In viaggio per scoprire sé stessi: da Siddharta a Into the wild

Raccontiamo l’evoluzione del concetto di viaggio, dal misticismo di Siddharta fino al viaggiatore postmoderno di Eat Pray Love e Into the wild.

La celebre Concha, simbolo per eccellenza del Cammino di Santiago. (hellogreen.it)

Da sempre viaggiare costituisce uno dei bisogni primari dell’uomo. In effetti, lo status viatoris è una pratica le cui origini risalgono all’antichità: ragioni commerciali e diplomatiche, di conquista, evangelizzazione, pellegrinaggi religiosi. È importante specificare che non tutti i viaggiatori sono turisti. In realtà, l’obiettivo principale del viaggiatore postmoderno consiste proprio nella sovversione di tutti quei principi di ‘superficialità’ a cui risponde il turista del Novecento. Il suo itinerario non segue tappe prefissate o schemi stabiliti, ogni dettaglio è una scelta personale dell’individuo. In tal senso, viaggiare significa inevitabilmente mettersi in gioco, abbattere e ridefinire i confini del luogo. In particolare, il turismo giovanile degli anni Settanta ricerca nell’esotismo di Paesi lontani un tentativo di evasione dal contesto di partenza, spesso consumistico e soffocante. Ed è proprio in questo quadro che si colloca la riscoperta di opere come Siddharta, che favoriscono la diffusione di dottrine orientali come induismo e buddismo.

(GEOPOLITICA.INFO)

Oriente mon amour: Hesse e il suo Siddharta

Ambientato nell’India del VI secolo a.C., il romanzo di Hermann Hesse viene pubblicato nel 1922 e si inserisce nell’ambito del Bildungsroman. L’autore attraverserà nel corso della sua vita diverse fasi di ribellione sociale e spirituale. Nato in una famiglia oppressiva, l’autore cercherà diverse vie di fuga, viaggiando verso Oriente. Come il protagonista del suo romanzo, Hesse ritrova nel viaggio l’unico modo in cui scoprire l’Altro e sé stesso. Se ciò che spinge Siddharta a partire, assieme all’amico e fratello Govinda, è la volontà di trovare il proprio posto nel mondo, sarà la natura (in primis l’acqua dell’onnipresente Gange) a fornirgli le risposte che cerca. Dopo diverse peripezie, Siddharta ripercorrerà le sue scelte, pentendosi di quelle sbagliate che lo hanno portato persino a considerare la via del suicidio. Proprio quando perde le speranze, Govinda e il saggio Vasudeva lo risollevano dal suo stato di dolore, portandolo verso il tanto agognato lieto fine, che corrisponde alla liberazione. Un concetto di libertà ispirato ad Hesse da Dostoevskij, che si basa sul godimento del presente come dimensione totalizzante.

Siddharta Gautama durante la meditazione sul Gange. (ETICAMENTE.net)

Fermate il mondo: voglio scendere

La fame di nuovi luoghi e incontri stimolanti è quindi alla base di questo turismo postmoderno, che si può facilmente ritrovare anche nella settima arte. Tra gli anni Novanta e Duemila si riscopre il tema del viaggio di formazione. Dalla fuga verso la libertà di Mediterraneo  fino alla necessità di ritorno alle origini e rielaborazione del lutto proposta da Wes Anderson in Il treno per Darjeeling, la costante è sempre la stessa: conoscere il mondo riscoprendo sé stessi.  Sono numerosi i film biografici, come I diari della motocicletta, che racconta la vita di un giovane Che Guevara in cerca di avventura, o Eat Pray Love, romanzo e adattamento cinematografico del viaggio intorno al mondo di Elizabeth Gilbert. Liz ha il pacchetto completo: un lavoro che ama, una bella casa e un uomo da copertina. Tuttavia c’è qualcosa che non torna: piange tutte le sere, si sente perennemente insoddisfatta e oppressa dai frenetici ritmi newyorkesi.

Julia Roberts interpreta Elizabeth Gilbert. (CINEMATOGRAPHE.IT)

Un giorno arriva la svolta: Elizabeth decide di lasciare tutto e tutti per ritrovare un equilibrio interiore viaggiando per il mondo. In Italia, la protagonista impara a prendersi meno sul serio, a gesticolare e bere vino come un vero italiano. Una volta in Asia, Liz comincerà a meditare, pregare e apprezzare il suono del silenzio, giungendo al tanto agognato equilibrio interiore.

Un viaggio nella natura selvaggia

Uno dei masterpiece più conosciuti e apprezzati del genere è Into the wild. Il film del 2007, scritto e diretto da Sean Penn e basato sul romanzo di Krakauer, narra la vita dell’intraprendente Christopher McCandless. Inizio anni Novanta: il giovane neolaureato Chris intraprende un viaggio negli States, fino alla morte in Alaska a seguito dell’ingerimento di alcune bacche velenose.

(FREEFORUMZONE)

Viene rispolverata la cultura hippie, che vede la comunione con la natura incontaminata e selvaggia come unica via di purificazione e riscoperta di sé. Ed è inevitabile ripensare alle parole pronunciate da Siddharta prima di raggiungere il Nirvana: “E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo, tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita“.

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