Murubutu e Rodenbach raccontano della superiorità dell’amore rispetto alla morte

 

Hugues e Vittorio, protagonisti delle opere di Rodenbach e Murubutu, piangono la moglie scomparsa inebriati di un amore senza fine. 

Immagine tratta dal videoclip di “La vita dopo la notte”; fonte: youtube

Com’è possibile reagire alla morte della propria compagna di vita, della donna che si ama con tanta veemenza da percepirne l’assenza come un vuoto incolmabile? I protagonisti della canzone “La vita dopo la notte” di Murubutu e del romanzo di Rodenbach “Bruges la morta” cercano di affrontare la perdita della moglie.

Copertina album “Tenebra è la notte”, contenente il brano “La vita dopo la notte”

La somiglianza: linea d’orizzonte tra abitudine e novità

Alla morte della giovane moglie, Hugues decide di trasferirsi a Bruges, nelle Fiandre, Città che sembra incarnare una dimensione umana, influenzando gli stati d’animo dei personaggi, orientando l’azione e rientrando in un’equazione secondo cui al lutto immenso deve corrispondere uno scenario adeguato. Bruges appare priva di vita, bloccata nei suoi quais di pietra che hanno arginato la vitalità del mare.  Le città possiedono una personalità autonoma che, quando ci si soggiorna, si trasmette nell’individuo come un fluido che entra a far parte del proprio corpo. Si vengono a costituire silenziose analogie, compenetrazioni reciproche dell’anima e delle cose. Il suono delle campane, l’acqua in cui si specchia la città e i cigni “dell’espiazione” sono elementi rappresentativi che ricorrono costantemente nell’intero romanzo. La città di provincia è controllata dall’occhio vigile delle beghine che osservano i passanti dagli espions. Il preguidizio e una forte fede che appare “fondata più sulla paura per l’Inferno che sulla nostalgia del Cielo”, fanno sì che l’uomo diventi ben presto oggetto di malelingue. L’uomo conserva con dedizione sacrale gli oggetti appartenuti alla “Morta”, riservando particolare attenzione alla treccia dorata che ha con cura reciso dal capo dell’amata per esporla all’interno di una teca di cristallo come porzione di immortalità del suo amore. L’uomo è solito vagare per le strade di Bruges in cui una misteriosa alchimia sembra neutralizzare i colori troppo vivi riconducendo il tutto ad un grigio ottenuto dalla commistione del bianco delle cuffie delle religiose e dal nero delle tonache dei preti, protagonisti delle vite dei cittadini. Durante una passeggiata l’uomo incontra una donna che appare l’amata Ofelia risorta come prodigio spaventoso di una somiglianza che raggiunge l’identità, che supera l’esteriorità finendo per appartenere alla spiritualità e ai moti interni dell’anima. L’incontro con la donna è stato per Huges un dono ricevuto dalla misericordiosa sorte che diviene sua complice per combattere l’oblio e per evitare che la defunta muoia per una secondo volta, fuggendo via dalla memoria dell’amato. Come un automa la segue per le vie, fin dentro un teatro che lo porta a scoprire, con sua grande sorpresa, che la donna così tanto somigliante all’amata è una ballerina. Ben presto incomincia a provare per Jane un desiderio carnale, una passione che gli appare legittima e giusta, poiché identifica le due in un unico essere perduto e poi ritrovato, morto per rinascere e costantemente amato. L’anima che si incarna nello stesso corpo, in una dimensione in cui tutto gli appare immutato: l’intimità, il matrimonio d’amore, la tenerezza dei baci, l’atmosfera in cui egli ritorna a vivere. Hugues, però, non è davvero innamorato di lei, ma tutto ciò che desidera è prolungare all’infinito l’illusione di quel miraggio, giungendo, un giorno, ad esortare Jane ad indossare gli ultimi due abiti acquistati dalla Morta. Suo malgrado, però, Huges di ritrova a fare i conti con la superficialità della donna che incomincia a deridere e criticare i vestiti. L’uomo incomincia a soffrire per il diverso temperamento delle sue donne, ma vede nell’eventuale abbandono di Jane una seconda morte dell’amata : è un pensiero tanto orribile da spingerlo a sopportare persino la conferma dei tradimenti. Il giorno di Pasqua, la fedele domestica Barbe si reca al Beghinaggio per far visita alla sua unica parente Rosalie, per ritornare con la mente alla sua infanzia specchiadosi nelle cosiddette “Acque dell’amore”, per respirare la religiosità di quel luogo in cui desidera trascorrere la vecchiaia prendendo i voti. La donna rimane profondamente turbata dalla notizia appresa da Rosalie: il suo padrone, di cui finora i concittadini avevano ammirato il dolore straziante, appare macchiato di concubinato. Ritornando a prendere contatto con la realtà, Hugues incomincia a percepire le conseguenze terribili del suo tentativo di eludere la Morte, la quale si sta ora vendicando per via del patto che l’uomo crede di aver stretto con il Diavolo. Nel giorno della processione del Santo Sangue la domestica, contrariata dall’invito a cena di Jane e intenzionata a non essere complice di quel peccato mortale, abbandona il servizio mentre l’ex ballerina decide di approfittare della visita per valutare le ricchezze di Hugues, unico aspetto a cui il suo crudele spirito è realmente interessato. La storia si conclude in modo tragico, con un protagonista che, accecato da un delirio di impotenza verso la presa di coscienza dell’impossibilità di far coincidere la Morta con una donna viva e più superficiale che mai, strangola Jane con la traccia d’oro che ella continuava a sventolare come oggetto di sfida. L’uomo si ritrova solo al mondo, in perfetta analogia con una città che si sta svuotando della folla accorsa per la processione ormai conclusa con l’immensa tristezza e vacuità di una gioia svanita.

