Joker, il film di Todd Philips del 2019, è piaciuto moltissimo al pubblico.

Proviamo ad utilizzare Lo straniero di Camus, per riflettere sulla pellicola di Philips.  Le differenze tra le due opere sono diverse, dal medium artistico all’origine dell’autore…eppure sembra condividano lo stesso idioma.

Il senza-patria: lo straniero.

Albert Camus, autore di spicco nel panorama filosofico novecentesco, è stato segnato per tutta la vita dalla propria identità confusa. I genitori di Albert hanno origini algerine, ma la famiglia vive in Francia. La situazione del giovane autore è quella del pied-noir: Camus è l’eterno straniero, né algerino, né francese. Egli vive in un limbo perpetuo, ove è difficile sentirsi naturalmente accolti.

Ritroviamo tali dinamiche nel vissuto di Meursault, il protagonista de Lo staniero. Egli vive ad Algeri (città d’origine di Camus), ma non si sente mai a proprio agio. Nemmeno passare del tempo con la madre, fa sentire a casa il protagonista. Meursault fa fatica. Egli non riesce ad adeguarsi al caos dell’esistenza. Si sente sovrastato dal peso di una società che gli impone di dar valore ai legami, di onorare la madre, di fare come si usa fare.

Joker deve affrontare angosce simili, soprattutto in seguito alla scoperta di essere stato adottato, nonché dopo aver illuminato un’infanzia totalmente infelice. Joker e Lo straniero sono stati pensati a mezzo secolo di distanza (circa), ma ci raccontano la stessa sensazione di non-essere nel mondo, pur essendoci fisicamente.

La perenne ricerca di senso

Joker e Meursault soffrono, a causa della mancanza di radici. Queste ultime simboleggiano tanto il proprio Io, un’identità essenziale ad avere una direzione esistenziale, quanto il pathos che ogni essere umano cerca nel prossimo.

Spogliandosi dell’illusione di avere un proprio pezzetto di terreno su cui poggiare le suole, si è di fronte alla propria inconsistenza.

Di conseguenza, emerge il bisogno sfrenato di dare un senso a sé stessi e ad ogni altro elemento che ci sta intorno. Se questo agognato senso non si dà? Nulla ha senso, ovvio. Per Joker, come per Meursault, andare al mare con la propria ragazza equivale ad uccidere tre sconosciuti. Nulla ha più senso. Non esiste alcun valore.

L’esistenza è una sequenza casuale di eventi, dei quali nessuno è più rilevante di altri.

Il senso della propria Morte

Inoltandoci verso il finale del film, notiamo che Joker tiene un taccuino. Sulle prime pagine sono segnati pensieri randomici, schizofrenici. Tuttavia, un pensiero colpisce particolarmente l’attenzione: ‘Spero almeno che la mia morte abbia più senso della mia vita’. Questa espressione è talmente d’impatto che tende a farci empatizzare con il suo autore.

Leggendo Lo straniero, apprendiamo come Meursault si prepari alla pena di morte, dopo aver passato mesi in galera per via dell’uccisione tragicomica di due algerini: sognando di avere un vasto pubblico, che, pur motivato dall’odio nutrito nei suoi confronti, sarà lì per lui.

Ciò che realmente cercano Meursault e Joker, all’interno dei rispettivi archi narrativi, è qualcuno che provi dei sentimenti forti per loro. Qualcuno che li ami per quello che sono. Purtroppo, anche nella morte il diverso verrà snobbato, disprezzato. Quantomeno, l’odio è un sentimento intenso.

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