Nella Giornata Mondiale del Teatro scopriamo come l’assurdità di Ionesco può essere riattualizzata

Il 27 marzo di ogni anno si celebra la Giornata mondiale del Teatro per sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto effettivamente siano importanti le arti sceniche per conoscere se stessi e il mondo.

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La celebrazione è stata istituita nel 1961 (ben sessanta anni fa!) a Vienna in occasione del IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro (ITI) da Arvi Kivimaa per dare avvio a riflessioni sul teatro come “garante” di pace. E così dal 27 marzo 1962, ogni anno -per almeno un giorno- ognuno di noi è portato ad analizzare le qualità del teatro il quale entra nella nostra vita quotidianamente, senza che ce ne accorgiamo.

Una relazione che dura millenni

Descrivere l’evoluzione storica del teatro non è semplice e solo per trattare di quella europea ci vorrebbero pagine e pagine a disposizione per poter rendere giustizia a centinaia di drammaturghi che hanno “portato in scena” miti e leggende, eventi storici,  vicende comiche o tragiche, drammi sentimentali o familiari, frammenti di quotidianità…. Tra realtà e fantasia i nostri autori di teatro hanno tenuto gli spettatori incollati alla poltrona, con il fiato sospeso, con gli occhi colmi di lacrime o i sorrisi smaglianti.

Il teatro, infatti, non esiste senza spettatori.

Attore e spettatore sono legati, hanno bisogno l’uno dell’altro, perché l’uno senza l’altro non esiste: l’attore rappresenta il “drama“, cioè l’azione, il movimento, la dinamicità sul palco; l’astante è colui che “guarda”, che assiste alla performance, che viene coinvolto in prima persona e che, con il suo giudizio, codifica l’espressività narrativa dell’esibizione.

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Breve excursus sulla storia del teatro

Nell’antica Grecia lo scopo del teatro (tragico) era la “catarsi”, ossia la purificazione perché lo spettatore doveva immedesimarsi nel protagonista dell’opera e, attraverso il suo percorso di maturazione, arrivare a raggiungere una consapevolezza che andasse oltre il mero spazio scenico, una rinascita spirituale.

Ovviamente le prime rappresentazioni di ogni popolo antico partono dall’imitazione della vita di tutti i giorni, poi si passa al corpus mitologico della tradizione, infine, agli influssi degli eventi storici.

Nel Medioevo il teatro aveva anche la funzione di riproporre i dogmi di fede; successivamente, nell’Umanesimo, venne riportato in auge l’amore per l’antichità, con la valorizzazione dei classici e il recupero dei modelli greci e romani.

Si ritorna, poi, a un teatro laico, con l’inserimento di parti cantate alternate a quelle recitate (nascita del melodramma); il teatro elisabettiano in Inghilterra; la Commedia dell’arte in Francia e in Italia, basata sull’improvvisazione e sull’utilizzo di maschere; segue la riforma di Goldoni con il ritorno al realismo.

Nell’Ottocento l’exploit del teatro romantico, in seguito il dramma borghese che passa in rassegna i rapporti interpersonali e familiari; alla fine del secolo emergono i drammi che trattano temi sociali.

Poi, lo sviluppo del teatro novecentesco che pone l’individuo e il suo io al centro, il relativismo, lo stravolgimento dei canoni classici, la stratificazione dei punti di vista, l’interdipendenza tra realtà e finzione.

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Il teatro dell’assurdo

Come definire uno spettacolo teatrale in cui il tempo non ha una dimensione propria, in cui il filo della ragione è costantemente sottoposto a deviazioni, in cui ad ogni azione non segue una conseguenza logica,  tutto è vorticosamente immobile, realtà e finzione si fondono e si confondono?

Esiste una sola parola per definirlo: assurdo.

Gli autori classificabili come esponenti di questa particolare tipologia di teatro si rifanno alla filosofia esistenzialista ritenendo l’esistenza un’assurdità. Tra i maggiori ritroviamo Samuel Beckett (1906 – 1989) e Eugène Ionesco (1912-1994)

Nelle loro opere come “Aspettando Godot” dell’irlandese Beckett e “La cantatrice calva” del romeno-francese Ionesco, emerge la vera essenza del contraddittorio, della follia, del rifiuto del realismo, dei dialoghi ripetitivi, dell’assenza di trama, di un contenuto complesso e privo di finalità politica. Un teatro che pone al centro l’individuo, le sue emozioni -soprattutto negative-, le sue angosce, il suo sentirsi fuori posto in un mondo ove si sopravvive solo attraverso gesti meccanici e abitudinari.

Sottopagina – Il teatro dell'assurdo – L'ultima pagina del libro

Ionesco e la sua anti-opera

Fu proprio Ionesco a inaugurare il teatro dell’assurdo (espressione coniata dal critico Martin Esslin) con la sua anti-opera “La cantatrice calva”. Il drammaturgo parte da luoghi comuni e frasi proverbiali e l’ispirazione per la sua prima opera gli venne proprio da alcune frasi esemplificative che stava leggendo in un manuale per imparare l’inglese: ad esempio “Il soffitto è in alto, il pavimento è in basso”.

