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Nido o prigione: cosa significa casa? Scopriamolo con “I Promessi Sposi” e Mattia Pascal

Nido o prigione: cosa significa casa? Scopriamolo con “I Promessi Sposi” e Mattia Pascal

La casa, la famiglia e il paese natale potrebbero diventare, per chiunque, una certezza o il peggior incubo. Lucia Mondella e Mattia Pascal, individualmente, ci capirebbero.

Lucia è costretta ad abbandonare la madre Agnese, il suo futuro sposo e la sua dimora. Niente la rammarica di più. Mattia Pascal coglie la prima occasione per andarsene. Cosa ci accomuna a loro? Chi, tra i due, ci rappresenta di più?

IL SOFFERENTE ADDIO DI LUCIA

I Promessi Sposi, capolavoro di Alessandro Manzoni: pubblicato nella versione definitiva nel 1840, ne abbiamo tanto sentito parlare nel corso della nostra carriera scolastica come celebre romanzo storico della letteratura italiana. Renzo e Lucia devono sposarsi ma il loro matrimonio è impedito da un signorotto del paese, Don Rodrigo, innamorato di Lucia. La loro separazione è necessaria a causa delle continue intenzioni malvagie del pretendente. Mentre Renzo, giunto a Milano, riesce a cavarsela e si mostra abile nell’affrontare varie sfortune, al contrario Lucia lascia con sofferenza il suo paesino. Nell’ Addio ai monti il tono commosso della futura sposa suggerisce un profondo dolore. Con nostalgia pensa alla casa dove è nata e a quella futura, dove avrebbe creato una famiglia con Renzo. La sua vita era lì. Ora, abbandonare il suo posto sicuro nel mondo, la spaventa.
Lucia è un personaggio domestico. Raramente all’interno del romanzo la troviamo in spazi esterni e, quando ci si trova, è spesso timorosa e incerta. Questo suo carattere però, non la rende debole, al contrario: il suo è un percorso introspettivo e spirituale che la porterà comunque ad una maggiore maturità. Manzoni inoltre distingue nel brano due tipi di migranti: colui che è costretto ad abbandonare la propria famiglia (nel caso di Lucia) e chi si allontana volontariamente, con il proposito di fare fortuna.

MATTIA PASCAL E L’OPPORTUNITÀ DA NON PERDERE

Il fu Mattia Pascal, romanzo di Luigi Pirandello, fu pubblicato nel 1904. Mattia Pascal desidera beffare un amministratore-ladro, Batta Malagna. Inizialmente seduce Romilda, donna dalla quale il suo nemico desidera un figlio. Romilda resta incinta di Mattia. In seguito, il giovane intraprende una relazione anche con la moglie di Malagna e mette incinta anche lei. Pascal è costretto a sposare Romilda, poiché l’amministratore decide di riconoscere soltanto il figlio di sua moglie. Di lì a poco, nascerà un vero e proprio inferno nella vita sia familiare sia economica di Mattia, che lo porteranno a pensare al suicidio. La soluzione gli si presenta lungo un viaggio in treno, durante il quale, legge un giornale dove è annunciato il ritrovamento del suo cadavere a Miragno, il suo paesino. In quel momento, egli si ritrova a dover decidere se ritornare indietro e smentire la notizia o proseguire il suo cammino. Senza dubbio, sceglie di andarsene e, cambiando identità, diviene Adriano Meis.
È bene dunque sottolineare come questo personaggio sia totalmente diverso da Lucia. Entrambi hanno delle motivazioni che li spingono ad abbandonare il proprio paese ma, se a Lucia, come abbiamo detto prima, l’abbandono delle proprie radici causa angoscia e malessere, al contrario, Pascal, approfitta immediatamente dell’occasione. Non solo egli abbandona la vita precedente (non tenendo conto, ad esempio, della famiglia) ma arriva a cambiare il suo nome. In questo caso, la famiglia è sentita come prigione e, l’unica soluzione, è l’evasione.

IL TUO NIDO O LA TUA PRIGIONE?

Durante la pandemia, alcuni sono rimasti a casa con la propria famiglia e avranno pensato di non vedere l’ora di andarsene; altri invece hanno trascorso questa lunga quarantena lontano da casa e ne avranno sentito la nostalgia. D’altronde Gaugin a Tahiti dipingeva la Bretagna e in Bretagna dipingeva Tahiti.
La casa, in questo periodo, è stata per noi un rifugio e una sicurezza. Per molti, il riscontro è stato simile a quello di Lucia: la paura dell’esterno. L’attuale abitazione è divenuta il nostro rifugio, che ci ha protetto da un possibile contatto con il virus. Nella maggior parte dei casi niente è più sicuro di casa. Il mondo fuori può mostrarti tutte le meraviglie del mondo ma anche tutti gli ostacoli e le difficoltà. A volte, immergersi in questo fa paura. Allo stesso tempo, Lucia potrebbe essere chiunque di noi anche in un altro senso: colui o colei che ha già visto lì, proprio dove sta ora, il suo futuro e, non vuole lasciarlo. Il nido dove si cresce rappresenta l’avvenire della propria esistenza e non ci si vuole distaccare dalle proprie radici.
Mattia rappresenterebbe un altro polo: chi, viceversa, nel suo paese proprio non ci vuole stare. L’ambiente sociale ed economico del protagonista del romanzo lo imprigionano e lo spingono a cambiare identità: non è forse questa la condizione di chiunque viva in un contesto dove si sente soffocato e oppresso? Perché, dunque, non andarsene? D’altronde cambiare il luogo in cui vivere non è un po’ come cambiare identità? Non comporta un cambiamento individuale? Cambia il modo di pensare e vedere le cose. Vedi persone e luoghi nuovi, diversi. Ascolti le esperienze altrui e ne fai anche tu. Paragoni la tua vita di prima con quella di adesso: comprendi cosa è meglio per te. Sai che, quando tornerai, non tutto sarà come prima: nemmeno te stesso, perché, l’interiorità e lo spazio che circonda l’uomo si condizionano l’un l’altro.

 

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