Musei aperti la prima domenica del mese: cosa ne avrebbero pensato i nostri autori di letteratura?

Sul sito de “La Repubblica” viene annunciata la ripresa dell’iniziativa dei musei aperti la prima domenica del mese. Si ripartirà domenica 6 ottobre in tantissimi siti museali. Mostre, arte e fotografia accessibili a tutti e i letterati di ieri come l’avrebbero presa?

Palazzo-Reale-Napoli
dal sito https://www.napolike.it/turismo/place/il-palazzo-reale-napoli/

Il valore dell’arte visiva risiede proprio nel riuscire a catturare un momento o un sentimento in una cosa sola, che essa sia dipinto o fotografia. Rendere accessibile al pubblico, con questo fenomeno, opere di immensa grandezza permette una maggiore apertura delle nostre menti. Dal 2014 (si legge su La Repubblica) con l’iniziativa di Dario Franceschini, ministro del turismo e dei beni culturali, ben 15 milioni di persone hanno visitato musei e parchi archeologici gratuitamente. Certo che i musei andrebbero visitati a prescindere, però a volte la cultura non è sempre accessibile a tutti come capita in queste occasioni. Dagli albori, ogni forma dell’arte visiva ha sempre avuto un certo peso e un grande studio. L’arte è sempre stata grande spunto e forma di interesse per tutti, anche per i letterati. Questi ultimi in certi casi si sono anche ispirati alle opere d’arte per scriverne romanzi, come Alberto Moravia. Altri ancora vi si sono dedicati con impegno, facendo diventare l’arte parte della propria attività letteraria, come fecero lo stesso Giovanni Verga o Èmile Zolà, o ancora Lewis Caroll. L’arte può arrivare rapidamente nell’animo umano, con rapidità, stimola i sentimenti e racconta storie senza parole.

Autumn Rhythm, Number 30 – Pollock

Giovanni Verga e il “vero” della fotografia

Nel pieno della nascita della fotografia, il nostro autore siciliano è stato “travolto dal contagio fotografico”. Alla continua ricerca dell vero, Verga trova nella fotografia una grande fonte di ispirazione a quanto pare. Nel 1966 sono stati ritrovati nella sua abitazione cataniese ben 448 negativi fotografici, tutti rappresentanti paesaggi della Sicilia verghiana. Ma da protagonisti fanno i personaggi catturati dallo scatto, non solo il paesaggio ripreso.

Zia di Verga

Un vero e proprio paesaggio umano con contadini, pescatori, familiari, intenti nello svolgere le loro attività quotidiane. Non si può negare che la sua attività letteraria fosse accompagnata da scatti che lo aiutassero alla stesura. Scatti fatti per le strade e per i campi. Una volontà forse di voler tenere sempre sottomano il mondo degli umili e dei vinti che sarà sfondo dei suoi romanzi, per non dimenticare nulla di quella verità in bianco e nero senza tralasciare alcun dettaglio.

Alberto Moravia:”è meglio l’arte”

Moravia scrive nel suo Arabeschi, raccontando di un suo soggiorno estivo a Viareggio: “Era tappezzato di enormi quadri del Seicento. Io passavo ore a guardarli. Fantasticavo su soggetti mitologici: i fauni, le ninfe. Non so perché non ho fatto il pittore. La pittura mi è sempre piaciuta più della letteratura”. Addirittura definirà l’arte più originale della letteratura in quanto composto di colori e forme, non di parole con cui lottare continuamente.

Renato Guttuso, ‘Alberto Moravia’, 1940

Nel corso della sua vita si attornierà di pittori e dipinti, rimanendone sempre affascinato. A differenza degli scrittori, i pittori sono sempre “artisti”. Ma Moravia rifletteva sull’arte non solo in maniera soggettiva ma anche oggettiva e storica. É grazie all’arte pittorica che l’Italia è stata meglio rappresentata, non è che abbia ricevuto al meglio il proprio valore con la l’arte poetica. Lo scrittore dedicò all’arte interi scritti mostrando a questa la sua devozione, ma soprattutto spiegherà quanto l’arte influenzi intensamente la scrittura, in quanto quest’ultima(soprattutto in quel periodo storico) abbia ispirato con lei sue immagini irreali e suggestive la voglia negli scrittori di creare analogie, suggestioni che vanno oltre qualunque dialettica.

Èmile Zolà, Lewis Caroll e la fotografia

Zolà, padre del naturalismo francese, svolgeva ricerche minuziose per scrivere un romanzo. Vagava, osservava e fotografava tutto ciò che gli sarebbe stato utile. Centinaia di scatti hanno dato vita ai suoi romanzi, riuscendo a ricavarne la realtà nuda e cruda di cui aveva bisogno.

foto scattata da Zolà

Il reverendo C.L.Dodgeson (alias Lewis Caroll) amava la fotografia, tramite quest’arte e il ritratto di Alice Liddell, egli ideò il romanzo famosissimo Alice nel paese delle meraviglie. La bambina in questione seguiva le sue lezioni di matematica ed egli riuscì a ritrarla in una foto. L’autore non era attratto da i bambini in senso patologico, ma era incuriosito dalla loro capacità di sfruttare la fantasia, di viaggiare nell’astrattismo e quella sospensione tra reale ed irreale che nell’età adulta non c’era più. Fotografava con maestria, con intenti precisi e generò il capolavoro.

Alice Liddel, foto di Lewis Carroll

 Ma cosa c’è di importante nell’arte allora?

Fare un tuffo nella storia? Anche potrebbe essere un ottimo motivo, utile per comprendere e conoscere emozioni che sono lontane da noi nel tempo, ma non così differenti da quelle che proviamo oggi. Cosa ci avranno trovato i nostri letterati di così imponente? Un’opera artistica (da una scultura a un dipinto a una fotografia) può renderci meno soli, mettendo a nudo i nostri sentimenti nascosti. Può donarci il giusto equilibrio di cui abbiamo bisogno, può riempire quei vuoti interiori che percepiamo o, ancora, può insegnarci ad apprezzare il mondo a noi circostante. Un’opera artistica può catturare un momento indimenticabile e conservarlo nella sua interezza nel tempo, tramandandone ogni sensazione. Ma forse Moravia, allora, non aveva tutti i torti e questa iniziativa culturale sembra proprio ciò di cui potremmo avere bisogno.

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