Milan Kundera ci racconta l’oppressione russa in Cecoslovacchia ne L’insostenibile leggerezza dell’essere

21 agosto 1968: i panzer sovietici marciano sulle strade di Praga. E’ solo l’ultima tappa di un’invasione che ha visto coinvolta l’intera Cecoslovacchia. Milan Kundera, in L’insostenibile leggerezza dell’essere, si serve dei suoi personaggi per raccontare l’oppressione.

Un manifestante ceco sale su un panzer russo mentre i disordini sociali dilagano (Il Corriere)

Una delle pagine più oscure della storia europea contemporanea, una macchia nell’attuazione del socialismo reale russo che costò all’URSS il distacco di tutti i partiti comunisti occidentali: stiamo parlando dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia del 1968. Milan Kundera, scrittore ceco, visse gli avvenimenti e, nelle sue opere, spesso se ne trova traccia. L’esempio più celebre è il romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, in cui i tragici fatti vengono narrati dal quartetto kunderiano. Fra la storia e la narrazione, fra la verità e la fantasia, fra le decisioni politiche e le scelte prosastiche, il confine è minimo: indaghiamo.

Un manifestante praghese, durante le proteste sessantottine, sfida un carro armato sovietico (Medium)

Il Quartetto di Kundera: punti di vista elitari

Tereza, Sabina, Tomas e Franz sono i protagonisti dell’opera del 1982 L’insostenibile leggerezza dell’essere, capolavoro dello scrittore ceco Milan Kundera. Nel romanzo, l’autore descrive, con una precisione sublime, i caratteri, le vicende, le esperienze, le storie di vita e le relazioni interpersonali tra questi quattro personaggi. Tereza è una ragazza psicologicamente fragile e molto insicura che, una notte, conosce nel bar in cui lavora l’affascinante Tomas, chirurgo rinomato a Praga. Fra i due nasce subito l’amore, che per la donna sarà sacrosanto, unica costante nella sua vita piena di variabili, mentre per il medico, nonostante si trovi emotivamente coinvolto nel rapporto e ami Tereza, non sarà abbastanza e continuerà ad avere amanti (con il benestare della fidanzata). Sabina è un’amica di Tomas, nonché una delle sue tanti amanti. E’ un’artista idealista e scanzonata, un vero e proprio spirito libero, che un giorno incontra il professore universitario Franz. I due iniziano una relazione puramente carnale ma, dopo poco tempo, l’uomo si innamora della focosa pittrice; lei, timorosa di legarsi in pianta stabile con un’altra persona, fugge da lui senza nemmeno una parola di saluto, nonostante lo ami. I quattro protagonisti sono tutti esponenti dell’élite intellettuale praghese: Sabina è una pittrice, diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Praga, Tereza (proprio grazie a Sabina) trova un’impiego in un giornale locale come fotografa, Tomas è un autorevole chirurgo operante all’ospedale più importante della Cecoslovacchia e Franz è un illustre accademico, le cui lezioni sono richieste in numerose università europee ed americane. La fine caratterizzazione dei personaggi porta l’autore a descrivere il loro vissuto, soprattutto nella cornice temporale comprendente la Primavera e l’Autunno di Praga, con una particolare insistenza sull’invasione sovietica.

L’invasione russa della Cecoslovacchia: parla la Storia

Il 1968 è conosciuto dai più per essere stato un anno a dir poco rivoluzionario. Lo spirito libertario e di protesta attraversò tutto il mondo: dall’America dal Nord all’Europa, dal Sudamerica all’Oriente. Il fuoco del cambiamento non risparmiò nemmeno il blocco sovietico, dove i cittadini decisero di manifestare contro i regimi liberticidi, a favore del pluralismo politico. L’epicentro di ciò fu la capitale della Cecoslovacchia, nel periodo sessantottino, denominato la Primavera di Praga. Colui che si fece portavoce del fermento fu il leader del Partito Comunista cecoslovacco, Alexander Dubcek, appartenente all’ala moderata e riformista della compagine politica, molto apprezzato dalla popolazione locale a causa della sua attenzione verso i lavoratori. Il suo programma venne da lui chiamato ‘socialismo dal volto umano‘: egli avrebbe garantito importanti riforme sociali e politiche libertarie (abolizione della censura, fine del sistema monopartitico e allargamento della partecipazione alla politica), pur mantenendo un modello di sviluppo economico collettivista e restando fedele all’URSS. Breznev, a capo del Cremlino in quel periodo, vedendo una minaccia all’egemonia russa, decise di fermare tali spinte non ortodosse e, infatti, il 21 agosto 1968, le truppe sovietiche dei Paesi aderenti al Patto di Varsavia occuparono la Nazione cecoslovacca. I dirigenti riformisti locali, insieme a Dubcek, promossero una resistenza passiva agli invasori, ma essi vennero emarginati e allontanati dagli incarichi governativi, mentre Mosca riportò l’ortodossia sovietica nello Stato. Le proteste contro questo durissimo regime trovarono un personaggio simbolo in Jan Palach, giovanissimo studente cecoslovacco che si diede fuoco nella piazza di San Veneceslao a Praga in segno di protesta. Tali eventi misero il mondo davanti alla realtà dei fatti, che valse all’URSS il completo distacco dei partiti comunisti occidentali dal Cremlino.