La grigia Bruges; fonte: travelblog.it

A capire a fondo il mondo ogni giorno ti serve l’altro

“La vita dopo la notte ” appartiene all’album del rapper Murubutu che ha come topos la notte. La canzone è incentrata sulla storia d’amore di due giovani nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Il cantautore ripercorre le fasi della loro vita, dagli sguardi scambiati “tra i fori del marmo” pronunciando parole d’amore, alle loro nozze con la bella sposa “pudica e fresca”, fino alla costruzione del loro nido in un apprezzamento di terra in via Pascal. La loro vita insieme procedeva con il tempo che passava al di fuori di quella casa che affaccia su un mondo che per essere compreso fino in fondo necessita dell’altro. Gli anni si susseguivano mentre, nel buio di una notte, Donata  “è andata altrove” dopo aver dedicato al marito le sue ultime parole in cui affermava di non temere la morte ormai imminente perché consapevole che sarebbero stati insieme per l’eternità. Tra la pioggia e il “caldo pianto” l’uomo non resse la sofferenza “e la seguì in due ore”. La narrazione ritorna poi al presente, ad un tempo in cui si racconta ai passanti che cento anni prima, in quella casa in vendita, è vissuta una coppia la cui storia d’amore è stata tanto bella e autentica da credere che le loro anime risiedano ancora lì.

Rappresentazione di “La vita dopo la notte” ; fonte: robyilpettirosso

L’amore oltre la morte

I due vedovi appaiono percepire l’assenza dell’amata come un vuoto incolmabile da cui è impossibile riprendersi: la morte di quella che è stata la propria compagna di vita, la propria complice è una parziale morte della loro stessa essenza. In comune tra i due componimenti c’è il compimento di un sacrilegio da parte di terzi che si mostrano incapaci di capire la bellezza dell’amore: una donna insensibile che si prende gioco dei ricordi di Hugues e la messa in vendita, finalizzata a trarre denaro, di quello che si costituisce quasi come un luogo sacro in via Pascal.

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