La scopa del sistema: come Wallace sfidava i canoni della narrativa tradizionale

Un breve viaggio nel primo celebre romanzo di Wallace, ‘’La scopa del sistema’’, riletto alla luce del suo background filosofico.

Il romanzo di Wallace in una delle originali edizioni americane

Umoristico, sorprendente, discontinuo ma magistralmente architettato. La scopa del sistema è l’esordio ufficiale di un David Foster Wallace solo ventiquattrenne, che sfida fin da subito i canoni della narrativa tradizionale. La struttura dei suoi testi è, se così si può dire, “profondamente americana”: costruita per scene, ricca di dialoghi riportati come vere e proprie sceneggiature, la scrittura di Wallace sembra fare con le parole quello che il montaggio fa nel cinema. Anche i suoi personaggi, proprio come un attore sullo schermo, si caratterizzano per il corpo che hanno e quello che fanno: vestirsi, vomitare, svestirsi, toccarsi, fumare, mangiare, bere, vivere in una camera iperriscaldata a causa di uno squilibrio termico del corpo. La scopa del sistema è l’opera sorprendente di quello che nel giro di pochi anni diventerà uno dei principali riferimenti della letteratura americana contemporanea, un giovanissimo Wallace che afferma la propria genialità fin da subito, costruendo il romanzo in modo del tutto originale e innovativo rispetto alle forme volute dalla tradizione.

Una struttura alla Wittgenstein

Come Wallace stesso dichiarava la struttura de La scopa del sistema è deve la sua particolare articolazione alle teorie logico-linguistiche di Wittgenstein, su cui l’autore scrisse la tesi di laurea. Il filosofo del Tractatus non manca fra l’altro di comparire nelle pagine del romanzo, come oggetto di studio prediletto dalla bisnonna della protagonista. L’impianto narrativo creato da Wallace poggia quindi su basi filosofiche ben salde, al punto che egli stesso arriva a definirlo come ‘’un dialogo ideale tra Jaques Derrida e lo stesso Wittgenstein’’.

David Foster Wallace, morto suicida nel 2008

La scopa del sistema

E la scopa del sistema consiste proprio in questo: nei ‘’nodi’’ (cfr. Stefano Bartezzaghi) di matrice profondamente wittengsteiniana con cui il lettore di Wallace si trova ogni tanto a dover fare i conti. Ad esempio, nel passaggio che segue: ‘’Lenore ha una caratteristica che attira gli uomini. Non è una caratteristica normale, o una caratteristica che possa essere spiegata. “…” disse sperando così di spiegarla. “Vulnerabilità è ovviamente una parola sbagliata. “Esuberanza” non basta. Entrambe le suddette parole significano, perciò falliscono. Lenore ha la caratteristica di una specie di gioco. Ecco. Il che, significando quasi niente, potrebbe funzionare. Lenore ti invita tacitamente a giocare un gioco che consiste di oscuri tentativi di scoprire le regole del gioco stesso. Che ve ne pare? Le regole del gioco sono Lenore, e giocare significa essere giocati. Scopri le regole del mio gioco, ride lei, ridendo con o di te.’’ Oppure: ‘’Stanno giocando a un gioco. Stanno giocando a non giocare un gioco. Se mostro loro che li vedo giocare infrangerò le regole e mi puniranno. Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco.’’ Insomma la scopa del sistema è il proprio questo: l’intoppo, prima di tutto linguistico, la dislocazione tra funzione e significante che vale tanto per il linguaggio quanto per la vita. E che racchiude il senso profondo di tutto il libro e la sua giustificazione strutturale, arrivando a definirne l’impianto narrativo.

Wallace (1962-2008)

Oltre la filosofia

Ma al di là di quello che è il – pur importantissimo – background filosofico del romanzo di Wallace, quello che conta è la resa sulla pagina. E cioè, non bisogna necessariamente conoscere Wittgenstein per poterlo apprezzare, anzi: come tutti i grandi libri può essere goduto a più strati. La scopa del sistema è un testo ‘’filosoficamente’’ frammentato e tuttavia cinematografico, per cui è immediato, proprio come le scene di un film, e insieme profondo, come si deve a un romanzo definito sulla base di un intero sistema filosofico: dove alcuni vedono una resa da cinema, altri possono vedere Wittgenstein. Un testo ambivalente, coraggiosissimo, che mostra un amore sincero per la cultura pop e rivela il talento precoce di un autore dalle idee già chiare. E che, in ogni caso, sfida le tecniche di narrativa tradizionali su più livelli.

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