“Mille morti l’anno è una guerra”: ricorre oggi la Giornata Mondiale della Sicurezza sul Lavoro

Nella Giornata Mondiale della Sicurezza e della Salute sul Lavoro, ripercorriamo l’importante ruolo sociale del lavoro, volgendo l’attenzione al terribile fenomeno delle morti bianche. 

Fonte: Aboodi Vesakaran

Oggi, 28 Aprile, ricorre la Giornata Mondiale della Sicurezza e della Salute sul Lavoro. Una recente inchiesta dell’Inail (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) ha rilevato un aumento del 50,9%, rispetto all’anno 2021, di denunce d’infortunio sul lavoro, le richieste ammonterebbero a circa 194mila, dal settore Industriale al Sanitario (fonte: articolo Tgcom24).

MILLE MORTI L’ANNO

Così cantavano i 99 Posse:

“Mille morti l’anno è una guerra”.

Negli strazianti versi di “Povera Vita Mia”, la triste realtà dei lavoratori italiani viene raccontata dal gruppo di Poggioreale, Napoli. Eppure, già nei primi mesi dell’anno corrente i morti sono stati ben 189. Il tragico dato mostra un trend negativo distribuito (quasi) equamente su tutto il territorio nazionale, una piaga che non vede distinzioni etniche o di genere.

Una delle più temibili conseguenze di un numero così alto di morti bianche è che questo possa anestetizzare l’opinione pubblica sull’argomento – ci mette in guardia il filosofo Günther Anders. È così che la tragedia segnalata dai quotidiani proprio questa mattina, della morte dell’operaio di 39 anni Fabio Palotti, diventa l'”ennesimo” incidente e passa in secondo piano. Pertanto mai come ora, soprattutto in un mondo dove la pandemia Covid miete ancora migliaia di vittime, risulta doveroso ricordare l’importanza della sicurezza sul posto di lavoro.

Fonte: Museums Victoria

IL LAVORO È LIBERTÀ

Non c’è da stupirsi se la nostra Costituzione lo cita già dal primo articolo: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Il lavoro è indipendenza, è autorealizzazione, per molti l’ambizione di una vita intera. È per questo che, da sempre, l’attenzione ricade sulla questione della sicurezza: il lavoro non può e non deve uccidere. Benigni disse “Il lavoro è la nostra libertà, la nostra indipendenza, la nostra vita” o ancora “Amare il proprio lavoro è una vera e concreta forma di felicità sulla Terra” (fonte: articolo di Cinzia D’Agostino).

Un esempio dalla Storia. La partecipazione femminile al mercato del lavoro, prima visto come sintomo di povertà (ricordando le lavoratrici della Prima Rivoluzione Industriale), ha sancito l’apertura della dimensione pubblica alle donne. Senza cadere in retoriche che vogliano sminuire il ruolo di massaia, il quale ricade a tutti gli effetti in una forma di lavoro, l’attenzione verso la parità di genere nel mondo lavorativo ha permesso maggiore libertà al genere femminile. Il lavoro è stato, ed è, a tutti gli effetti uno strumento di libertà ed indipendenza fortissimo.

L’ETICA CALVINISTA DEL LAVORO

Il rigore morale, l’elemento principale del credo puritano, condizionò anche il ruolo assunto dal lavoro. Lasciando a Weber ed agli altri storici la questione riguardante le origini del capitalismo nella religione protestante, l’etica calvinista del lavoro offre uno spunto interessante sul ruolo sociale di quest’ultimo.

Impegno, disciplina, queste le parole chiave di un bravo puritano: nella spiritualità calvinista il lavoro riveste un ruolo centrale, facendosi mezzo per mostrare a Dio la fede e l’amore nella divinità. Non è errato affermare, addirittura, che il lavoro fosse un momento di preghiera, permettendo ai fedeli di allontanare l’ozio – uno dei peccati capitali –  ed il troppo divertimento.

Con le dovute accortezze, il discorso può essere riproposto in chiave positiva, guardando al lavoro come un fondamento della società moderna. Un momento di affermazione della propria persona, dell’identità di un popolo (e persino di quella di un gruppo religioso): proteggere i lavoratori diventa una priorità.

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