Mi fai impazzire: parliamo di libidine ed eros con Saffo, Baudelaire e Blanco

Tensione erotica, libidine. L’eros è tabù per la società, ma oro per la poesia.

L’eros porta libidine. L’uomo è costantemente in cerca di soddisfare i suoi appetiti più profondi, a bisogno per fare ciò dell’immaginazione. Qui tutto nasce. Per questo spesso la società, in nome del pudore (borghese) taglia le gambe alla possibilità immaginativa. La poesia e l’arte più in generale, che poco stanno ai dettami della società, si permette di evocare quella tensione tanto vivida, quanto ineffabile.

Soffocante Saffo

Eros che scioglie le membra

nuovamente mi scuote,

dolceamara invincibile belva

La più antica poetessa d’Europa, Saffo. Nata a Lesbo, vissuta quasi sempre a Mitilene. La sua poesia, destinata a essere cantata con l’accompagnamento della lira, nasce in larga misura per seguire i vari momenti della vita del tìaso, un’associazione femminile collegata al culto di Afrodite, che la poetessa dirigeva. Feste comuni, danze, preghiere alla dea protettrice, lo sbocciare di sentimenti e di amori tra le giovinette. Nonostante la genesi celebrativa di questi momenti delle attività del tìaso, le liriche di Saffo risultano molto più profonde. Leggendo queste poesie ignorandone la destinazione, si percepisce in maniera più genuina la tensione lirica dei componimenti. Saffo diventa così cantatrice dell’Io, del patimento d’amore, la prima di una lunga generazione. L’eros, e ciò che lo circonda, è per sua natura ineffabile e indefinito, tentare di narrarlo risulta complicato, impossibile: il risultato è sempre parziale. I frammenti greci di Saffo, in quanto frammenti sono ciò che materialmente rimane delle sue poesie, contribuiscono a completare quella parzialità narrativa, completando la tensione lirica con quell’allusività evocativa tipica della poesia.

Vecchio, caro Baudelaire

[…] passò una donna: vidi,

bevvi nell’occhio suo, con spasmi d’insano,

come in un cielo livido, gravido d’uragano,

dolcezze ammalianti e piaceri omicidi.

Fu un lampo… poi la notte. Fuggiva beltà,

nel cui sguardo, all’istante, l’anima mia risorse,

non ti vedrò più dunque che nell’eternità?

Altrove, e via di qui! Troppo tardi! mai, forse!

Poiché corriamo entrambi a ignoto e opposto sito,

o tu che avrei amato, o tu che l’hai capito!

Non maledetto, ma maledì il detto e ciò che venne dopo di lui, Charles Pierre Baudelaire. Nel 1857 pubblicò la raccolta Les Fleurs du mal, i “fiori del male” o anche, forse meglio, “i fiori dal male”, come a dire ciò che dirà De André “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Una raccolta di poesie che trattano un po’ di tutto, la costante è il tono dissacrante e evocativo (immorale direbbero) tipico di Baudelaire. Per quell’immoralità la censura in quello stesso 1857 bloccò quasi tutte le poesia della raccolta. Oltre a le più note fecero più scalpore quelle liriche che trattavano del tabù della società, l’eros, la libidine. A’ une passante (riportata, in parte, sopra) è l’emblema della rappresentazione dell’immaginario erotico baudelairiano: potremmo definirla, rappresentazione dell’amore platonico, dell’amore pensato, ma anche del desiderio sessuale pensato. Il pensiero dell’oggetto desiderato risulta più vivido rispetto all’oggetto in sé, e immaginare ciò che si sarebbe potuto fare con quella passante, Baudelaire, lo fa impazzire.

Mi fai impazzire

Dalla radio, alle discoteche con mascherine all’aperto, impazza il singolo scritto da Blanco a quattro braccia con Sfera Ebbasta. Base anni ’80 con chitarre distorte, tinte energiche e uptempo sono il mix perfetto che ha garantito ai due cantanti di piazzare il loro pezzo stabilmente in vetta a tutte le piattaforme streaming e di ottenere il disco d’oro in sole due settimane. Siamo lontani dal rigore metrico greco e dalla musicalità baudelairiana, ma il tema della libidine viene affrontato, con semplicità, anche in questo pezzo. Non c’è molta allusività nel brano anzi, ci si chiede come si faccia a non fare rumore, sottinteso, durante l’atto sessuale. Quel tanga da lei portato non è altro che un velo di Maya da sollevare, di un segreto forse già rivelato, perché la ragazza in questione non è una passante, ma “fa impazzire”. La frenesia dell’era contemporanea entra anche nella concezione della sessualità che è già frenetica di per sé, ecco dove nasce il carattere determinato, ammaliante e frenetico del brano di Blanco e Sfera Ebbasta.

 

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