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La Powstanie Warszawskie raccontata settantasette anni dopo attraverso le poesie di Anna Świrszczyńska

La Powstanie Warszawskie raccontata settantasette anni dopo attraverso le poesie di Anna Świrszczyńska

Settantasette anni dopo il 1 agosto 1944 ricordiamo la Powstanie Warszawskie con le parole della Świrszczyńska.

File:Pomnik Powstania Warszawskiego na pl. Krasińskich.jpg - Wikimedia  Commons

Il 1 agosto 1944 iniziò l’insurrezione di Varsavia, ma cosa accadde quel giorno? E chi fu Anna Świrszczyńska? In questo articolo cercheremo di riassumere i fatti storici di quel giorno attraverso le parole della poetessa.

Powstanie Warszawskie

Con i termini Powstanie Warszawskie si intende la rivolta di Varsavia, avviata il 1 agosto 1944 dall’Esercito nazionale polacco, guidato dal generale Komorowski per liberare la città dai tedeschi dominatori prima dell’intervento dell’Armata Rossa sovietica, il quale era alle porte della capitale della Polonia. Il progetto riuscì ad ottenere dei limitati successi iniziali che non furono però sufficienti per raggiungere l’obbiettivo finale, anzi Komorowski fu costretto a firmare la resa il 2 ottobre dello stesso anno, a causa dell’assenza di aiuti da parte delle altre potenze, nonostante gli appelli del governo polacco in esilio a Londra. Le forze contrapposte non erano eque, in quanto la mancanza di generi alimentari e la violenza sulla popolazione da parte dei nazisti, avevano massacrato i civili. Nonostante questo, i rivoltosi riuscirono a resistere e continuano a combattere senza cedere per due eterni mesi, mentre i sovietici rimanevano a guardare al sicuro, lontani dagli scontri. Varsavia venne quindi “liberata” dai tedeschi della gente sopravvissuta ed Hitler ordinò di distruggerla completamente, riducendola in polvere e macerie.

Prima del 1 agosto, il generale era già pronto per intervenire. Questo si evidenzia in particolare nel telegramma inviato al generale Sosnkowski, comandante supremo, stanziato a Londra, nel quale affermava che le sue forze erano «pronte in ogni momento a lottare per Varsavia», richiedendo l’intervento dei paracadutisti polacchi in Gran Bretagna e il bombardamento aereo degli aeroporti militari della capitale. La situazione però nei giorni seguenti fu molto confusa ed iniziarono i primi scontri. E quando arrivò il famoso 1 agosto, Komorowski era sicuro di riuscire a prendere la città in quattro o cinque giorni, contando nell’intervento dell’Armata Rossa e nei rifornimenti di armi e munizioni degli alleati entro una settimana. Questo non avvenne e i tedeschi non vollero abbandonare il territorio senza combattere.

Il feldmaresciallo tedesco Walter Model guidò il contrattacco, stabilizzando così il fronte e rendendo Varsavia un centro d’importanza strategica per le sue comunicazioni. Di conseguenza la perdita di tale conquista poteva compromettere il sistema logistico dell’esercito nazista, portandolo alla fine. Riuscì nelle ultime settimane a rallentare l’avanzata sovietica nei pressi della capitale polacca, utilizzando i rinforzi arrivati dalla patria, guadagnando quindi tempo ed indebolendo i rivoltosi, sorprendendo sia i russi sia gli uomini di Komorowski.

Anna Świrszczyńska

Nonostante la disparità di forze fra tedeschi e polacchi, questi ultimi decisero di insorgere con l’ottimistica convinzione che i sovietici sarebbero intervenuti in loro soccorso. Disponevano unicamente di armi leggere, rare mitragliatrici e cannoni controcarro. Il loro addestramento era superficiale e questo si evidenziò in particolare nei primi scontri, conclusi con delle stragi e senza risultati, costringendoli a ripiegare sulla guerriglia urbana. Questi fatti vennero vissuti da Anna Świrszczyńska che partecipò all’insurrezione come infermiera. L’esperienza la segnò profondamente sia come donna che come poetessa.

Anna (1909-1984) entrò in contatto con l’arte e la cultura fin dalla sua infanzia, grazie al padre pittore e, dopo il liceo classico, si iscrisse all’Università di Varsavia per studiare Letteratura Polacca, avvicinandosi in tale ambiente alla poesia. Vince il Torneo di Giovani Poeti e nel 1936 pubblica a sue spese la sua prima raccolta: “Poesia e prosa” (“Wiersze i proza“). La guerra fermò la sua produzione poetica, portandola a candidarsi come infermiera fra le schiere di volontari come lei, portandola a toccare la violenza e la sofferenza con le mani. Si trasferì, quando tornò la pace, a Cracovia dove lavorerà per il teatro e per alcune radio locali. Pubblicherà la sua seconda raccolta dopo vent’anni, all’interno della quale tratterà dei temi a lei più cari: la guerra e la figura della donna.

Nel 1974 pubblica “Alzando la barricata” (“Budowałam barykadę“) che testimonia gli eventi del 1944 di cui abbiamo già parlato.  In quest’opera si coglie la descrizione tagliente della realtà, senza pathos e senza iperbolizzare gli eventi. Il suo compito è quello di ricostruire ciò che è stato, senza censurare il dolore e la sofferenza della popolazione. Parla degli scontri e della lotta della sua gente per la vita. In “Sono una vera donna” cerca di riscattare la figura femminile come donna, madre, figlia, guerriera ed amante, descrivendola come corpo e soggetto, non come irraggiungibile e creatura divina.

Polonia - Varsavia | renata testa | Flickr

Le poesie della Świrszczyńska

La Świrszczyńska scrive senza peli sulla lingua, direttamente, senza giri di parole. Scosta con la sua penna il velo dagli occhi, rivelando l’atrocità della violenza e degli scontri per il raggiungimento della libertà. Parla di quindicenni e di sedicenni istruiti, i migliori delle loro classi, morti lungo la strada con in mano una pistola per aver esitato, davanti ad un uomo, incapaci di togliere la sua vita. Le descrizioni sono realistiche, puntuali, si coglie sofferenza in ogni parola. “Alzando la barricata” raccoglie alcune delle poesie più intense sulla guerra, la quale viene vista dagli occhi di una donna col compito di soccorrere i moribondi che abbandona questo mondo fra le sue mani.

Aveva quindici anni,
era il miglior studente di polacco.
Correva con la pistola
verso il nemico.

Ha visto gli occhi di una persona,
avrebbe dovuto sparare in quegli occhi.
Ha esitato.
È steso sulla strada.

Non gli hanno insegnato
alle lezioni di polacco
a sparare negli occhi di una persona.

Questa poesia venne scritta in onore di Wiesiek Rosinski e si intitola “Sparare negli occhi di una persona” perché ricorda la tragica fine di un ragazzo che muore, a causa della sua mancanza di addestramento e della sua innocenza che lo porta a vacillare nel momento di togliere la vita ad un altro essere umano. La sua storia è simile a quella di una ragazza, anche lei riversa a terra senza vita: “Agonizzante nel sangue sulla strada| come fa a sapere che è in agonia.| È così ermeticamente colma di giovinezza,| che anche la sua agonia è giovane.| Non sa morire. Sta morendo infatti| per la prima volta” (“La sua morte ha sedici anni“).

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