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McLean e “Doctor Who” danno voce alla sofferenza e all’incomprensione di Van Gogh

Un grande fuoco brucia dentro di me, ma nessuno si ferma per riscaldarsi e i passanti vedono solo un filo di fumo“.

Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole – qualcuno che non ha posizione sociale né potrà averne mai una; in breve, l’infimo degli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c’è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno “. Chi è stato a scrivere queste parole? Vincent van Gogh. Proprio lui, che oggi è considerato uno dei più grandi artisti al mondo. Perché dovete sapere che, in verità, Vincent in vita sua non conobbe mai il successo. Anzi, a dirla tutta, riuscì a vendere solo un suo quadro, “La vigna rossa“. Lo direste mai? Eppure non gli importava. Pur essendo al verde e mantenendosi solo grazie all’aiuto del fratello Theo, era speranzoso. Sapeva che un giorno o l’altro qualcuno lo avrebbe apprezzato, se non i suoi contemporanei, forse le generazioni future. Questo lo faceva andare avanti. “Non posso cambiare il fatto che i miei quadri non vendano. Ma verrà il momento in cui le persone riconosceranno che valgono più del valore delle vernici utilizzate nell’immagine “. Così diceva e intanto continuava a mettersi all’opera, a fare ciò che amava di più: dipingere. E pur di dipingere en plein air stava giorni interi in mezzo ai campi di grano, affrontando la pioggia, ma soprattutto la solitudine. Perché giorno dopo giorno venne isolato sempre di più da quella società che non lo capì mai e che vedeva in lui solo un tipo strano, una persona da tenere a distanza. Furono proprio la società, l’indifferenza generale a renderlo pazzo, schizofrenico, autolesionista. Lui che in fondo voleva solo essere amato, capito e che si chiedeva costantemente se questo isolamento sarebbe durato per sempre.

Van Gogh che soffre dopo essersi tagliato l’orecchio

Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione “. Lo sapeva bene Vincent che aveva un rapporto davvero speciale col fratello. Infatti gli scriveva spesso lunghe lettere in cui metteva a nudo il suo animo tormentato, le sue speranze e disillusioni. Lui che si emozionava nel vedere un cielo stellato, nel ritrarre lo sguardo delle persone. Che si sentiva ” come l’allodola che non può fare a meno di cantare al mattino, anche se l’anima talvolta trema in noi, piena di timori “. Che, un giorno, dopo una lite con l’amato Gauguin, abbandonato e in preda alle allucinazioni, decise di tagliarsi il lobo di un orecchio e di consegnarlo, avvolto in una carta di giornale, a una prostituta.  E quel 29 luglio 1890 dopo un tentativo fallito, decise di suicidarsi, lasciando scritto al fratello Theo solo che per il suo lavoro aveva perso metà della ragione.

” No, non sapevano amarti loro, nonostante il tuo amore così vero, e quando non ci fu più ombra di speranza, in quella notte di stelle…in quella notte di stelle ti sei tolto la vita come spesso fanno gli amanti. Ma avrei voluto dirti, Vincent, che questo mondo non era adatto a un uomo così tanto bello, come te “.

Così Donald McLean nell’omonima Vincent rende onore al pittore, riconoscendone quella grandezza che al tempo non fu apprezzata dai contemporanei. Allo stesso scopo, in una puntata della serie tv “Doctor Who” (5×10), viene reso omaggio all’autore in un modo del tutto unico nel suo genere. Infatti lo stesso Van Gogh viene portato a visitare il museo dove sono esposte le sue opere e sente l’opinione che hanno di lui nel 2010. Con enorme sorpresa scopre di essere considerato uno dei migliori pittori mai esistiti, con quadri esposti e ammirati da milioni di persone. Specie se si conosce la storia tormentata di van Gogh è impossibile non commuoversi, come lui, in questa scena.

Eleonora Raso

 

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