di F. Storace, ma non ha ottenuto la rappresentanza parlamentare.

 

Lascia un commento