MENZOGNE: VEDIAMO COME “ASTERIX” MENTE SPUDORATAMENTE SULLA FIGURA DI GAIO GIULIO CESARE

Se si pensa alla serie di cartoni di “Asterix” è facile sorridere pensando al personaggio di Giulio Cesare. Ma il vero generale e dittatore romano fu tutta un’altra cosa rispetto al vecchietto dei cartoni.

1806: Vincenzo Camuccini, “Morte di Cesare” (Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli).

La vita di Giulio Cesare, militare, politico, console e dittatore fu tanto d’impatto tanto quanto lo fu la sua morte, iniziò di una rivoluzione che portò Roma all’impero. Ad oggi è facile dimenticare la vera portata della vita di quest’uomo, semplificando le sue imprese con leggerezza. Specialmente il mondo dello spettacolo, prevedibilmente, sminuisce Cesare, e dimentica forse troppo facilmente chi fu, davvero, il dittatore che rivoluzionò Roma. Uno dei più famosi è al serie di fumetti e cartoni “Asterix” che prende il personaggio di Cesare e ne ridipinge ogni aspetto caratteriale fino quasi al ridicolo.

“ASTERIX”

“Asterix” frutto della sceneggiatura di René Goscinny e dei disegni di Albert Uderzo fa la sua prima comparsa tra gli albi a fumetti della Francia nel 1959. La prima striscia, pubblicata pochi mesi dopo l’elezione di de Gaulle richiama vividamente gli anni dell’invasione nazista, ancora tristemente impressa negli animi dei cittadini. La trama è molto semplice e viene ripetuta all’inizio di ogni film. Negli anni del consolato di Cesare, impegnato nella conquista della Gallia, un gruppo di tenaci galli dell’Armonica (odierna Bretagna) ancora si oppone alla conquista mentre i villaggi limitrofi cadono sotto il controllo di Roma. Il merito è tutto di una pozione magica, inventata e preparata dal druido Panoramix, la quale conferisce ai Galli qualità straordinarie. Così, il piccolo e baffuto Asterix in compagnia del forzuto amico Obelix si ritroverà ad affrontare gli eserciti del comandante Giulio Cesare.

“Sono Pazzi Questi Romani”

Obelix gioca sulla sigla S.P.Q.R. (Senatus Populus Quirites Romani)

I ROMANI E CESARE IN “ASTERIX”

I personaggi del fumetto e dei film sono ridicoli, gioviali, sarcastici e stereotipati. Emblematico, nell’adattamento italiano, è l’esercito romano. Nonostante la sua fama di efficace armata altamente organizzata, in “Asterix” i soldati romani sono sciocchi, ebeti e non possono far a meno di parlare in dialetto stretto. Nonostante ciò è soprattutto la rappresentazione simpatica di Cesare a far storcere comicamente il naso. In alcuni adattamenti anche lui parla il classico “romanaccio” con cui vengono marchiati tutti quei personaggi dei film o dei cartoni che abitano intorno al raccordo, mentre molti altri preferiscono la parlata placida e neutra che lo rende ancor più degno di saggezza. In ogni caso, piuttosto che il fiero comandante, Cesare è un vecchio vanesio brontolone, forse un po’ burbero, ma estremamente giusto e sempre fedele alle sue promesse. Insomma, più il signor.Wilson in “Dennis la minaccia” che il generale spietato e intelligente che si guadagnò la nomina di dittatore. Nella realtà dei fatti Cesare, visto sotto una luce diversa da quella di leader giusto e decisivo, può essere considerato un vero genocida, impegnato per buona parte della sua carriera nella conquista di un territorio svantaggiato dal punto di vista amministrativo e militare.

CESARE IN GALLIA

La conquista della Gallia è molto blanda e accennata in “Asterix”, ma nella storia questa fu una vera e propria sottomissione armata. Nel 58 a.C. Cesare conquistò in rapida sequenza Elvezi, Belgi e Svevi, aiutato dal suo legato, Publio Licinio Crasso (figlio del terzo triumviro), che sottomise molte popolazioni della Bretagna e della Normandia. I suoi successi in Gallia erano dovuti in gran parte alla disunione delle tribù galliche, incapaci di condurre un’azione organizzata e coesa contro il generale, il quale era ben famoso per la sua grande capacità di adattamento alle situazioni. Cesare non stazionò sempre in Gallia, ma l’abbandonò per poi tornarci nel 56 a.C. trovando la situazione in piena rivolta. Dovette ricorrere a misure straordinarie per sedare i conflitti e per la prima volta in Gallia dovette anche affrontare il loro esercito navale. Dopodiché si occupò del Reno, dove annientò le popolazioni di Usipeti e Tencteri, e nel 54 a.C. condusse una spedizione di cinque legioni sul Tamigi per conquistare i villaggi lì presenti.

