20 anni della trilogia dell’Anello: ecco 5 cose che non avevi notato

Il Signore degli Anelli è un racconto fantasy scritto da J.R.R. Tolkien, che ha ispirato la trilogia capolavoro diretta da Peter Jackson. Se non avete mai visto i film o letto i libri attenzione, l’articolo conterrà degli spoiler.

Dal film “La compagnia dell’anello” (da www.spaziogames.it)

In occasione dei 20 anni dall’uscita del primo film, La compagnia dell’anello, cinema di tutto il mondo stanno proponendo una versione restaurata dei film in 4K. Questo permette di gustare meglio non solo espressioni dei personaggi e sfumature dei paesaggi, ma anche gli incantesimi e gli oggetti magici che spesso compaiono durante il racconto. Cerchiamo di approfondire qualche piccola curiosità disseminata nella storia, e capire dove finisce la scienza e inizia la magia.

L’unico anello e la capacità termica

L’oggetto intorno a cui ruota l’intera trilogia è l’unico anello. Creato da Sauron, antagonista principale della storia, racchiude un enorme potere, ma anche qualche strano fenomeno fisico. Quando Bilbo affida l’anello a suo nipote Frodo, lo stregone Gandalf con lo scopo di svelare le iscrizioni sull’anello, lo getta nel caminetto di casa Baggins. Di colpo l’anello comincia a brillare e dopo poco compare la famosa poesia “un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli”. Gandalf dice a Frodo di prendere l’anello, a rigor di logica ancora rovente, ma l’hobbit con sua grande sorpresa si rende conto che l’anello non scotta affatto. Ora, nonostante l’anello sia un oggetto magico e quindi questo comportamento sia altrettanto fantastico, cerchiamo di capire il principio fisico che potrebbe esserci alle spalle. Quando un oggetto viene avvicinato a una fonte di calore, come il fuoco, si scalda. La sua temperatura quindi, aumenta. In particolare una formula definisce il legame tra il calore fornito, quindi l’energia data all’oggetto, e il suo aumento di temperatura. Questa formula asserisce che la variazione di temperatura, quindi la differenza tra dopo e prima del processo di riscaldamento, è uguale al calore fornito diviso la capacità termica. Sapendo cos’è la temperatura e detto cos’è il calore, rimane da capire cosa sia la capacità termica di un oggetto. La capacità termica è letteralmente la “fatica” con cui un corpo si scalda. Alcuni corpi si scaldano con molta fatica, quindi hanno bisogno di molta energia, altri invece si scaldano facilmente. Il fuoco nel caminetto di casa Baggins è una discreta fonte di energia, e se l’anello dopo esservi stato immerso per qualche decina di secondi è rimasto freddo, la spiegazione più razionale è che la sua capacità termica sia molto alta. Di solito i materiali con cui vengono realizzati gli anelli, ossia i metalli, hanno capacità termiche abbastanza basse, contro quella di alcuni fluidi come l’acqua che è molto più elevata. Insomma, oltre che essere un oggetto di enorme potenza magica, l’anello è anche un curioso caso per la metallurgia.

Legolas, il meno “denso” di tutta la compagnia

Letteralmente, denso. Chiunque abbia visto il film “La compagnia dell’anello” si ricorderà della scena del passo di Caradhras. Mentre tutti i componenti del gruppo affondano nella neve per oltre un metro, Legolas tranquillamente vi cammina sopra. Prima di tutto, cerchiamo di capire perché noi affondiamo nella neve. Ogni volta che facciamo un passo, noi esercitiamo una certa pressione su suolo o sul pavimento. La pressione, per definizione, è una forza distribuita su un area. L’area in questione sono chiaramente i nostri piedi, che poggiano a terra. La forza invece è il nostro peso, che ci tira verso il basso. Come tutti saprete, il nostro peso dipende dalla nostra massa. Quindi banalmente, più una persona è “massiccia”, maggiore è la pressione sotto i suoi stivali o scarpe che siano. Facciamo un passo indietro. Ricordate l’indovinello “pesa più un chilo di piume o un chilo di piombo?”. La risposta è che ovviamente pesano allo stesso modo, ma ci dà uno spunto di riflessione sulla densità degli oggetti. Il piombo è chiaramente più denso delle piume, quindi un chilo di piombo sarà sì pesante quanto un chilo di piume, ma il suo volume sarà molto più piccolo. In poche parole, a parità di peso, più un oggetto è denso, più è piccolo. Al contrario, due oggetti con lo stesso volume possono avere peso diverso se cambia la densità. Questo potete sperimentarlo semplicemente con una bottiglia. Piena di acqua la bottiglia peserà poco più di un chilo e mezzo, mentre svuotata non arriverà a un etto. Questo perché l’acqua è più densa dell’aria, quindi a parità di volume un oggetto meno denso peserà di meno. Tornando alla neve: ogni oggetto ha un certo limite nei confronti della pressione prima di deformarsi. Le assi del pavimento di casa non si romperanno di certo con dei passi, ma magari parcheggiandoci sopra un auto si incrineranno. Lo stesso vale anche per la neve. Se una foglia si posa al di sopra dei fiocchi gelati, questi resteranno apposto. Se invece siamo noi a poggiarci sulla neve, sprofondiamo. In conclusione quindi, se Legolas ha un “volume” che è simile a quello di un qualsiasi uomo di media statura, non affonda nella neve poiché la sua densità è bassissima. Questo va contro una miriade di considerazioni anatomiche, ma d’altronde Tolkien era uno scrittore, mica un medico.

