Milano è davvero il simbolo del fenomeno sociologico della ‘gentrification’?

La città di Milano, con i suoi nuovi monumenti e zone ristrutturate, si erge sempre più a simbolo del processo sociologico della Gentrification, un fenomeno che spinge a escludere gli abitanti delle periferie e dei centri storici per permettere la diffusione del capitalismo in chiave urbanistica e immobiliare. Milano è una città che investe le sue risorse più per l’apparenza che per l’effettiva vivibilità di tutti i suoi cittadini?

Cos’è la gentrification

Il fenomeno della gentrification, o ‘gentrificazione’, fu teorizzato dalla sociologa Ruth Glass, nel 1964, per spiegare quei piccoli movimenti migratori delle classi benestanti nei quartieri operai di Londra. Il termine proviene dalla parola inglese gentry, che indica la piccola nobiltà inglese. In sostanza, tale fenomeno è cominciato intorno agli anni Sessanta, interessando dapprima l’Inghilterra, assumendo molta importanza negli Stati Uniti, e giungendo in Italia, nelle principali città dello ‘Stivale’. La sociologa ha voluto intendere quel processo che ha visto protagonista la nascente borghesia cominciare a investire nell’immobiliare, dando inizio al meccanismo capitalistico. I borghesi che si spostavano nelle zone periferiche erano allettati dall’idea di spendere poco per gli affitti o gli acquisti di una casa e cominciavano una sorta di ‘micro-migrazione’ verso le periferie. Questi quartieri operai cominciavano quindi a cambiar forma, diventando zone di città adatte alla vivibilità della classe media. Il fenomeno, quindi, si trasforma anche in un processo di esclusione sociale dei cittadini meno abbienti, i quali si ritrovano a dover lasciare un quartiere diventato visibilmente più caro di prima a causa dell’aumento dei costi degli immobili, trasferendosi in centro, sempre se lì il costo delle case sia effettivamente diminuito, oppure verso le zone rurali. La gentrification è un fenomeno che ha interessato numerosi sociologi, architetti, ingegneri e soprattutto urbanisti, poiché non solo riguarda i rapporti tra le classi sociali, ma anche la morfologia degli agglomerati urbani, che di fatto muta sia per le leggi del mercato immobiliare, sia per la volontà di risparmio delle classi medio-alte.

La sociologa Ruth Glass. (Fonte: london.ac.uk)

La gentrification nella Milano odierna

Questo processo di mutamento sociale ha continuato a manifestarsi e a esprimersi in molte parti dell’Occidente, fino ad arrivare anche in Italia. Milano è probabilmente l’esempio più fulgido di questo fenomeno sociologico, soprattutto negli ultimi tempi. Considerata la città migliore in Italia per ciò che riguarda l’avanguardia nell’offerta dei servizi e dei trasporti, dei quartieri ecosostenibili, delle ‘riqualificazioni’ di zone malmesse, Milano è a tutti gli effetti una capitale europea. Oltre a questo, essa è la città della moda, delle innovazioni architettoniche, delle start-up tecnologiche e delle possibilità finanziarie, ha ospitato la recente Expo nel 2015, ha riqualificato la zona dei Navigli, mostrato al mondo la suggestiva piazza Gae Aulenti e creato l’innovativo Bosco Verticale. Tutto questo si innesta nel discorso attinente alla gentrification perchè l’intelligente Milano ha dato il via a una massiccia opera di riqualificazione di quei quartieri un tempo considerati zona di periferia, come il quartiere NoLo o il più emblematico Isola. La gentrificazione ha fatto in modo di riconsiderare il valore di queste zone periferiche di Milano per investire sui loro immobili, aumentando di fatto gli affitti e i costi di vendita delle case, a discapito della gente che in questi quartieri ci vive da tempo. Sono quantomeno recenti gli scontri tra gli abitanti di questi quartieri contro le manovre dello Stato per impedire, secondo loro, un giro di occupazioni abusive. In realtà, come nel caso del quartiere periferico del Giambellino, le persone si sono unite contro lo Stato perché non hanno più una casa, l’hanno persa a causa del rincaro immobiliare o sono costrette ad andare via perché non si sentono più parte di un quartiere che li ha cresciuti, viste le massicce modifiche apportate per rendere più cool e più all’avanguardia la città. Numerose, poi, sono le abitazioni recentemente costruite rimaste ancora sfitte perché i tempi per ottenerle sono eccessivamente lunghi e i fondi per le riqualificazioni e le sistemazioni scarseggiano. Milano può essere un eccellente esempio di città moderna e all’avanguardia, ma ha un’altra faccia della medaglia che viene travolta dal fenomeno della gentrification, forse lasciata al proprio destino.

Il quartiere periferico Giambellino, a Milano. (Fonte: arcipelagomilano.org)
Il Bosco Verticale. (Fonte: milanoevents.it)

Cosa comporta la gentrification per il futuro

Questo fenomeno assai complesso potrebbe comportare innanzitutto un calo demografico nelle grandi città, viste le difficoltà dei meno abbienti a trovare una sistemazione stabile ad un prezzo accessibile, ad uno stravolgimento del valore artistico, storico e architettonico dei centri storici, frutto dell’adeguamento forzato causato dal capitalismo e dal consumismo e a un possibile inasprimento dei rapporti tra le varie classi sociali. Sicuramente l’innovazione tecnologica, archittetonica e urbanistica è fondamentale per un continuo miglioramento delle condizioni di vita, ma non dovremmo dimenticare che tutti dovrebbero avere la possibilità di vivere dignitosamente nel posto che più si sente vicino a una casa, senza eccessivi stravolgimenti economici o urbanistici. Milano, che secondo il Sole 24 ore è la ‘città più vivibile d’Italia’, è un ottimo esempio positivo al quale ispirarsi, una luce che ci guida attraverso il futuro, senza però doverci portare a pensare che essa è la più vivibile soltanto per chi può permetterselo.

Luca Vetrugno

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