Monumento a Jan Palach a Praga (Daily Verona Network)

Gli effetti dell’invasione sovietica sugli intellettuali: parla il Quartetto di Kundera

Tomas, Tereza, Sabina e Franz: un chirurgo, una fotografa, una pittrice e un professore. Cos’hanno in comune? Sono tutti intellettuali residenti a Praga nel 1968. Assistono sia alla Primavera che all’Autunno di Praga, quindi sia alla fase di liberalizzazione che a quella dell’oppressione sovietica. Nel romanzo, Kundera si concentra nella rievocazione del secondo periodo, attraverso gli occhi dei quattro protagonisti, appartenenti all’élite cecoslovacca. Ognuno di loro ha un approccio differente all’invasione russa, che porta i singoli a concepire i fatti praghesi e la stessa URSS in modo differente. Tomas è indubbiamente colui che viene più colpito direttamente dagli eventi della storia: egli, collaboratore saltuario della rivista libertaria Edipo, viene estromesso dal suo lavoro di chirurgo in quanto autore di un articolo particolarmente critico verso i comunisti cechi (sebbene sia stato modificato per renderlo maggiormente sovversivo anche da un redattore del giornale). Il medico è interrogato da una spia governativa in incognito, che cerca di capire se è lui l’unica penna dietro al pezzo letterario, oppure se è solo la punta dell’iceberg: ovviamente la realtà è rappresentata da questa seconda casistica, che il funzionario ben presto scopre. La spia offre un ultimatum a Tomas: firmare una lettera di pubbliche scuse verso il regime, dove afferma la legittimità e il suo apprezzamento per il controllo sovietico, o rinunciare per sempre alla propria occupazione di chirurgo. Il protagonista sceglie la seconda dolorosa opzione, che lo porta ad essere deriso dai colleghi, a divenire un lavavetri e, successivamente, a trasferirsi nelle campagne cecoslovacche con la moglie. Durante il suo periodo come umile lavavetri, viene avvicinato da un gruppo di giovani cechi contrari all’occupazione russa, autori di un manifesto in cui richiedevano l’amnistia per tutti i prigionieri politici: nonostante egli creda fermamente nella causa dell’indipendenza nazionale, non entra a far parte del gruppo per timore di causare dispiaceri alla fragile Tereza. Quest’ultima, ingenua e naif, appena iniziati i disordini nella capitale, scende in piazza con la sua fedele macchina fotografica per immortalarne i momenti. Egli fotografa gli universitari che protestano con dei cartelli, le ragazze che, munite di minigonne, sfilano davanti ai giovani soldati sovietici in segno di provocazione, i panzer con la stella rossa, i fumogeni, le molotov, gli slogan, i canti, i feriti. Con occhio scevro da condizionamenti e la candida curiosità di una bambina, Tereza si reca nelle strade più volte per documentare lo sconvolgimento epocale che sta avvenendo intorno a lei e porta i suoi fotogrammi nei giornali locali, che non li accettano perché darebbero una cattiva immagine del Cremlino. Dopo questo rifiuto, porta, insieme al consorte, tali istantanee a un importante giornale di Zurigo che le scarta comunque, in quanto i fatti sono vecchi di qualche tempo. Nonostante le propongano di entrare nell’organico della rivista, lei rifiuta, in quanto non riesce a considerarlo un lavoro. Dopo l’estromissione di Tomas dal lavoro, lei riprende a fare la barista, come all’inizio della storia, in un locale dove è sotto stretta sorveglianza sovietica, da cui viene anche adescata. Sabina racconta invece dell’influenza del regime nella sua formazione all’Accademie delle Belle Arti: ella doveva dipingere solamente nello stile del ‘realismo socialista‘, sebbene volesse rivoluzionare i canoni standard artistici (era una grande ammiratrice di Picasso). Pur essendo vietato deviare dal movimento stilistico imposto dalla madrepatria, in privato sperimenta e si appassiona a un tipo di pittura più libero e soggettivo. Nonostante la sua occupazione di artista, è membra dello staff di una rivista locale come fotografa e responsabile della grafica, in cui fa subentrare anche Tereza. Rimane impressionata dagli scatti della donna ritraenti l’invasione russa e lei stessa si immerge nelle strade per vedere gli accadimenti. Franz è il personaggio meno colpito in prima persona dal flusso della storia: egli è un accademico di Ginevra, molto richiesto all’estero. Nella città svizzera conosce Sabina, fuggita dalla Cecoslovacchia a causa dei fatti praghesi, con cui inizia una relazione extraconiugale, che lo porterà sia a perdere la moglie Marie-Claude che l’amante. Molto attivo nel sociale, dopo la partenza segreta di Sabina per gli Stati Uniti, si trasferisce in Cambogia per una missione umanitaria, ma vi troverà presto la morte. Ecco come la storia interseca la fantasia, l’oggettività dei fatti si fonde con la narrazione, sempre ricordando però l’orrore di quei tragici momenti.

La bataille de l’Argonne, René Magritte (1959): rappresentazione artistica della contrapposizione fra leggerezza e pesantezza, alla base della filosofia impiantata nel romanzo da kundera

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