 

L’invisibilità dell’anello

La prima qualità che ci viene mostrata dell’anello è la capacità di rendere invisibile chi lo indossa. Premesso che ad oggi non esiste una tecnologia che lo renda possibile, analizziamo più da vicino la cosa. Quando noi vediamo un oggetto, lo vediamo grazie alla luce che esso emana o riflette. A rigor di logica quindi, un oggetto che non emette luce non può essere visto. O per meglio dire, un oggetto che non emana luce visibile. Specifico questo perché effettivamente, come viene spiegato anche nei libri, esistono creature in grado di percepire la presenza di chi ha indossato l’anello, anche se invisibile a occhio umano. Possiamo allora dire che l’anello permetta a chi lo indossa di non riflettere alcuna luce tra le lunghezze d’onda che il nostro occhio vede, ma che emetta comunque altre radiazioni. Pensate ai visori notturni, dove un oggetto o una persona possono essere individuati grazie agli infrarossi. Un effetto collaterale di indossare l’anello è che chi lo utilizza ha a sua volta una visione distorta di ciò che ha intorno. Questo avvalora l’ipotesi della luce schermata, o deviata, in quanto anche l’utilizzatore allora ha dei problemi a riconoscere l’ambiente circostante, proprio a causa della luce deviata che gli permette di essere invisibile. Se pensiamo quindi all’anello come un qualcosa in grado di deviare la luce per non essere visto, l’occhio di Sauron altro non è che una specie di grande visore a infrarossi, che gli permette di individuare Frodo anche nel momento in cui indossa l’anello, allo scopo di trovarlo e ucciderlo.

Saruman il pirotecnico

Tutti ricorderanno la battaglia del fosso di Helm. In particolare, concentriamoci sulla breccia che gli orchi riescono ad aprire al di sotto delle mura. Nella torre di Isengard, Saruman riesce a creare delle rudimentali bombe, probabilmente colme di polvere da sparo, da utilizzare contro le forze di Rohan. Quando gli orchi riescono a raggiungere le grate per lo scarico dell’acqua e accendere gli ordigni, il muro della fortezza salta letteralmente in aria. Questo perché la polvere da sparo è un composto che, con una certa fonte di calore come può essere una torcia, dà luogo ad una deflagrazione molto rapida, che causa un’esplosione. In poche parole, l’aria intorno alla bomba viene “colpita” dalla detonazione della polvere e si muove in modo talmente veloce, da spazzare via qualsiasi cosa si trovi nel raggio d’azione dell’arma. La polvere da sparo è lo stesso composto usato anche nelle pistole e nei fucili, e per alcuni fuochi artificiali. Qualunque sia l’applicazione, il principio è sempre lo stesso: la fiamma comincia una reazione chimica, che a catena brucia tutta la polvere da sparo presente, che a sua volta esplode. Forse sarebbe stato più efficace utilizzare tritolo o nitroglicerina, ma nonostante fosse un grande mago, il povero Saruman con la chimica era ancora alle prime armi.

Pugnali Nazgul e altre infezioni

Come ultimo fatto, analizziamo il pugnale che trafigge Frodo durante il primo film. Colpito dall’arma del capo dei Nazgul, coloro che furono re degli uomini e che ora sono spettri al servizio di Sauron, il piccolo hobbit rischia la vita. Se tralasciamo per un attimo la magia, la prima cosa che ci viene in mente a questo riguardo è un’infezione. La zona della ferita assume un colore diverso da quello della pelle circostante, Frodo ne avverte il bruciore e i sintomi sono comparabili. Risultato, il pugnale dei Nazgul potrebbe essere ricoperto da una tossina, o da un batterio. Se pensiamo ad armi metalliche di dubbia provenienza, il primo batterio a venirci in mente è il Clostridium tetani, responsabile del tetano. Questa infezione, ormai quasi debellata dal vaccino antitetanica, era fino a qualche decennio fa una tra le più pericolose. L’alternativa è che la lama sia intrisa di una qualche neurotossina, simile magari a quella che Shelob usa per neutralizzare lo stesso Frodo nel terzo capitolo della saga. In entrambi i casi, non deve di certo essere stata un’esperienza piacevole. Frodo porterà la cicatrice per tutta la sua vita, proprio come noi, appassionati e non, porteremo sempre nei ricordi il capolavoro chiamato “Il Signore degli Anelli”.

Lascia un commento