Emblematico è il 52 a.C., anno che vede lo scoppio di una delle maggiori rivolte galliche, guidata dal re degli Arverni, Vercingetorige. Cesare accorse nei territori della Loira, tentando in ogni modo di stanare Vercingetorige, che intanto, evitando lo scontro in campo, si era rifugiato nella piazzaforte di Alesia. Cesare fece cingere dai suoi uomini la città con due poderose linee di fortificazione, una interna per gli asserragliati e una esterna per sostenere gli assalti dei Galli accorsi in aiuto. Dopo un lungo assedio la piazzaforte si arrese e Cesare portò Vercingetorige a Roma, dove, dopo averlo fatto sfilare sul suo carro trionfale, lo decapitò ai piedi del Campidoglio. Per ulteriori dettagli sulla guerra in Gallia è bene rivolgersi a Cesare stesso. Egli racconta tutto nella sua opera: i Commentarii de bello Gallico. Negli otto libri egli racconta minuziosamente, parlando di sé in terza persona, le caratteristiche delle popolazioni galliche, dei loro territori, riportando i dettagli delle battaglie. Tenta inoltre, anche se con scarsi di risultati, di giustificare l’intera campagna agli occhi dell’opinione pubblica. Tentativo vano, visto che si stima che almeno un milione di Galli morirono durante le guerre di conquista di Cesare.

GAIO GIULIO CESARE

Gaio Giulio Cesare compare per la prima volta nel 60 a.C. come membro di quel “primo triumvirato” che segnò l’inizio della sua carriera politica e militare. La sua carriera è minacciata inizialmente dalla guerra civile con Pompeo, ex triumviro e alleato. Lo scontro, che costrinse Cesare a varcare il Rubicone (cioè il confine tra la Gallia Cisalpina e il territorio civico romano) si conclude solo nel 48 a.C. a Farsalo, dove, sconfitto Pompeo, Cesare si apre definitivamente la strada verso un governo autonomo. La completa mancanza di oppositori, e la nomina a dittatore per tre volte, nel 48 a.C, nel 46 a.C. e poi dictator perpetuus (dittatore a vita) nel 44 a.C. gli conferì poteri inimmaginabili. Gli era concesso il diritto di sedere tra i tribuni della plebe, e ricevette la podestà tribunizia, la quale gli conferiva tutte le prerogative dei tribuni, come il diritto di veto e l’inviolabilità personale. Aveva inoltre il potere di fare trattati di pace e dichiarazioni di guerra, possedeva tutti gli onori del primo posto in senato, il titolo di imperator (cioè detentore di imperium) e il titolo di pater patriae. Con i suoi nuovi poteri diede libero sfogo a tutte le riforme necessarie a Roma. Concesse il perdono e il rimpatrio degli esuli e condannati politici. Estese il diritto di cittadinanza alla Transpadania e distribuì grano gratuito a tutti i 150 mila cittadini aventi diritto. Sciolse le associazioni popolari, ampiamente incolpate del marcio degli anni precedenti, e riportò i collegia alle funzioni originarie. Combatté la disoccupazione, costringendo i proprietari terrieri ad assumere almeno un terzo di uomini liberi. Con la lex Iulia municipalis riorganizzò le norme governative e amministrative di Roma. Con l’aiuto di Sosigene rivoluzionò il calendario civile, che, dopo la correzione del 1582 di Papa Gregorio XII, regola ancora oggi l’alternarsi degli anni ordinari e bisestili. Nonostante ciò la sua fine non fu delle migliori.

“Asterix” fa spesso riferimento alla morte di Cesare, anche se non la mostra esplicitamente, anzi. Erroneamente in un film si accenna anche che egli, stanco di tentare di conquistare i Galli, si ritirò felicemente nella sua villa di campagna. L’eccessivo potere, gli onori sempre maggiori, la presenza di Cleopatra a Roma con il figlio, finirono per creare allarme tra i suoi nemici e tra i cavalieri e senatori che si vedevano ridotti i privilegi. Ad alimentare l’ansia si aggiunge anche la voce secondo cui Cesare avesse intenzione di conquistare i Parti. Questa notizia era accompagnata da un falso oracolo che affermava che solo un re poteva conquistare quell’enorme regno. Temendo un desiderio di monarchia da parte di Cesare fu ordita una congiura. Alle idi di marzo del 44 a.C., cioè il 15 del mese, egli fu assalito nella Curia di Pompeo (cioè Campo Marzio) e trafitto da ben ventitré coltellate.

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