Mezzo secolo fa nasceva il primo essere vivente clonato di tutta la storia

Scopriamo insieme come la società reagì a questo primo esperimento di clonazione e come finì per la povera pecora Dolly.

Tutti studiando biologia abbiamo sentito parlare della pecora Dolly, il primo mammifero ad essere clonato, ma non ci siamo mai soffermati a lungo nel vedere quali sono le implicazioni etiche della clonazione.

Un nuovo esperimento

L’esperimento venne condotto nei laboratori del Roslin Institute di Edimburgo, Dolly è nata il 5 luglio del 1996 dopo due tentativi falliti sempre con delle pecore di nome Megan e Morag. Dolly morì nel 2003 e il suo successo aprì la strada a nuove clonazioni di altri animali, in parte finalizzate alla clonazione di specie estinte, in parte per riprodurre organi compatibili con il trapianto di esseri umani. Da una esemplare di razza Finn Dorse era stata prelevata una cellula e il suo nucleo era stato trasferito nell’ovulo di una Scottish Blackface, privato del nucleo; l’embrione così ottenuto era poi stato trasferito nell’utero di una terza pecora. Vi sono però dei protocolli da seguire oggi giorno per la clonazione, in Italia è il Comitato Nazionale di Bioetica ad occuparsene.

Implicazioni etiche

Secondo il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) la clonazione in specie di individui umani è da condannare poiché costituisce un attentato all’unicità biologica del soggetto umano generato tramite clonazione e in quanto lede il diritto di ciascun essere umano alla propria dignità e all’autodeterminazione; in quanto le sue modalità implicano manipolazione e/o commercializzazione del corpo umano o di sue parti, o commistione di geni di specie diverse.
Ciò che invece il Comitato non condanna sono gli interventi a carico del genoma umano che abbiano finalità terapeutica; le tecniche biologiche che abbiano per obiettivo la clonazione di tessuti o singoli organi e che abbiano una finalità terapeutica; le pratiche di clonazione animale e vegetale, a condizione che mirino alla promozione del bene umano e ambientale e non implichino per gli animali sofferenze non giustificate e non proporzionate.

 

La fine di Dolly

L’auspicio del Comitato è che le ricerche nel campo della clonazione siano condotte a partire da rigorosi protocolli, scientificamente ed eticamente vagliati e che vengano sottoposti ad adeguati controlli. Per quanto l’esperimento di Dolly fu un successo, la povera pecora non fece una bella fine: venne abbattuta venerdì 14 febbraio 2003 (141 giorni prima del suo settimo compleanno), a causa di complicazioni dovute a un’infezione polmonare, frequente nelle pecore più anziane, ma che portò all’ipotesi che Dolly fosse morta prematuramente, infatti in media le pecore vivevano 11/12 anni e lei morì solamente durante il suo sesto anno di vita.

 

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