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Namasté, hello, buenos días: i saluti ci spiegano le origini di una cultura

Il saluto: un gesto tanto minimizzato e dato per scontato, ma che in realtà nasconde le origini della nostra stessa cultura. Scopriamo perchè.

Dalla più professionale stretta di mano al più caloroso braccio, dall’asettico inchino ai baci sulle guance: stiamo parlando dei saluti. Spesso bistrattati e fatti ormai soprappensiero, questi gesti sono ancora oggi al centro della sociologia della cultura e dei processi culturali, in quanto riescono a trasmettere moltissime informazioni sulla società e sulla sua storia in un istante. Sono di tantissimi tipi: possono essere parole oppure azioni fisiche, o entrambe le cose; inoltre, ogni occasione ed ogni interlocutore ha il proprio. Andiamo a scoprire cos’è la cultura, partendo dai saluti.

I saluti in giro per il mondo

Partiamo proprio dai saluti; quanti ne esistono? Almeno uno per ogni cultura. E’ un gesto importantissimo e ricco di significati: è infatti il primo segno di pace e non belligeranza fra due persone, conoscenti o sconosciuti, che esprimono la volontà di interagire fra loro. Pensiamo alla nostra Italia: spesso ci salutiamo con un abbraccio e con due baci sulle guance; in modo simile fanno i vicini francesi, un abbraccio e due baci sulle guance. A livello formale, è molto comune vedere invece delle strette di mano, usanza originariamente europea, poi esportata nelle Americhe e solo recentemente nel lontano Oriente grazie alla contaminazione culturale. Difatti, il saluto delle culture cinese e giapponese escludono tradizionalmente il contatto fisico, preferendo un più solenne inchino: maggiore è la profondità e la durata, maggiore è l’importanza dell’interlocutore. Rimanendo in Asia, possiamo vedere la dualità dei saluti indiani: il conosciutissimo namasté, pronunciato con un piccolo inchino e con le mani giunte al petto, oppure la stretta di mano, riservata però solo agli uomini. Nel vicino Tibet, ci si saluta facendo la linguaccia, per assicurarsi che quella dell’interlocutore non sia di colore nero (e quindi non sia la reincarnazione di uno spirito malvagio). Nelle Filippine, si ha l’usanza di appoggiare la propria fronte sulla mano dell’anziano che si vuole omaggiare, in Malesia si portano le mani al cuore dopo la stretta di mano con l’altra persona. I maori della Nuova Zelanda fanno aderire fronti e nasi e si guardano dritti negli occhi, in segno di rispetto. Ma sono solo pochi esempi.

Saluti e cultura: i punti di contatto

Ma cosa c’entrano i saluti con la cultura? Semplice: i saluti fanno parte di ciò che i sociologi Wuthnow e Witten definirono come cultura implicita. Facciamo un passo indietro, partiamo dalle basi: cos’è la cultura? E’ una domanda sostanziale per la disciplina, molti studiosi hanno provato a rispondere, ma tuttora non è presente una definizione completamente corretta e inclusiva. Generalmente, possiamo denotare la cultura come l’insieme di codici e pratiche simboliche condivise dai membri di una società, andando ad agire sul lato espressivo dell’essere umano. Questa descrizione è la comunione di due differenti approcci, uno umanista e uno delle scienze sociali, che insieme ne costruiscono i punti fondamentali. Infatti, come sostiene il primo, la cultura ha un altissimo potenziale comunicativo ma, come dice l’altro, vi deve essere relativismo culturale avalutativo. In poche parole, la cultura educa le persone, ma non ne esiste solo un tipo: ogni società ha la sua cultura che, in quanto tale, è degna di rispetto e pregna di valore. Per studiarla adeguatamente, lo studioso deve essere scevro di condizionamenti e di valutazioni, ma è tenuto all’osservazione antropologica e partecipante. In un’ottica più ampia, la cultura è la totalità dei prodotti dell’uomo, sia materiali che immateriali. Insomma, stiamo parlando di un elemento molto vasto, forse troppo. Cerchiamo di capire come orientarci.

Orienteering culturale

Come orientarsi in un mare così smisurato? Possiamo accogliere la divisione di Wuthnow e Witten in cultura implicita ed esplicita. Nel primo caso, essa diventa una caratteristica astratta, un comportamento, un uso o un costume immateriale: è lo stile di vita (comprendente i saluti). Alle volte, invece, la cultura si esplicita in costruzioni tangibili, in beni o merci. Questa accezione riguarda gli oggetti culturali (stampa, teatro, arte,…), ossia significati condivisi dai membri di una società, fissati in forme, considerabili storyteller. Per essere tali, devono essere ideati da un creatore ed essere resi pubblici a una molteplicità di ricevitori. Ovviamente, il contesto sociale è importante: esso può fornire diverse letture da parte dei fruenti, ma anche un’interpretazione diversa dell’oggetto culturale fra creatore e destinatario. Il percorso appena descritto può essere sintetizzato nello schema del diamante culturale griswoldiano: evidenziando i quattro foci, esso sintetizza le relazioni fra gli agenti culturali. Ora non è più così difficile, no?

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