Questo episodio funse da spunto per affrontare la tematica del surreale nella sua anti-commedia, una parodia delle banalità delle parole, del linguaggio come strumento che non facilita la comunicazione e che anzi rappresenta un ostacolo per essa. Le tre unità aristoteliche sono ribaltate: lo spazio è chiuso ma ampio, il tempo dilatato e l’azione è tutt’altro che unica, vi sono numerosi colpi di scena e manca un vero e proprio finale.

Una delle scene più famose della commedia è la IV, quella che ha per protagonisti i coniugi Martin, depersonalizzati, sottomessi alle convenzioni sociali, fautori di una (in-)felicità convenzionale.

Ho vissuto innumerevoli epoche, forse è la fine dei tempi. Nell'attesa, faccio esercizi di flessione”: per i 25 anni dalla morte di Eugène Ionesco (e chi se lo fila più?) - Pangea

L’assurdità del rapporto tra i coniugi Martin

Nella IV scena riappaiono i Martin che danno l’impressione di non conoscersi, nonostante siano sposati: i due si incontrano nella carrozza di un treno, sono partiti lo stesso giorno, alla stessa ora, hanno preso lo stesso treno, sono nello stesso compartimento; abitano entrambi a Londra (solo una coincidenza, no?), nella stessa strada, nello stesso numero civico (assurdo!), convivono nello stesso appartamento (veramente curioso!), dormono nella stessa camera e nello stesso letto (veramente bizzarro) e hanno una figlia di nome Alice.

Ecco l’incipit della strana conversazione: ” SIGNOR MARTIN: Mi scusi, signora, non vorrei sbagliare, ma mi
pare di averla già incontrata da qualche parte.
SIGNORA MARTIN: Anche a me , signore, pare di averla incontrata
da qualche parte.
SIGNOR MARTIN: Non l’avrò, signora, per caso intravista a
Manchester?
SIGNORA MARTIN: Potrebbe darsi. Io sono nativa di Manchester!
Tuttavia non ricordo bene, signore; non potrei
dire se è lì che l’ho vista, o no!
SIGNOR MARTIN: Dio mio, è veramente curioso!…Sta di fatto che
io, signora , ho lasciato Manchester circa
cinque settimane fa.
SIGNORA MARTIN: Veramente curioso! Bizzarra coincidenza!
Anch’io, signore ho lasciato Manchester circa
cinque settimane fa.
SIGNOR MARTIN: Io ho preso il treno delle otto e mezzo del
mattino, quello che arriva a Londra a un quarto
alle cinque, signora.
SIGNORA MARTIN: Veramente curioso, veramente bizzarro!
Incredibile coincidenza! Io ho preso lo stesso
treno, signore!

Arriva la straordinaria rivelazione: il signore e la signora Martin scoprono di essere marito e moglie.

SIGNOR MARTIN: Quant’è bizzarro, curioso e strano! Mi
lasci dunque dire, cara signora, che noi abitiamo
nella medesima camera e che dormiamo nello
stesso letto, cara signora. E’ forse lì che ci
siamo incontrati!
SIGNORA MARTIN: Oh! La curiosa coincidenza! E’ veramente
possibile che sia lì che ci siamo incontrati e
potrebbe persino darsi la scorsa notte. Ma io
non me ne ricordo, caro signore!
SIGNOR MARTIN: Io ho una figlioletta e questa figlioletta abita
con me, cara signora. Essa ha due anni ed è
bionda, ha un occhio bianco e uno rosso, è molto
graziosa e si chiama Alice, cara signora
SIGNORA MARTIN: Bizzarra coincidenza! Anch’io ho una
figlioletta, essa pure ha due anni, un occhio
bianco e uno rosso, è molto graziosa e si chiama
Alice, caro signore!
SIGNOR MARTIN: (sempre con voce strascicata e monotona) Curiosa
e bizzarra coincidenza! Forse è la stessa, cara
signora!
SIGNORA MARTIN: Curiosissimo! E’ davvero possibile, caro signore.

I Martin rappresentano la necessità di evasione dalla trappola del perbenismo, il ripudio per il conformismo borghese, incarnano il problema dell’incomunicabilità tra moglie e marito, tra membri di una stessa famiglia che, pur vivendo sotto lo stesso tetto, non si conoscono affatto.

La cantatrice calva – E. Ionesco – vengodalmare

Il messaggio internazionale destinato ai teatranti

Ogni anno, il 27 marzo, alla sede UNESCO di Parigi viene letto un messaggio scritto da una delle personalità più eminenti del teatro.  Tra gli autori che hanno pronunciato il discorso internazionale rivolto a tutti i teatranti e cittadini del mondo sul tema del Teatro e della Pace tra i popoli, nel 1976 (quarantacinque anni fa) c’è stato Ionesco che con il suo “teatro dell’assurdo” ha cercato di ribaltare e deridere le situazioni più banali della vita quotidiana. Pensate quale periodo assurdo stiamo vivendo, il teatro di Ionesco può essere riattualizzato per farci riflettere su quanto anche le cose che diamo per scontate, in realtà non lo siano affatto.

Il messaggio viene, poi, tradotto e letto nei teatri di tutto il mondo; vengono organizzati festival nazionali e internazionali; inaugurazioni e avvii a progetti teatrali; pubblicazione di articoli e commenti riguardanti la dimensione teatrale; giornate a porte aperte; trasmissioni radiofoniche e programmi televisivi sul teatro.

Dopotutto non dimentichiamoci che “Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita” Edoardo De Filippo.

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