Il Superuovo

Machiavelli presenta il trasformismo come metodo per immergersi nello studio degli antichi

Machiavelli presenta il trasformismo come metodo per immergersi nello studio degli antichi

Lo studio dell’antichità, fondamentale per Machiavelli, richiede la sostituzione degli abiti indossati in giornata, “sporchi” del quotidiano.

Vari personaggi interpretati dal trasformista Leopoldo Fregoli
(fonte: Google Immagini)

Machiavelli, come il trasformista Leopoldo Fregoli, attua un cambiamento radicale della propria immagine, importante non solo nell’aspetto realistico, ma anche in quello teoretico.

La vicenda Machiavelli

Niccolò Machiavelli viene arrestato e incarcerato nel febbraio del 1513, dopo la destituzione dalla carica di segretario che ricopriva, il 7 novembre precedente. Liberato due settimane dopo, grazie all’intervento di Francesco Vettori, suo caro amico, si ritira nel suo podere dell’Albergaccio, presso San Casciano, vicino a Firenze. Qui, si occupa di affari di ordinaria amministrazione, e nasce coll’Ambasciatore un intenso carteggio. I due si intrattengono da aprile a agosto del 1513, per poi non comunicare per circa tre mesi.
Il 23 novembre di quell’anno, dal Vettori arriva un dispaccio riguardo alle sue giornate trascorse a Roma, con l’aggiunta di informazioni sul mondo propriamente esterno, ovvero quello fuori dalla realtà dell’Albergaccio, che Machiavelli non conosceva perché qui relegato. Questi, risponde elencando le attività che lo occupano durante il giorno, come: la caccia ai tordi, la lettura di Dante o Petrarca, oppure di “poeti minori” (Tibullo, Ovidio, e simili), le dispute all’osteria; oppure, le conversazioni con i passanti, per chiedere nuove dei loro paesi e restare aggiornato.
Il messaggio assume un taglio austero a partire dalla successiva descrizione di ciò che svolge quando rincasa, alla sera:

“Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull’uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.”

Lettera a Francesco Vettori, 10 dicembre 1513

Villa del podere dell’Albergaccio di Machiavelli
(fonte: Google Immagini)

Il vero trasformismo

Il cambiamento di abiti dell’autore del Principe presenta un’efficacia da sembrare un tipico numero di trasformismo. Nell’ambito dello spettacolo teatrale, è la capacità di mutare velocemente le proprie sembianze. E questo ha il vantaggio, oltre che lo scopo, di impersonare più soggetti di un medesimo contesto scenico e/o drammaturgico.
L’Enciclopedia dello Spettacolo, frutto di un’intuizione del critico teatrale Silvio D’Amico, si riferisce a quest’arte come “una serie di imitazioni o impersonations, la cui attrattiva principale sta nella rapidità con cui si effettuano i cambiamenti di trucco e di costume”.

Uno dei maggiori interpreti italiani, del secolo precedente, del trasformismo scenico, è stato l’attore e cantante di teatro Leopoldo Fregoli. Egli ha creato, e consolidato, le tecniche e gli espedienti scenici necessari alla riuscita dello spettacolo. Da considerarsi il “padre del trasformismo”, è stato coniato di recente il termine fregolismo, ad indicare la capacità di mutare le proprie sembianze repentinamente.

Dialettica machiavelliana

Quello di Machiavelli è un cambio di abiti che trova importanza sia nella sfera del concreto, sia nella sfera  metaforica parimenti. Come Fregoli, l’autore del Principe, di cui annuncia la realizzazione a poche righe di distanza nella medesima lettera, adotta uno stravolgimento inedito.
Il passaggio è necessario: deve prima togliersi i “panni” intrisi di fango e del loto delle attività caduche della quotidianità. Solo in un secondo momento potrà indossare i cosiddetti “panni reali e curiali”. Potrà, quindi, concentrarsi sui testi eccelsi degli “antiqui huomini”, senza provare noia, e dimenticando tutte le miserie del presente, che sono una forma di interferenza dannosa, perché contaminata dalla mondanità.

 

 

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